Domenica delle Palme

13 / 04 / 2014

Domenica delle Palme

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Cari amici,
questa volta sono io che vi scrivo, Carlo, invitandovi a meditare sui Misteri dell’ultima settimana di Quaresima.
 
Siamo infatti entrati nella Settimana Santa, dopo cinque settimane nelle quali, volessimo o non volessimo, è stato il flusso stesso dei giorni a trasportarci, nonostante le nostre resistenze. Ora siamo affidati a noi stessi, ora il tempo si rimette nelle nostre mani, perché noi possiamo presentarlo a Dio “come un’offerta a Lui gradita”.
 
Nella Settimana Santa, come in quella di Natale, il tempo si sposa con l’eternità, l’eternità con il tempo. In un caso si nasce, nell’altro si risorge; e non è anche questa una nuova nascita? Può il Gesù sofferente essere risorto come il Cristo glorioso senza che anche per Lui sia cominciata una nuova vita, che Egli vuol vivere per sempre insieme a noi? Quando Dio nasce nell’uomo, vi Si nasconde, vi sparisce, vi Si dissimula (da qui la difficoltà dei Giudei di riconoscere, in quell’uomo, Dio); quando l’uomo risorge in Dio, l’umanità si amplifica e si sviluppa fino “allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo” (Efesini, 4, 13). La “piena maturità di Cristo” non è infatti l’eternità, ma in quanto riempita e popolata dai miliardi di uomini e di donne che Egli avrà redento!? Il Natale, parlandoci di noi, ci parla di Dio; la Pasqua, parlandoci di Dio, ci parla di noi… Così profonda è nel Figlio la compenetrazione delle Due Nature, che mentre vagisce nella culla ci promette il Paradiso e mentre agonizza in croce ce lo regala. Quando Erode minaccia la Sua vita, sta per aver fine l’epoca degli Erode, e quando discute nel tempio, la dottrina di Israele diventa universale: a 13 anni, ha già cambiato la Storia. Fin qui, l’umiltà di Dio, che agisce soprattutto esistendo. Nei venti anni successivi, che poi si riducono a tre, se ne escludiamo quelli della vita ritirata a Nazareth, l’uomo che ormai Egli è diventato a tutti gli effetti prende a indirizzare i suoi passi verso ciò che è oltre la Storia, ma che tutta la Storia servirà a preparare: il Suo ritorno a casa, in compagnia dell’Uomo: “Nell’andare, se ne va e piange, / portando la semente da gettare, / ma nel tornare, viene con giubilo, / portando i suoi covoni”… ( Salmi, 126, 6)
 
Anche la nostra vita, senza che ce ne possiamo mai rendere conto fino in fondo, è sospesa tra due eternità (se così possiamo dire): quella della “volontà antecedente” di Dio e quella della Sua “volontà conseguente”, tra la nostra vita, cioè, quale Dio l’ha pensata per noi, nel rigoglio infinito della Sua creatività, e quella che noi avremo effettivamente vissuto, sotto l’influsso della nostra sconsiderata libertà. Il Natale esprime la volontà antecedente di Dio: nasce un bambino che è esattamente quale Dio aveva voluto che fosse. La Pasqua esprime la Sua volontà conseguente: evitare agli uomini la dannazione, lasciandoSi condannare Egli stesso. Noi dobbiamo sempre saper cogliere questo collegamento fra la nostra nascita, voluta da Dio, e la nostra morte, meritata da noi, perché nel momento in cui Cristo ha cancellato, con la Sua Resurrezione, la nostra morte, noi possiamo veramente rinascere, così come ci ha voluti Dio! La Resurrezione è la nascita eterna, così come la nascita è – se così possiamo esprimerci – una insurrezione temporale: solo il Figlio può far convivere in Sé la nascita e la morte, il tempo e l’eterno, come solo il Padre può affidarGli il compito di conciliare la Sua volontà antecedente con la Sua volontà conseguente, e solo lo Spirito Santo può riempire, nel Cristo, lo spazio infinito tra Dio e l’uomo!
 
Noi dobbiamo, e possiamo vivere la Settimana Santa come l’inizio della nostra Redenzione e come la redenzione del nostro Inizio: nella Settimana Santa non si nasce se non per morire, e non si muore se non per rinascere. Nella Settimana Santa Dio soffre insieme a noi perché noi possiamo godere insieme a Lui. Nella Settimana Santa Dio rinnova la Storia, e noi dobbiamo rinnovare noi stessi. Nella Settimana Santa abbiamo l’occasione  di santificare tutto, perché tutto sarà santificato sulla croce. Nella Settimana Santa abbiamo l’occasione  di riottenere tutto, perché tutto sarà riottenuto dalla croce. Nella Settimana Santa dobbiamo soltanto soffrire e godere, come Dio.
 
Mercoledì prossimo ci vedremo a Sant’Anastasia, secondo il solito programma, esclusa però la cena.
 
A presto,
 
Carlo  

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