10 / 05 / 2014
Domenica del Buon Pastore
Cari Amici, questa settimana è stata piuttosto movimentata…
Martedì Carlo ha fatto un intervento programmato da tempo in day hospital, per ripristinare l’assetto del nervo ulnare, al gomito, visto che da qualche tempo aveva perso sensibilità a due dita della mano sinistra. Tutto è andato bene, ve ne parlerà lui stesso, ora è in convalescenza e finalmente… posso cucinare io.
Lui naturalmente ne sta approfittando per scrivere, avventurandosi in una originalissima meditazione che probabilmente utilizzerà per il ritiro di Capodanno.
Vorrei riflettere con voi, sempre dalla parte del cuore, sulle Letture di questa IV Domenica di Pasqua.
Dagli Atti degli Apostoli (At 2, 14a.36-41)
Nel giorno di Pentecoste, Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così: “Sappia con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso”. All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: “Che cosa dobbiamo fare, fratelli?”. E Pietro disse loro: “Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro”. Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: “Salvatevi da questa generazione perversa!”. Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone.
Viviamo questo racconto dal di dentro, e sostituiamo la nostra situazione a quella delle persone che stanno ascoltando il discorso di Pietro. Quando riusciamo a fermarci davanti a noi stessi e ci guardiamo nella verità, anche noi ci sentiamo trafiggere, e ci chiediamo cosa dobbiamo fare per ritrovare la nostra immagine originaria a somiglianza di Dio. La risposta, per noi che siamo già battezzati è, come sempre, semplice, nella sua immensità: convertitevi, riconciliatevi con Dio attraverso il Sacramento e subito riceverete lo Spirito Santo. E’ importante questa annotazione sulla Spirito: la vita nuova non è frutto del nostro lavoro, del nostro sforzo di essere migliori; la novità nasce solo dallo Spirito, nel momento in cui lo rendiamo operante in noi. Riprendendo il nostro cammino dopo una caduta, dopo la riconciliazione sacramentale proviamo ad avere l’umiltà di ricevere lo Spirito. Per ricevere un dono ci vuole umiltà, devi avere le mani vuote per ricevere un Dono, devi essere povera per diventare ricca. Allora cerchiamo di metterci in condizione di poter ricevere questo Dono garantito. Dopo mettiamoci da parte, smettiamo di osservare ciò che stiamo facendo, e la sua forza farà tutto ciò che ha deciso che sia possibile. Non mi riesce facile spiegarmi, ma le poche volte in cui ho fatto qualcosa secondo il piano di Dio era quando, dopo aver accolto il suo Spirito, la sua volontà, mi sono dimenticata (anche dimenticarsi credo che sia un dono), non ho più osservato ciò che stavo facendo, ho solo fatto, anzi ho lasciato che si facesse ciò che doveva essere fatto. Ho sperimentato più volte come in questi casi il Signore dilata il tempo e moltiplica le forze…
Infine Pietro fa un’esortazione particolare: “Salvatevi da questa generazione perversa!”. Questa generazione indica la generazione di ogni tempo, la mentalità del mondo in cui, estraneo al mondo, ogni cristiano si trova a vivere. Allora non scandalizziamoci né spaventiamoci dell’orrore che ci circonda: abbiamo l’arma con cui salvarci. Mosè salvò il popolo morso dai serpenti innalzando il serpente di bronzo: noi oggi volgiamo lo sguardo a Colui che hanno trafitto ( Giov. 19,37) e saremo salvi. Guardando a Lui in ogni situazione, come ad un faro nella notte, sarà facile trovare la giusta direzione.
Dalla Prima Lettera di S.Pietro (1 Pt 2, 20b-25)
Carissimi, se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, perché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca; insultato, non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode delle vostre anime.
Un tema tra i più difficili, quello della sofferenza, anche per un cristiano. Rimane e resterà sempre un mistero. Ma qui la sofferenza non fine a se stessa, subita, ma offerta per amore, diventa fecondità di vita donata. Il Padre e il Figlio di fronte al declino inarrestabile dell’umanità, decidono insieme una via di Redenzione. Come poteva essere questa unica ed estrema strada di salvezza? Far toccare all’uomo l’altezza, la lunghezza, la profondità dell’Amore della Trinità per le sue creature (e Tommaso toccherà materialmente le piaghe che hanno guarito). Come poteva essere fatto questo? Non c’è nulla di più grande per dipingere l’icona dell’Amore: dare la vita per amore, e farlo nel più terribile dei modi: soffrendo nel corpo fino all’ultima goccia, nell’anima fino a sudare sangue, nello spirito, fino a provare lo strappo dal cuore del Padre.
Al cristiano non è certo chiesto di cercare la sofferenza, questo lo ha fatto solo il Figlio, ma di non respingerla quando arriva. Accoglierla sentendovi l’odore di Dio. Offrirla a Lui in unione con Lui per la redenzione del mondo. Partecipando alla Comunione dei Santi che unisce terra, Cielo, anime purganti. Come può essere grande allora la statura del cristiano! Salvatore del mondo visibile e invisibile in purgatorio, eroe senza piedistallo e senza corona, nascosto come sale e lievito del mondo. Non offriamo il male, che resta tale. Offriamo il soffrire che è conseguenza del male. Male che può venire da disturbi del demonio (che non dobbiamo mai temere perché avvengono sempre sotto l’occhio vigile di Dio), da azioni distorte del nostro prossimo (per cui dobbiamo pregare, facendoci carico della sua cecità), o dalle nostre deviazioni (e questo nostro farci male mettiamolo nelle mani di Dio perché guarisca le nostre ferite da cui esce il comportamento che ci crea sofferenza). Faremo allora la scoperta che appena iniziamo ad accogliere la sofferenza, nasce nel profondo di noi stessi un seme di Gioia, una certezza di essere portati in braccio.
Carissimi, se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio.
Facciamo attenzione però a quello che non è un dettaglio: Pietro parla di sopportare la sofferenza con pazienza facendo il bene. Se soffri lontano da Dio la sofferenza sarà solo una conseguenza del tuo vivere tra le braccia di satana. Non sarà possibile sopportare con pazienza, ma saremo sopraffatti dalla rabbia e dall’odio.
Dal Vangelo di Giovanni (Gv 10, 1-10)
In quel tempo, Gesù disse: “In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei”. Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: “In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.
Gesù, raffigurato qui come il Buon Pastore, ci dice che chiama ogni pecora per nome. Il fatto che ognuno di noi, da Adamo all’ultima creatura che nascerà sulla terra, abbia un nome, e che con questo nome Dio ci chiama, mi riempie di gioia. Pensiamo come è bella la diversità, l’originalità di ognuno di noi. La società, secondo gli obiettivi del nemico, che è contro l’individuo, vuole spingerci sempre di più alla massificazione, creando necessità uguali per tutti, mode, stili, mentalità unificate. Come è bello invece sentirsi quel “prodigio” che leggiamo nella Bibbia. Ognuno di noi è un prodigio agli occhi di Dio, ognuno è unico per le sue caratteristiche, i suoi talenti, il suo Nome. E ognuno è infinitamente amato allo stesso modo. Dunque non solo tutti meravigliosi, ma tutti ugualmente al primo posto nel cuore di Dio. Allora, invece di mimetizzare per paura le nostre diversità, esasperiamole, amplifichiamole, mettiamole bene in luce! Sono la verità di noi stessi, il nostro vero e irripetibile Nome. Ridiventiamo piano piano il prodigio che Dio ha visto prima di formarci nel grembo materno. Alla fine dei tempi, come è scritto nell’Apocalisse, ci sarà svelato il nostro vero nome: la verità su noi stessi.
Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei.
Perché spesso invece non sappiamo più riconoscere la sua voce, e corriamo dietro ad altre voci, come le sirene di Ulisse? Affiniamo il nostro udito: impariamo a riconoscerlo coltivando i Sacramenti e frequentando spesso la Scrittura. Il male si nasconde bene, viene di nascosto, è subdolo e si muove nel buio. Manteniamo accesa la luce della coscienza con la preghiera del cuore.
Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.
Chi altri poteva essere la porta tra il cielo e la terra, tra l’uomo e Dio, se non l’Uomo/Dio o il Dio/Uomo? Solo così potevano essere uniti i due mondi. La porta indica unione, anzi com-unione (fusione dei due dove ognuno mantiene la propria essenza). Attraverso il Cristo non c’è più distanza né divisione tra il regno della terra e quello dei Cieli, anzi in Lui è già qui adesso. Come Gesù ha unito in sé le due nature, divina ed umana, in modo indivisibile, così noi in Cristo partecipiamo già della natura divina, e non siamo più quelli che eravamo prima del battesimo. Importante notare che non dice solo che è una porta per entrare, ma anche per uscire: è la libertà dell’Amore. Nessuno ci tiene a forza. Ma se entri ti viene donata la Vita in abbondanza (senza fine), senza che nessuno ti chieda nulla in cambio, mentre il ladro ti incontra per derubarti. Ti ruba la vita perché ti ruba il Nome, svilendoti, deprimendoti, accusandoti, creandoti un gorgo di sensi di colpa, rendendoti gregge informe, una grande massa grigia.
Spesso negli incontri parliamo del Cristo che è alla porta e bussa. Qui invece è Lui che si fa porta: se Lo attraversi con i Sacramenti inizi un viaggio diretto per il cuore del Padre nell’abbraccio della Trinità.
*************************
Concludo ricordandovi che nella Domenica del Buon Pastore la Chiesa prega per i Sacerdoti e le vocazioni. Preghiamo in questa settimana per i sacerdoti che ci hanno battezzato, trasmesso la fede, amministrato i Sacramenti, ma anche per quanti sono in difficoltà. Facciamo sentire loro la nostra vicinanza, amicizia, sostegno. Sentiamoli parte della nostra famiglia. Vi chiedo in particolare un ricordo speciale per padre Valentino e don Alberto che in modi diversi aiutano il cammino di “Marta e Maria” e per don Fabio Rosini che ha contribuito alla formazione di tanti di noi.
Vi aspettiamo mercoledì 14!
Santa domenica a tutti!