14 / 12 / 2013
14 Dicembre 2013
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Newsletter del 14 Dicembre 2013
Cari Amici, domenica 8 abbiamo trascorso una bellissima giornata con la comunità parrocchiale di Colle di Quarrata. Una accoglienza veramente fraterna, un ambiente pieno del profumo di Dio, una preghiera profonda vissuta insieme a tanti fratelli. La preghiera del cuore fa facili conquiste...appena assaporata si rimane così estasiati da non poterne più fare a meno! Ringraziamo gli Amici toscani, don Franco, le vostre preghiere e specialmente il Signore!
Mercoledì c’è stato l’ultimo incontro dell’anno a S. Anastasia. Abbiamo contemplato, con un po’ di anticipo, i Misteri del Natale, ed abbiamo cercato di adorare il Signore insieme ai Magi, seguendo il desiderio di incontrarlo, come una stella cometa che ci porta al Bambino.
Stiamo definendo gli ultimi dettagli per il ritiro, poco fa abbiamo avuto una bellissima notizia…ma non posso anticiparvi nulla, a giorni quanti hanno aderito riceveranno una mail con il programma.
Stiamo definendo gli ultimi dettagli per il ritiro, poco fa abbiamo avuto una bellissima notizia…ma non posso anticiparvi nulla, a giorni quanti hanno aderito riceveranno una mail con il programma.
Per fare a casa la nostra preghiera vi suggerisco questi versetti dal Salmo della Liturgia di oggi (79/80):
Risveglia la tua potenza e vieni in nostro soccorso.
Dio delle schiere volgiti, guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna,
proteggi il ceppo che la tua destra ha piantato, il germoglio che ti sei coltivato.
Sia la tua mano sull’uomo della tua destra,
sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte.
Da te più non ci allontaneremo,
Da te più non ci allontaneremo,
ci farai vivere e invocheremo il tuo nome.
Mi sembra pieno di elementi di meditazione e poi di contemplazione...(come consiglia S. Teresa...si parte con la ragione e poi si continua col cuore, attraverso il parlo-ascolto-contemplo) ho evidenziato le parole chiave per entrare in preghiera. Prima di tutto la preghiera più gradita a Dio e sempre quella corale: "nostro" non mio soccorso...quando prego Dio per un mio problema, cerco di pregare anche per i tanti altri fratelli che vivono la stessa croce??
Quando soffro, riesco qualche volta a intuire ed a piangere anche per i dolori del mondo che mi circonda?
Se riesco a pregare è perchè conosco Dio, gli appartengo, sono vigna sua. Se non mi sapessi profondamente cosa sua capirei che il mio pregare non ha alcun fondamento. Cosa che appunto vivono gli atei, che non hanno ancora preso consapevolezza di essere di Dio. Il Signore non si limita a piantare (creazione personale iniziale), poi coltiva il germoglio. Quante volte ci siamo sentiti abbandonati da Dio? Chi coltiva sa che la pianta non si può abbandonare, senza acqua e cure subito dissecca.
Nella contemplazione proviamo a sentire questa mano del Padre perennemente posata sulla nostra testa, che protegge, guida, benedice.
Ma la cosa più importante è che Dio ha reso forte l'uomo della sua destra (quello che si sente Figlio e unisce la sua volontà a quella del Padre) per se stesso...che per te hai reso forte ...cosa significa? Che tutti i doni che Dio ci ha dato, talenti, carismi, di cui ognuno di noi è riempito (siamo tutti fatti come un prodigio, siamo dèi, dice la Scrittura) non sono per noi, nè tantomeno per essere sepolti sottoterra, ma sono per il Regno, perchè investendoli ognuno possa esercitare il proprio sacerdozio comune ad immagine di Cristo, che nulla tenne per sè, di quanto aveva ricevuto dal Padre.
Capito tutto questo, certamente non ci allontaneremo più da un Padre così...
Nel Vangelo di domani Gesù dice di riferire a Giovanni lo sviluppo dei frutti del Regno, i frutti della Sua presenza tra gli uomini (maturati anche oggi, attraverso la Sua presenza nell'Eucarestia, nello Spirito Santo, nella preghiera): ciechi, sordi, lebbrosi che guariscono, morti che resuscitano...quanti di questi frutti abbiamo cominciato a vedere con la perseveranza nella preghiera del cuore, via per una vita sempre più in intimità con il Signore!
Ci vediamo con il gruppo mercoledì 8 gennaio 2014. Inizieremo l'anno con due appuntamento per incontrare il Padre.
Vi incollo qui sotto parte di quanto fatto nell'incontro dell'11 dicembre: la Meditazione Lauretana e le meditazioni ai Misteri della Gioia.
Vi ricordo che per rispondere alle newsletter dal sito basta cliccare su rispondi, poi scendere in fondo alla pagine e scrivere.
Un carissimo augurio da tutti noi per un santo Natale pieno della Sua Luce, nella Pace.
Newsletter dal sito http://www.martaemaria.com
XXII
VIRGO PRAEDICANDA
VIRGO PRAEDICANDA
Certo è sorprendente che il silenzio debba essere detto, e addirittura predicato! Ma come altrimenti ci possiamo ricordare di lui? Come sparisce facilmente, il silenzio! Quanto è inerme di fronte al rumore, e alle chiacchiere! Il Silenzio, che pure custodisce in Sé il Linguaggio, deve essere da noi custodito, proprio perché possa continuare a farlo! Noi predichiamo il silenzio quando ne rimuoviamo tutto ciò che lo potrebbe disturbare, e soprattutto quando gridiamo, con il Salmista: “Solo per Te, Signore, il silenzio è lode” (65,1)!
Maria deve essere predicata, perché il Primo a farlo è stato Dio stesso: “Salve, o piena di grazia, il Signore è con te” (Luca, 1, 28)! Possiamo noi, per così dire, rifiutarci di seguire, a tal proposito, l’esempio di Dio? Se Dio l’ha lodata, perché non dovremmo farlo noi? Se Elisabetta, “piena di Spirito Santo”, l’ha proclamata solennemente “benedetta fra le donne” (Id. ibid., 41-42), quale malsano riserbo dovrebbe impedirci di fare altrettanto? Maria stessa ha predicato “le cose grandi che ha fatto in lei il Potente” (Id., ibid., 49), e noi non la seguiremmo in questo?
Tutto, anzi, di Maria, deve essere predicato: la preservazione dal peccato originale, la divina maternità, la vita nascosta, la sofferenza sotto la Croce, la beata assunzione al Cielo, la gloriosa Incoronazione, e se più sapessimo, più dovremmo predicare e più dovremmo lodare! Il limite alla sua lode, in effetti, è dato soltanto dalla nostra ignoranza, in termini intellettuali, e dalla nostra tiepidità, in termini spirituali! In lei convergono, quasi naturalmente, le lodi di Dio e le nostre, proprio come nel suo essere si confondono l’essere di Dio e il nostro!
Quando gli angeli ebbero detto di no, suo fu il sì dell’Universo perfetto; quando ebbe fine la vita paradisiaca, suo fu il sì della Natura decaduta; quando Israele infranse il patto, suo fu il Sì all’Amore; suo è il Sì della Chiesa e suo sarà il grande e definitivo Sì della Gerusalemme celeste! Tutte le Opere di Dio passano attraverso i suoi sì, e soltanto in lei noi impariamo a dire sì a Dio. Come ci stancheremmo dunque di lodarla, se non si stanca Dio, non si stancano gli angeli, non si stancano i santi? Né c’è da temere che la creatura “che tutte le genti diranno beata”, e che Dio per Primo ha proclamato tale, possa mai minimamente insuperbirsene, come mai il silenzio potrà provare orgoglio per alcunché di detto: se anche il Linguaggio loda il Silenzio, questa lode vi si inabissa, rendendolo ancora più profondo. Ma se Dio è il Linguaggio, e Maria è il Silenzio, noi che cosa siamo? Dove possiamo ricavare uno spazio, seppure minimo, in cui situare il nostro essere? Noi siamo il significato di ciò che il Linguaggio, nel Silenzio, ha detto: non le Sue parole, che sono ancora Dio, ma appunto il loro significato, integralmente e totalmente. Quando infatti Dio ha detto: “Sia la luce”(Genesi, 1, 3), queste Parole sono il Figlio, ma il loro significato è la luce. Così per la Creazione di ogni cosa, compreso l’uomo. Noi siamo il significato delle Parole di Dio, e proprio per questo possiamo rifiutarci di esserlo, o trasformarci nel suo contrario… Ma nel Silenzio il Significato riposa meravigliosamente bene, perché ne può riscaturire ogni volta attraverso la Parola. Che cos’è, in fondo, il Battesimo, se non un fenomeno di questo tipo? Noi veniamo immersi nel Silenzio originario, di quando ancora nessun significato era stato frainteso o deformato, e Adamo dava il nome alle cose in perfetta libertà e innocenza, e Dio stesso lo lasciava fare, curioso anzi di conoscere la sua interpretazione, tanto che “qualunque nome Adamo avesse dato agli esseri viventi, quello sarebbe stato il loro nome” (Genesi, 2, 19)! A tal punto Dio si fidava dell’uomo, da lasciare che interpretasse liberamente il significato della Sua Creazione! Ed ecco che di nuovo, dalle acque del Battesimale, sorge il nome, pronunciato dai genitori, e di cui il portatore dovrà, per tutta la sua vita, preservare il significato. Ogni volta, però, che questo si alteri o si deturpi, bisognerà, per così dire, reimmergerlo nel Silenzio, come in un fonte battesimale, affinché esso possa corrispondere nuovamente, e come per la prima volta, al suo nome di sempre. Tanto necessario, tanto salutare il Silenzio e tanto degno, perciò, della nostra lode!
Dio ha creato tutto, nel Silenzio, attraverso la Parola; noi possiamo riscoprire tutto, nel silenzio, attraverso il Significato! Il Silenzio è penetrabile in entrambi i sensi, e solo attraverso di esso noi possiamo restare in contatto con la nostra stessa creazione, amen!
Virgo praedicanda, ora pro nobis!
Maria deve essere predicata, perché il Primo a farlo è stato Dio stesso: “Salve, o piena di grazia, il Signore è con te” (Luca, 1, 28)! Possiamo noi, per così dire, rifiutarci di seguire, a tal proposito, l’esempio di Dio? Se Dio l’ha lodata, perché non dovremmo farlo noi? Se Elisabetta, “piena di Spirito Santo”, l’ha proclamata solennemente “benedetta fra le donne” (Id. ibid., 41-42), quale malsano riserbo dovrebbe impedirci di fare altrettanto? Maria stessa ha predicato “le cose grandi che ha fatto in lei il Potente” (Id., ibid., 49), e noi non la seguiremmo in questo?
Tutto, anzi, di Maria, deve essere predicato: la preservazione dal peccato originale, la divina maternità, la vita nascosta, la sofferenza sotto la Croce, la beata assunzione al Cielo, la gloriosa Incoronazione, e se più sapessimo, più dovremmo predicare e più dovremmo lodare! Il limite alla sua lode, in effetti, è dato soltanto dalla nostra ignoranza, in termini intellettuali, e dalla nostra tiepidità, in termini spirituali! In lei convergono, quasi naturalmente, le lodi di Dio e le nostre, proprio come nel suo essere si confondono l’essere di Dio e il nostro!
Quando gli angeli ebbero detto di no, suo fu il sì dell’Universo perfetto; quando ebbe fine la vita paradisiaca, suo fu il sì della Natura decaduta; quando Israele infranse il patto, suo fu il Sì all’Amore; suo è il Sì della Chiesa e suo sarà il grande e definitivo Sì della Gerusalemme celeste! Tutte le Opere di Dio passano attraverso i suoi sì, e soltanto in lei noi impariamo a dire sì a Dio. Come ci stancheremmo dunque di lodarla, se non si stanca Dio, non si stancano gli angeli, non si stancano i santi? Né c’è da temere che la creatura “che tutte le genti diranno beata”, e che Dio per Primo ha proclamato tale, possa mai minimamente insuperbirsene, come mai il silenzio potrà provare orgoglio per alcunché di detto: se anche il Linguaggio loda il Silenzio, questa lode vi si inabissa, rendendolo ancora più profondo. Ma se Dio è il Linguaggio, e Maria è il Silenzio, noi che cosa siamo? Dove possiamo ricavare uno spazio, seppure minimo, in cui situare il nostro essere? Noi siamo il significato di ciò che il Linguaggio, nel Silenzio, ha detto: non le Sue parole, che sono ancora Dio, ma appunto il loro significato, integralmente e totalmente. Quando infatti Dio ha detto: “Sia la luce”(Genesi, 1, 3), queste Parole sono il Figlio, ma il loro significato è la luce. Così per la Creazione di ogni cosa, compreso l’uomo. Noi siamo il significato delle Parole di Dio, e proprio per questo possiamo rifiutarci di esserlo, o trasformarci nel suo contrario… Ma nel Silenzio il Significato riposa meravigliosamente bene, perché ne può riscaturire ogni volta attraverso la Parola. Che cos’è, in fondo, il Battesimo, se non un fenomeno di questo tipo? Noi veniamo immersi nel Silenzio originario, di quando ancora nessun significato era stato frainteso o deformato, e Adamo dava il nome alle cose in perfetta libertà e innocenza, e Dio stesso lo lasciava fare, curioso anzi di conoscere la sua interpretazione, tanto che “qualunque nome Adamo avesse dato agli esseri viventi, quello sarebbe stato il loro nome” (Genesi, 2, 19)! A tal punto Dio si fidava dell’uomo, da lasciare che interpretasse liberamente il significato della Sua Creazione! Ed ecco che di nuovo, dalle acque del Battesimale, sorge il nome, pronunciato dai genitori, e di cui il portatore dovrà, per tutta la sua vita, preservare il significato. Ogni volta, però, che questo si alteri o si deturpi, bisognerà, per così dire, reimmergerlo nel Silenzio, come in un fonte battesimale, affinché esso possa corrispondere nuovamente, e come per la prima volta, al suo nome di sempre. Tanto necessario, tanto salutare il Silenzio e tanto degno, perciò, della nostra lode!
Dio ha creato tutto, nel Silenzio, attraverso la Parola; noi possiamo riscoprire tutto, nel silenzio, attraverso il Significato! Il Silenzio è penetrabile in entrambi i sensi, e solo attraverso di esso noi possiamo restare in contatto con la nostra stessa creazione, amen!
Virgo praedicanda, ora pro nobis!
MISTERI DELLA GIOIA
I MISTERO - L’ANNUNCIAZIONE - Lettura: Luca 1, 26-38
Il Signore ci propone la Salvezza, ci vuole salvare, ma per il Suo Amore che opera nella libertà, chiede il nostro consenso, ma, a costo di essere morto invano, non ci impone nulla. Sempre però opera in un terreno dove ha fatto scendere la Sua Grazia, dove lo Spirito ha creato un terreno fecondo. MARIA dice prontamente il suo sì, sì di sola fiducia e abbandono, perché ancora poco le è concesso sapere e capire. E’ il sì di Abramo, padre della Fede, che accetta di uscire dalla sua terra, senza sapere dove andrà, il sì di Mosè che guida il popolo nel deserto fidandosi di Dio e che entra solo nella nube e nel fuoco per incontrare il Signore, sarà il sì di Gesù nel Getsemani e nel grido sulla Croce per l’ “abbandono” di Dio. L’Angelo le dice “la Potenza dell’Altissimo scenderà su di te…” in fondo a Maria e a tutti noi è chiesto solo di rispondere alla chiamata, Maria ha solo permesso alla parola che crea attraverso lo Spirito, di agire. Ma lei non agisce, è pura e vuota disponibilità. E’ il Signore che fa tutto! Basta solo un sì e nella nostra vita è Lui che compie meraviglie! DEDICHIAMO QUESTA DECINA PER ESSERE SEMPRE PIU’ DISPONIBILI.
Concedi a noi, Signore, di ripetere il nostro sì, il nostro fiat, anche se la notte è ancora lunga, rivolti solo a rispondere alla CHIAMATA. Se avessimo più Fede comprenderemmo che nessuna chiamata può essere “contro di noi”, ma è sempre PER noi, per darci un’altra possibilità di conversione e di crescita e smetteremmo di sfuggirti. Il resto ce lo rivelerai dopo, poco a poco, e sarà sempre una strada che ci porterà alla fine a ricevere il centuplo del chicco di grano che ti avremo immolato.
II MISTERO-LA VISITA A S. ELISABETTA - Luca 1, 39-45
Qui il Vangelo ci presenta il prototipo di ogni atto di carità, qui si santifica ogni gesto di amore verso il prossimo, di volontariato. Anche Maria è in attesa di un figlio, dunque anche lei avrebbe potuto aver bisogno di riposo, attenzioni, cautele. Ma Maria non pensa mai a se stessa, è tutta un DONO, fin dalla nascita, dono maturo di Dio per gli anziani genitori. Maria parte, anzi il Vangelo ci dice che si mise in viaggio “in fretta”, segno che la chiamata all’Amore non aspetta tempo, è sollecita e non si fa attendere. Obbedisce senza indugi alla chiamata all’amore. E’ il modello di tutti coloro che sanno che è rischiando di perdere la propria vita, donandola, che gli verrà ridonata in pienezza, sanno che solo offrendosi danno un vero compimento alla loro vita. E come abbiamo osservato il mese scorso, Maria, incinta, va proprio ad aiutare una donna incinta più bisognosa, segno per noi che le nostre malattie spesso trovano guarigione prendendoci cura del prossimo che ha la nostra stessa sofferenza. Elisabetta piena di Spirito Santo esalta Maria e la sua fede, ma Maria nella sua umiltà sa che ogni bene viene dal Signore e rivolge a Lui la lode, magnificando Dio.
Un insegnamento ci viene anche dall’accoglienza che ricevono Maria, e Gesù nel Suo grembo: di fronte al Signore che bussa, che ci viene incontro nei fratelli e nelle prove della vita, sappiamo riconoscerlo? E se pure lo riconosciamo, sappiamo sussultare di gioia, anche quando lo incontriamo nella sofferenza? Sappiamo riconoscere la Sua grandezza, lodarlo e magnificarlo in ogni circostanza della nostra vita? DEDICHIAMO LA DECINA PERCHE’ IL NOSTRO AGIRE SIA GRATUITO.
Signore, fa che ogni forma di affetto, ogni volontariato, parta da questo dono di sé, per ritrovare se stessi. Concedici di svuotarci di noi stessi per far agire il tuo Amore attraverso di noi. Nello stesso tempo, donaci di vedere il tuo Volto in ogni persona sofferente, per amare te nell’altro
Un insegnamento ci viene anche dall’accoglienza che ricevono Maria, e Gesù nel Suo grembo: di fronte al Signore che bussa, che ci viene incontro nei fratelli e nelle prove della vita, sappiamo riconoscerlo? E se pure lo riconosciamo, sappiamo sussultare di gioia, anche quando lo incontriamo nella sofferenza? Sappiamo riconoscere la Sua grandezza, lodarlo e magnificarlo in ogni circostanza della nostra vita? DEDICHIAMO LA DECINA PERCHE’ IL NOSTRO AGIRE SIA GRATUITO.
Signore, fa che ogni forma di affetto, ogni volontariato, parta da questo dono di sé, per ritrovare se stessi. Concedici di svuotarci di noi stessi per far agire il tuo Amore attraverso di noi. Nello stesso tempo, donaci di vedere il tuo Volto in ogni persona sofferente, per amare te nell’altro
III MISTERO – LA NASCITA DI GESU’- Lettura: Luca 2, 1-7
Il Vangelo ci suggerisce un’immagine che preannuncia l’obbedienza di Gesù e la Sua offerta: nasce in una mangiatoia, luogo ove si poneva il cibo per gli animali: già appena nato Gesù si preannuncia come Colui che si darà in cibo per tutti noi. Pensiamo poi a quanta sofferenza già porta l’obbedienza in quel cuore di madre per la povertà con cui deve accogliere quel bimbo, senza una casa, al freddo, in una città lontana dagli affetti.
Immaginiamo di quale amore fu rivestito il piccolo Gesù da Maria. Donna dell’Amore, Ella ha certamente amato Suo Figlio nella carne con il più tenero degli amori di madre. La Donna più perfetta possiede l’Amore materno più perfetto che possa mai esistere sulla Terra, prima e dopo di lei. Ma in più, Lei sa che quel Bambino è anche e soprattutto il Suo Dio, Suo Padre, Suo Sposo. Quindi all’Amore terreno si aggiunge l’adorazione della creatura verso il Creatore, Lei, insieme allo Spirito Santo, dà la vita all’Autore della vita, che si fa uomo, per infondere all’umanità il divino.
DEDICHIAMO LA DECINA PERCHE’ DIO SUSCITI IN NOI UN SINCERO AMORE PER I POVERI, FRATELLI PREDILETTI DI GESU’.
Signore, sia così il nostro Amore, guardiamo ogni fratello, sorella, genitore, sposo, figlio, per la Luce divina che portano in sé, amiamo Dio in loro, ma al contempo amiamo la loro umanità guardandola con gli occhi di Dio, cioè facciamoci strumento di Dio, per far giungere a loro il Suo Amore, per fargli sentire quanto Dio li ama. E’ la cosa più preziosa che potremo donare.
Immaginiamo di quale amore fu rivestito il piccolo Gesù da Maria. Donna dell’Amore, Ella ha certamente amato Suo Figlio nella carne con il più tenero degli amori di madre. La Donna più perfetta possiede l’Amore materno più perfetto che possa mai esistere sulla Terra, prima e dopo di lei. Ma in più, Lei sa che quel Bambino è anche e soprattutto il Suo Dio, Suo Padre, Suo Sposo. Quindi all’Amore terreno si aggiunge l’adorazione della creatura verso il Creatore, Lei, insieme allo Spirito Santo, dà la vita all’Autore della vita, che si fa uomo, per infondere all’umanità il divino.
DEDICHIAMO LA DECINA PERCHE’ DIO SUSCITI IN NOI UN SINCERO AMORE PER I POVERI, FRATELLI PREDILETTI DI GESU’.
Signore, sia così il nostro Amore, guardiamo ogni fratello, sorella, genitore, sposo, figlio, per la Luce divina che portano in sé, amiamo Dio in loro, ma al contempo amiamo la loro umanità guardandola con gli occhi di Dio, cioè facciamoci strumento di Dio, per far giungere a loro il Suo Amore, per fargli sentire quanto Dio li ama. E’ la cosa più preziosa che potremo donare.
IV MISTERO - LA PRESENTAZIONE DI GESU’ AL TEMPIO - Luca, 2, 22-35
Adesso Dio toglie il velo dalla mente e dal cuore di Maria. Fino ad ora ha detto il suo sì al buio, solo fidandosi del Suo Dio. Ora, nei tempi che stabilisce il Signore, le è dato di conoscere la Verità. Come un giorno si squarcerà il Velo del Tempio, così in questo momento una spada trafigge il Suo Cuore, figura del Cuore di Gesù squarciato dalla lancia. L’agonia di Gesù sulla Croce durerà tre ore, l’agonia di Maria inizia adesso e finirà solo all’alba della Resurrezione. Vivrà da adesso fino a quella lontana aurora gloriosa, le tre ore che passerà sotto la Croce aspettando la morte di Suo Figlio. Maria non si tira indietro, si chiude nei suoi fecondi silenzi, meditando tutte queste cose nel Suo Cuore, per immergere nelle fresche acque del Fiume della Vita la ferita del Suo Cuore e alleviare il Suo dolore.
Dio pian piano ci toglie il velo dagli occhi, poco alla volta ci si rivela e ci mostra la nostra Croce.
DEDICHIAMO QUESTA DECINA PER I GENITORI DI FIGLI MALATI O IN DIFFICOLTA’
Maria, madre nostra, sii tu il nostro sostegno nella salita verso il monte della nostra Resurrezione.
– V MISTERO – IL RITROVAMENTO DI GESU’ AL TEMPIO- Luca 2, 41-52
Ecco quella che potrebbe sembrare una nota stonata, la prima disobbedienza di Gesù a Maria e Giuseppe, la Sua momentanea sottrazione alla loro autorità. Ma la risposta al richiamo di Maria è chiara: per prima cosa su tutto c’è da seguire la volontà del Padre Celeste. Non esiste più autorità genitoriale, sottomissione alle leggi umane, senso umano della giustizia, Gesù ci insegna ad andare oltre. Dio conceda anche a noi la forza e la libertà di vivere e capire questo. A costo di essere di scandalo, di portare la guerra e non la pace, la divisione, a costo di deludere tutte le aspettative degli altri su di noi, a volte, dolorosamente, a costo di dover deludere anche le nostre stesse aspettative umane su di noi.
Suo è il Disegno della nostra vita, Sue le matite per colorarla dei colori più vivi, solo chi ha creato dal nulla una creatura, imprimendoci la Sua immagine, può saperci indicare dove dobbiamo andare, qual è il fine del nostro esistere. Mai un qualcosa creato da un altro ha in sé il suo significato.
Affidiamoci dunque al Creatore perché ci indichi le note per suonare quella melodia che è solo nostra e che il Signore ha composto fin dall’Eternità. E che nessuno pretenda di suonare la melodia di un altro, chi è nato violino non tenti di fare il tamburo e chi è soprano non provi a fare il basso, ma ognuno dia compimento al suo Seme, generando il Fiore che porta in sé.
Questo il senso della Santità, questa la via per la vera Gioia che non si consuma.
Suo è il Disegno della nostra vita, Sue le matite per colorarla dei colori più vivi, solo chi ha creato dal nulla una creatura, imprimendoci la Sua immagine, può saperci indicare dove dobbiamo andare, qual è il fine del nostro esistere. Mai un qualcosa creato da un altro ha in sé il suo significato.
Affidiamoci dunque al Creatore perché ci indichi le note per suonare quella melodia che è solo nostra e che il Signore ha composto fin dall’Eternità. E che nessuno pretenda di suonare la melodia di un altro, chi è nato violino non tenti di fare il tamburo e chi è soprano non provi a fare il basso, ma ognuno dia compimento al suo Seme, generando il Fiore che porta in sé.
Questo il senso della Santità, questa la via per la vera Gioia che non si consuma.
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