28 / 10 / 2013
26 ottobre 2013
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Cari Amici, bentrovati a tutti!
Iniziamo dandovi subito una bella notizia: Domenica 8 Dicembre, festa dell'Immacolata, ci sarà una nuova Missione di Marta e Maria Preghiera del cuore! Questa volta non sarà a Roma, ma a Colli di Quarrata, in Toscana. Una nostra amica, iscritta al sito, ha parlato dell'attività di Marta e Maria al suo parroco, che ha proposto questo incontro. Nel primo pomeriggio faremo insieme alla Comunità parrocchiale che ci ha invitati, in persona di don Franco Monticelli, la preghiera del cuore. Con il desiderio che in seguito questi nuovi amici possano intraprendere il cammino della preghiera profonda. Invitiamo tutti voi ad unirvi a noi, e in particolare padre Valentino, Augusto, Valentina, Evelina, Gian Paolo, Vito e quanti ci seguono regolarmente a Roma. Dobbiamo organizzare gli spostamenti, quindi fateci sapere in settimana se potete essere con noi, probabilmente andremo in treno fino a Firenze, partendo intorno alle 8, lì ci verranno a prendere (è bene anche per questo sapere in quanti saremo). Ci sarà la Santa Messa alle 11,30 quindi pranzeremo con loro e subito dopo faremo l'incontro. Rientreremo verso le 21. Fateci sapere presto!
Mercoledì 23 c'è stato il terzo incontro a S. Anastasia. Il tema della preghiera del cuore è stato la purificazione delle passioni e il distacco. Alleghiamo per chi era assente parte di quanto fatto insieme: le riflessioni del rosario di Augusto e la meditazione lauretana di Carlo "Mater Salvatoris".
E' stato pubblicato nel sito il Messaggio di Medjugorje di ieri, 25 ottobre, ed un breve commento. Ve lo anticipo qui in fondo.
Vi lascio con queste belle frasi di S. Teresa:
Chiedetegli aiuto nel bisogno, sfogatevi con Lui e non lo dimenticate quando siete nella gioia, parlandogli non con formule complicate ma con spontaneità e secondo il bisogno. (Vita 12,2)
Cercate di comprendere quali siano le risposte di Dio alle vostre domande.Credete forse che Egli non parli perché non ne udiamo la voce? Quando è il cuore che prega, Egli risponde. (Cammino di perfezione 24,5).
Buona settimana!
Newsletter dal sito http://www.martaemaria.com
MESSAGGIO DEL 25 OTTOBRE 2013
"Cari figli! Oggi vi invito ad aprirvi alla preghiera. La preghiera opera miracoli in voi e attraverso di voi. Perciò figlioli, nella semplicità del cuore cercate dall’Altissimo che vi dia la forza di essere figli di Dio e che Satana non vi agiti come il vento agita i rami. Decidetevi di nuovo, figlioli, per Dio e cercate soltanto la sua volontà e allora in Lui troverete gioia e pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”
COMMENTO
La Mamma continua il suo invito costante alla preghiera, come momento di apertura di noi stessi verso gli orizzonti di Dio. Nella preghiera, comunione con Dio, Egli opererà miracoli nella nostra vita e, per nostro mezzo, in quella dei nostri fratelli. E necessario però un cuore semplice, che cerca la vera forza solo in Dio. Solo Lui ci rende capaci di essere, nella vita, nelle parole, nei pensieri, suoi figli. Maria vede che siamo ancora troppo spesso in balia dei venti di Satana, ci agitiamo da ogni parte come rami al vento, incapaci di gettare le nostre ancore nella fedeltà dell’Onnipotente. Ogni nuovo risveglio richiede una nuova, convinta scelta per Dio e per l’accoglimento della Sua volontà su di noi. Questa l’unica via per la gioia senza difetto e la pace.
MEDITAZIONI SUI MISTERI DELLA GIOIA 23.10.2013 (Augusto)
1° MISTERO - L'ANNUNCIAZIONE DELL'ANGELO A MARIA
L'angelo Gabriele appare a Maria e le annuncia che sarà la madre del Messia, la madre di Dio. Maria nutre per Dio un amore così grande e una fede così profonda che accetta completamente la missione che le viene affidata, pur essendo consapevole dell'immensa responsabilità che essa comporta. Diverrà così il modello della perfetta accettazione della volontà divina rispetto a quella personale.Dio si fa presente nella nostra vita in molti modi. Il più delle volte siamo troppo chiusi nei nostri egoismi e paure per poter sentire la Sua voce. Così però non Gli permettiamo di realizzare il piano bellissimo che ha per ciascuno di noi.Nella prossima decina, preghiamo affinché possiamo sempre aprire il cuore e la mente per leggere i segni di Dio per la nostra vita, seguendo l'esempio di Maria.
2° MISTERO - la visita di Maria ad Elisabetta
Maria ed Elisabetta sono unite non solo dal vincolo di parentela, ma anche da un legame spirituale: quello dello Spirito Santo, che sta predisponendo la nascita del Messia e del suo profeta annunciatore. Durante quei mesi, le due cugine non se ne stanno a guardare, ma si aiutano a vicenda pregando e conversando fra loro.Nel nostro cammino, spesso Dio ci dà degli amici o dei compagni spirituali con cui crescere insieme per avvicinarci a Lui. A volte associa la vita di più persone per uno scopo più grande che magari non comprendiamo subito, ma che sicuramente diviene chiaro più in là nel tempo.Nella prossima decina, preghiamo affinché noi e i nostri compagni di viaggio possiamo predisporci al meglio per ascoltare la voce di Dio, in modo da camminare sempre uniti fra noi e con Lui.
3° MISTERO - LA NASCITA DI GESU'
La nascita di Gesù è un modello perfetto per capire cosa conta davvero nella nostra vita. Il figlio di Dio viene al mondo nelle condizioni più povere e più umili, anche se Maria e Giuseppe danno prova di grandissimo amore e dignità. In quella stalla non ci sono ricchezze o forme di orgoglio capaci di distoglierci dal significato di questo evento: Dio che viene al mondo per salvare l'umanità. Con il mistero del Natale, Dio ci ricorda che niente è più importante della Sua presenza nella nostra vita e della Sua volontà per noi.Nella prossima decina, preghiamo per ricevere in umiltà Gesù attraverso preghiere, parole e azioni, sgomberando il cuore da tante distrazioni inutili.
4° MISTERO - LA PRESENTAZIONE DI GESU' AL TEMPIO
In obbedienza alla legge di Mosè, Maria e Giuseppe portano Gesù bambino al tempio. Gesù non è soggetto alla legge di Mosè; ma Dio, per insegnare l'obbedienza, vuole che anche Suo figlio vi sia sottomesso. Il vecchio Simeone profetizza la missione di Gesù e l'effetto che avrebbe avuto nel mondo, e conferma il ruolo di Maria e le sofferenze che avrebbe dovuto patire in quanto Sua madre.Riflettendo su questo mistero, dovremmo chiederci se siamo disposti a lasciarci guidare dalla Chiesa e dai suoi insegnamenti per arrivare a Dio, accettando anche le sofferenze che il nostro cammino inevitabilmente presenterà.Nella prossima decina, preghiamo per saper praticare la virtù dell'obbedienza su modello di Gesù, Maria e Giuseppe, e per vedere la sofferenza come un'opportunità che ci avvicina a Dio.
5° MISTERO - IL RITROVAMENTO DI GESU' NEL TEMPIO
Per qualsiasi genitore è indescrivibile la preoccupazione per aver perso un figlio. Maria e Giuseppe sono rimasti in questo stato angoscioso per ben tre giorni; probabilmente tormentati anche dal pensiero di aver fatto qualcosa di sbagliato. Anche nella loro gioia dopo il ritrovamento di Gesù sembra esservi un certo sbigottimento, proprio di chi si chiede perché sia potuta accadere una cosa del genere. Oggi tanti genitori sono angosciati per i propri figli, che si sono persi nelle strade della droga, dell'alcolismo, del sesso, dell'ateismo, che hanno abbandonato la Chiesa. Maria, intercedi presso Dio: che possa consolare i genitori, cambiare molti cuori, convincere tanti giovani a lasciarsi guidare dalla saggezza della Chiesa.Adesso chiediamo alla persona seduta vicino a noi se possiamo pregare per qualcuno o per una situazione in particolare.
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XIX MATER SALVATORIS
In tre modi il Salvatore salva: parlando, operando miracoli, ma soprattutto soffrendo. Parla perché è la Parola; opera miracoli perché è Dio, ma soffre perché è il Figlio di Dio. “Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata” (Isaia, 55, 10-11). Questa è la Missione del Salvatore: ridare vita ad una creazione spenta, ad “uno stoppino dalla fiamma smorta” (Isaia, 42, 3), alla fede intiepiditasi, ad una Legge fattasi più umana che divina, ad un creato che non si sente più tale, e che perciò ha perso il bisogno, prima ancora che il desiderio, del suo Creatore. Nel far questo, il Salvatore incontra necessariamente la sofferenza, e di questa sofferenza Maria è integralmente partecipe fin dall’inizio: per questo, a Loreto, ella è invocata come Madre del Salvatore. Salvatore, intanto, fin da subito, Egli lo è stato per lei: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente” (Luca, 1, 49)! Il Salvatore ha scelto proprio lei, come Sua madre! In lei e da lei ha voluto assumere il corpo che sarebbe stato straziato sulla Croce, come dal Nulla il Padre ha creato, per mezzo della Sua Parola, quell’Universo che sarebbe stato devastato dal peccato! Quel nulla innocente di ogni devastazione può ben essere detto Madre della Creazione, così come Maria, vittima ignara del Male che si è abbattuto su di Lui, a ragione è chiamata Madre del Salvatore! Chi si è es-posto più di Gesù, fin nella nudità della carne? E da chi è stato accòlto più amorosamente che da Maria, fin nella nudità della carne? A quale tutto ha mai corrisposto un nulla più puro, e quale sete è stata mai saziata da una sorgente più limpida? “Giardino chiuso tu sei, sorella mia, sposa, giardino chiuso, fontana sigillata” (Cantico dei cantici, 4, 12)! Non è veramente, Maria, la sposa di Dio? Chi ha capito Dio meglio di chi l’ha generato? E chi se ne è fatta di meno un vanto, sempre persistendo a considerarsi, come in effetti è, rispetto a Lui, un nulla? Quale insegnamento, in tutto questo! Quale vigorosa ammonizione a ritornare in noi stessi, e a considerare che, senza Dio, siamo polvere, ed in polvere siamo destinati a tornare! Che differenza con la protervia di Eva, che si soffermò a considerare la bontà dell’albero, la sua bellezza, la sua promessa di verità (Cfr. Genesi, 3, 1-6)! Così fin dalla radice l’uomo è portato a sovrapporre la sua immagine a quella di un Dio che non tollera alcuna immagine, non perché odi l’arte, ma perché qualunque immagine ce ne facciamo non sarà mai così perfetta come quella che siamo! Già così noi siamo l’immagine di Dio: a che pro farsene un’altra, per esempio quella di un albero che promette la conoscenza, o di un’arma che procura la morte, o di un farmaco che assicura l’immortalità! Colui che ama, o meglio, che è costretto, per amor nostro, ad esporSi così in profondità, vuole a riceverLo una profondità ancora maggiore, così come chi parla ama che le sue parole raggiungano l’ascoltatore in un oceano di silenzio. Maria è stata per Gesù questa profondità infinita, questa permeabilità assoluta, questa arrendevolezza massima. Che questa sia una virtù specificamente femminile non toglie che essa sia anche universalmente umana, e che vi debbano aspirare non meno gli uomini che le donne. Rispetto a Dio siamo forse, sempre e comunque, chiunque noi siamo e per quanto grandi siano le imprese che compiamo, altro che fango? “Allora il Signore plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente” (Genesi, 2, 7). Ciò non comporta alcuna mortificazione, né offre spunto ad autocommiserarsi; al contrario, è la radice antropologica della nostra gioia più grande, quella stessa di Maria che nel Magnificat esclama: “D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata” (Luca, 1, 48)! La nostra condizione, infatti, muta in rapporto a Dio: se abbiamo un Salvatore che viene nella nostra carne a farne il Tempio dello Spirito Santo, di che cosa possiamo lamentarci? Posto che non siamo Dio, ci dispiace forse di essere stati invitati a diventarLo? Pur di non essere il Tutto, vogliamo negare di essere un nulla? Pur di non diventare luminosi, vogliamo negare il buio? Ma il Salvatore può venire a salvare soltanto chi riconosce il suo bisogno di salvezza, e non esita a gridare, come i ciechi di Nazareth: “Figlio di Davide, abbi pietà di noi” (Matteo, 9, 27)! Nelle nostre vite, forse, c’è ancora spazio per un ripensamento di questo genere, per una presa di coscienza come questa. Tanto mortale, tanto intrinsecamente fragile è la nostra condizione che dovremmo veramente essere ciechi, per non accorgerci di esserlo!Maria, madre e maestra, ci insegni a riflettere su di noi, a specchiarci in profondità e a farci esclamare, con il salmista: “Ardeva il cuore nel mio petto, al ripensarci è divampato il fuoco; allora ho parlato: ” (Salmi, 39, 4-5). E ci aiuti anche a scrutare sempre, con trepidazione ed entusiasmo, la Parola del Salvatore, così che possiamo dire, con i discepoli di Emmaus: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?” (Luca, 24, 32)Mater Salvatoris, ora pro nobis!
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