Connessione corpo-anima-spirito. Un Dono del Padre: il Padre Nostro nel Crocifisso. Festa di S. Giuseppe
Lettera di Maggio agli Amici di Marta e Maria
Cari Amici siamo arrivati a Maggio, e la Madonna ci accompagnerà in modo speciale in questo mese a Lei dedicato! Per prima cosa vi ricordo il prossimo incontro del mese, mercoledì 3 alle 19, presso il Santuario domestico Cor Unum in Matre. Probabilmente avremo un grande dono dal Signore e da Maria, un dono che attendevo da tempo…per questo invito tutti caldamente ad essere con noi! Preghiera del cuore e meditazione di Filippo Maria Lio! Per lo spazio limitato prenotatevi scrivendo a info@martaemaria.com per poter preparare al meglio il santuario.
In questa lettera troverete qualche condivisione in famiglia, una meditazione di Carlo sulla festa di S. Giuseppe lavoratore, l’impegno mensile e infine gli appuntamenti di Maggio!
Come forse avrete notato, una spiacevole e imprevista influenza mi ha impedito di condividere con quanti di voi sono nella lista e in Facebook i consueti pensieri per riflettere e pregare. Qualcuno di voi probabilmente avrà accolto questo silenzio con piacere, vista la full immersion del periodo quaresimale! Ma, battute a parte, ho osservato, ancora una volta, come siano stretti i legami tra le parti che compongono la nostra persona. Restare bloccata a casa, riposare e finalmente recuperare tanto sonno perduto, non ha dato alcun vantaggio allo spirito. A parte l’aver potuto leggere molto di più, aggiornare il Sito, e finalmente, aver potuto concludere il lungo lavoro relativo all’approfondimento sulla Celebrazione Eucaristica (che sto portando avanti per il gruppo dei Discepoli di Padre Pio), la mia preghiera non ha tratto alcun beneficio dal riposo forzato. Il malessere del corpo, anche lieve, come una semplice influenza, ha avuto grandi ripercussioni sullo spirito, rendendomi possibile a malapena pregare il Rosario, tra mille distrazioni, mentre ogni volo di spirito mi diventava impossibile, così come il poter scrivere qualcosa di utile. Quando vogliamo sfruttare una buona occasione per donare qualcosa al Signore, dobbiamo fare i conti con questa aridità che procede insieme al male fisico. Allora certo che posso offrire, ma sarà da parte mia una azione con meno gusto spirituale, priva di umana soddisfazione, puro atto di volontà senza riscontro di consolazione. Probabilmente così sarà ancor più gradita a Dio, ma a me, nel fare questo atto, sembrerà una azione meccanica, sorda. Allo stesso modo, però, e mi interessa ancora di più approfondire questo, in senso positivo possiamo usare il corpo a vantaggio dello spirito. Per queste strette connessioni quando preghiamo insieme con il cuore, diamo tanta importanza al corpo: la sua posizione, dei piccoli gesti che ripetiamo ogni volta, il respiro, il rilassamento, tutto ciò ha delle ripercussioni positive sullo spirito e favorisce la preghiera e l’ascolto, rende lo spirito più libero di innalzarsi verso Dio.
Al contrario, vediamo spesso come molte malattie del corpo derivino in realtà da disagi interiori: le cosiddette malattie psicosomatiche (alcuni disturbi alimentari, gastrite, colite, dermatiti…) hanno origine in ferite dell’anima, mentre all’opposto, una vita spirituale sana ha delle oggettive ripercussioni sul corpo, non che questo non si possa ammalare, ma il corpo avrà maggiori difese immunitarie e una diversa risposta alle cure. Questo è facile approfondirlo attraverso vari studi rintracciabili in rete. Possiamo dunque tener sempre presente questo schema degli influssi e lavorarci individualmente:
Corpo malato > spirito indebolito corpo sano > spirito sano/libero
Spirito malato > corpo malato spirito sano > corpo sano/forte
Concludo con un’ultima condivisione. Un Dono del Padre
Sto a casa da diversi giorni e aspettavo di poter fare la Confessione per completare le pratiche per l’Indulgenza Plenaria legata alla Festa della Divina Misericordia. Ma oggi era l’ottavo giorno, l’ultimo! Per questo, ancora un po’ traballante, sono riuscita di casa oggi per la prima volta per andare a Messa e confessarmi, ma il confessionale era vuoto! Allora nel pomeriggio sono uscita di nuovo per andare a S. Giovanni, ma…la Basilica era chiusa…causa prove del concerto del 1 maggio! Così sono arrivata sfinita alla Scala Santa, da un sacerdote passionista molto molto anziano (uno giovane ha lasciato il secondo confessionale mentre mi avvicinavo). Mi ha stupita (non lui, ma Dio!) perché, senza grande collegamento con quanto gli avevo detto, mi ha parlato del Padre, dicendomi la frase di Gesù “Salgo al Padre mio e Padre vostro”, e ricordandomi che lo stesso rapporto che Gesù aveva con il Padre, il Padre ce l’ha con noi!! Ma questo è stato uno dei pilastri della nostra Quaresima alla riscoperta del Padre!!! Incredibile! Ed è stata anche una risposta per me, che ultimamente avevo dei dubbi se il mio rapporto filiale con il Padre non fosse di eccessiva familiarità con Lui!
Sono poi andata nella cappella del Crocifisso per la penitenza: un Padre Nostro! E qui ho ricevuto un altro regalo magnifico del Padre: mi sono resa conto, mentre recitavo la preghiera, che esiste una immagine figurativa che da sola comprende, riassume in sé tutto il Padre Nostro: il Crocifisso. Io lo avevo davanti pregando, lo guardavo e notavo questo:
Padre Nostro (Filippo chi ha visto me ha visto il PADRE…) che sei nei cieli (Gesù vero Dio e vero Uomo, nei due bracci della Croce unisce Cielo e terra), sia santificato il tuo nome (Gesù nel Sacrificio santifica il Nome del Padre, manifesta il suo vero nome: Amore), venga il tuo regno (eccolo, quello della Croce, delle Beatitudini, del Dono di sé), sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra (mio cibo è fare la volontà del Padre, Gesù è la volontà fatta carne, il Verbo in terra), dacci oggi il nostro pane quotidiano (il Corpo di Cristo, davanti a me, e tutta la Sua Parola, nei Vangeli), rimetti a noi i nostri debiti (vedo nelle sue piaghe e nel suo Sacrificio l’espiazione di ogni nostro debito) come noi li rimettiamo ai nostri debitori (dalla Croce ha perdonato i suoi uccisori e tutti noi), e non ci indurre in tentazione (come Uomo ha vinto per noi ogni tentazione, fin sulla Croce abbandonandosi al Padre durante una Notte Oscura, nell’arsura della sete di Dio) ma liberaci dal male (la Croce è liberazione da tutti i mali, definitivamente e per sempre, la morte è sconfitta, il male è vinto).
MEMORIA DI SAN GIUSEPPE LAVORATORE di Carlo Suriani
Come all’origine della caduta dell’umanità c’è la maledizione del lavoro, così all’origine della sua risalita c’è la sua benedizione. Quella seconda creazione, che è la redenzione, assume in sé il peso e la condanna della prima, tanto che Gesù lavora, soffre e muore come ogni uomo, ma proprio così facendo la riporta ad una altezza a cui non sarebbe mai arrivata, senza la caduta. Gesù ha voluto poter chiamare padre, sulla terra, quello che potremmo definire, insieme, un martire del lavoro, un martire della famiglia e un martire della preghiera.
San Giuseppe martire del lavoro
Di martiri del lavoro, purtroppo, la cronaca ci offre continui esempi. Colui che lavora, come colui che va in guerra, sa che può morire nell’adempimento del suo dovere; sia direttamente, per effetto dei cosiddetti incidenti sul lavoro, sia indirettamente, per cause legate all’inquinamento, alla tensione, al logoramento etc. : “Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; / finché tornerai alla terra, / perché da essa sei stato tratto: / polvere tu sei e in polvere tornerai!” (Genesi, 3, 19)
San Giuseppe, certo, non si è risparmiato. Immaginiamo le sue dita callose, il suo aspetto affaticato, il suo sguardo stanco, ma immaginiamo anche, e nello stesso momento, la sua gioia sincera di provvedere a una famiglia nella quale l’unico essere “umano”, soltanto “umano”, era lui…! Morto prima dell’inizio della vita pubblica di Gesù, probabilmente non ha superato i 40, al massimo i 50 anni, e tutti, come dice il salmista, saranno stati di dura, continua fatica. Non aveva, naturalmente, la divinità di Gesù; non aveva, naturalmente, l’eccezionalità di Maria: tutto quello che aveva erano due mani robuste, e tanta voglia di lavorare per sua moglie e per suo figlio. Quanti padri di famiglia non si riconoscerebbero in questa descrizione? Eppure è stato il più santo dei santi, secondo alcuni secondo solo alla sua sposa, la Madre di Dio: come si spiega, tanta gloria, associata ad un destino tanto comune? Non sarà che il lavoro, quando è vissuto con dedizione totale, per il bene della propria famiglia, o comunque della società, assicura di per sé la santità?
Un noto santo del nostro tempo, José Escrivà de Balaguer, ne ha fatto il carisma e la missione del proprio ordine, l’Opus Dei. Che cosa trasforma la maledizione in benedizione se non l’accettare la maledizione come una benedizione? Che cosa fa risorgere l’uomo se non l’accettare di essere polvere? Chi ha liberato Giobbe dalla sua sventura se non la sua umiltà davanti a Dio (Giobbe, 42, 1-6)?
Ciò non significa che il lavoro non abbia anche, per così dire, una sua dignità intrinseca, un elemento di somiglianza con quel Dio che non a caso è detto aver lavorato, quando ha creato il mondo (Genesi, 2, 2-4). Per questo il lavoro va difeso, va reso più umano, va ricompensato adeguatamente etc. Dio non può disinteressarsi di chi lavora, come non può disinteressarsi di chi ama, poiché in Lui il lavoro è stato segno dell’Amore, e l’Amore, causa del lavoro…
San Giuseppe, martire della famiglia
Martire della famiglia, san Giuseppe lo è stato fin dall’inizio. Ha dovuto rinunciare ad una paternità umana, per fare le veci di quella divina. Ha dovuto rispettare la verginità di Maria. Ha dovuto credere alla sua maternità divina. Ha dovuto imporre, al figlio nato da lei, il nome che l’angelo gli ha suggerito. Ha dovuto abbandonare in fretta la sua patria, sottoponendosi ad una vita di stenti. Probabilmente ha subìto il ripudio della sua famiglia originaria (Matteo, 1, 18 – 2, 23). Come Abramo, come Mosé, come Giobbe, egli ha creduto contro il suo sangue e la sua carne, che certamente lo ammonivano a seguire tutt’altra strada.
E a quante cose non deve rinunciare un padre di famiglia, se vuole svolgere bene il suo ruolo? Può forse dedicarsi a ciò che gli piace? Può forse pensare prima ai suoi bisogni e poi a quelli della sua famiglia? Può rivendicare, come un suo diritto, pace e tranquillità? Può ignorare i problemi della moglie e dei figli? Non c’è anche in questo il germe della santità? E non è questo germe strettamente affine a quello del lavoro? Non richiede altrettanto spirito di sacrificio, dedizione, intelligenza e operosità?
San Giuseppe, lo possiamo immaginare, ha, insieme a Maria, educato Gesù. Gli ha insegnato il suo mestiere, ha vegliato sulla sua crescita, sia fisica che professionale, lo ha protetto da innumerevoli pericoli, a partire da quello rappresentato da Erode (Matteo, 2, 7 – 2, 18). San Giuseppe ha sorretto, con le sue forze di uomo, una famiglia divina: e non fanno così anche i normali padri di famiglia con i loro figli, che sono angeli, e con le loro mogli, che spesso sono sante? Se Dio è il modello dell’uomo, non lo sarà, di ogni famiglia, la Sacra Famiglia!?
San Giuseppe, martire della preghiera
La Sacra Famiglia era una casa di preghiera. Già lo era quella di qualunque ebreo devoto; figuriamoci quella in cui il Figlio era Dio, la Madre la Regina degli angeli e dei santi, e il Padre, il più santo dei santi! Anche in questo, dunque, la Sacra Famiglia deve farci da modello.
Una famiglia in cui si prega è una famiglia in cui non si litiga, o si litiga poco. E’ una famiglia unita, in cui nessuno pensa prima a se stesso, e poi agli altri. E’ una famiglia gioiosa, dove il sorriso, come il sole, torna a spuntare appena possibile. E’ una famiglia altruista, aperta, ricettiva, perché vuole diffondere intorno a sé il bene che è. E’ una famiglia forte, che si trova più unita proprio quando le difficoltà si fanno più intense. E’ una famiglia viva, che non rinuncia a far parte del tempo e della storia. E’ una famiglia chiara, dove ciascuno può guardare, come attraverso un’acqua trasparente. E’ una famiglia nella quale i figli possono contemplare il modello della propria, di quella che costituiranno a loro volta. E’ dunque una famiglia che, attraverso le generazioni, non cessa mai di essere quello che è, dimostrando così la sua parentela con l’Eterno, che ha voluto incarnarSi proprio in una famiglia come la nostra, o la vostra. E’ una famiglia-santuario, una famiglia-liturgia, nella quale possono svilupparsi vocazioni, e che quindi può dare, non solo nuovi figli, ma anche nuovi padri, e madri, alla Chiesa. E’ una famiglia in cui il talamo, il desco e l’altare sono in continuità, per non dire in progressione. E’ una famiglia capace di santificare il riposo, perché è capace di santificare il lavoro. E’ una famiglia che senza la fede non sarebbe la famiglia che è, e che con la fede è quale ogni famiglia dovrebbe essere.
San Giuseppe, santifica il nostro lavoro, proteggi le nostre famiglie, alimenta la nostra preghiera, amen!
Carlo Suriani
IMPEGNO MENSILE
Per il mese di Maggio, in preparazione alla Pentecoste, prenderemo l'Impegno di invocare lo Spirito Santo ogni mattina. Lo invocheremo su di noi e suo mondo. Stampate dal sito (Menu: Preghiere di Marta e Maria, Pagina: Invocazioni allo Spirito Santo) la preghiera che sentite di più, o componete personalmente la vostra, e leggetela prima di uscire di casa.
MESE MARIANO
Nelle chat di whatsapp e in Facebook vi invierò dei pensieri per vivere con Maria questo mese speciale e per comprendere meglio il Rosario!
APPUNTAMENTI DI MAGGIO (dettagli nel calendario del sito)
Mercoledì 3 – Santuario domestico Cor Unum in Matre – ore 19 Preghiera del cuore e meditazione di Filippo Maria Lio
Mercoledì 10 – Vitinia, Casa Accoglienza – ore 19,15 Lettera di Padre Pio e II incontro di formazione sulla Celebrazione Eucaristica
Domenica 14 – Vitinia, Parrocchia Cuore Agonizzante di Gesù – ore 16 Rosario, Adorazione, S. Messa
Mercoledì 17 – Santuario domestico Cor Unum in Matre – ore 19 Preghiera del cuore e meditazione di Carlo Suriani
Venerdì 26 – Basilica di San Giuseppe al Trionfale – ore 19,15 Lettera di P. Pio e III incontro di formazione sulla Celebrazione Eucaristica
SALUTI
Vi aspettiamo! E scriveteci sul vostro Cammino verso la Pasqua alla riscoperta del Padre! Condividete con noi la vostra esperienza di Dio e le eventuali difficoltà nella vita di preghiera! Si cresce insieme, noi con voi!
La Madre Tre Volte Ammirabile Regina e Vincitrice ci accompagna!
Carlo e Daniela
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