07 / 12 / 2013
Domenica di Avvento
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Cari Amici, siamo ormai prossimi alla seconda Domenica di Avvento, che quest'anno coinciderà con la Solennità dell'Immacolata Concezione.
E' un tempo di attesa gioiosa, non passiva ma piena di operosità, come accade nelle nostre case quando aspettiamo un ospite caro al nostro cuore, atteso da tanto tempo: prepariamo noi stessi, curiamo il vestire, l'acconciatura, mettiamo in ordine la casa, prepariamo da mangiare o un dono da offrire.
E' così anche per LUI? Come e cosa stiamo preparando? Cosa, Chi attendiamo?
Per prendere o per dare? Quante domande....a tutti noi rispondere nel cuore...
Oggi San Paolo ci dona una bella luce: gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Nessuno può dire di non aver ricevuto a piene mani da Dio. Siamo chiamati a ridonare. Non ciò che è nostro, ma quello che abbiamo ricevuto in dono. E' una operazione a costo zero, se ci pensiamo...Ma mi viene da pensare anche che spesso non ci fermiamo abbastanza a ringraziare dei doni di Dio. Non riusciamo più a vederli...forse li vediamo quando non li abbiamo più...rendere grazie a Dio ci mantiene il cuore nella gioia, nell'umiltà, nella nostra verità di creature che hanno avuto in dono perfino se stesse...
Nel nostro piccolo in famiglia cerchiamo di restituire uno dei regali più grandi che il Signore ci ha donato: la preghiera. Quello che condividiamo in Marta e Maria è il dono di Dio scoperto dopo tanti anni con stupore. Fin da ragazzina facevo la preghiera del cuore, nella 500 di famiglia, tornando da Piglio la domenica sera, guardando le stelle. Così quando mi svegliavo di notte perchè non si poteva dormire con un Ospite che desiderava intrattenersi con te, spesso senza parlare, ma presente, amante.
E dopo tanti anni, leggendo S. Teresa, ho scoperto che quella che veniva insegnata era già la mia preghiera, donata senza merito!
Così è stato per Carlo, arrivato negli anni alla mistica, attraverso la teologia e la filosofia, che dalla contemplazione venivano ravvivate, animate, da nuova luce.
Se la preghiera del cuore sta diventando la vostra preghiera, non tenetela per voi stessi, ridonatela, parlatene in ufficio, fatela conoscere, è la via più semplice per aprire la porta al Bambino che nasce.
Domani pregate per noi, siamo stati invitati per la nostra prima piccola missione fuori Roma: presenteremo, con alcuni di voi, la preghiera del cuore e il metodo di Marta e Maria, a Colli di Quarrata, presso Pistoia, in un incontro formativo e pratico. Accompagnateci con il vostro sostegno!
Stanotte mi è stato donato un sogno dolcissimo: mi ero addormentata alle 2, perchè stavo in pensiero: Carlo era ad un torneo di scacchi con degli amici di vecchia data, e ancora non tornava. Al cellulare non dava risposta. Imploravo Dio di farlo rientrare salvo a casa (la mia apprensione femminile lo vedeva già coinvolto in spaventosi incidenti notturni), impegnandomi a seguire senza sconti da quel momento in poi la Sua Volontà, se fosse tornato. Rendendomi pienamente conto del DONO che lui era per me. Poco dopo rientrava e, lamentatami a dovere con lui per non avermi avvisata del grande ritardo, mi addormentavo. Sono entrata in un sogno molto complesso, del quale ricordo poco, se non che era nato un Bambino, figlio di Re. Io facevo parte del popolo della sua famiglia e, in qualità di capo delle baby sytter reali (!), mi veniva affidato il bambino. Ricordo che qualcuno me lo metteva in braccio...non so descrivere la dolcezza di quel momento, ricordo il Bambino piccolissimo, molto lungo, avvolto in fasce bianche. Al risveglio mi è rimasta la sensazione di avere ancora con me il Bambino: ad ognuno di noi, nel momento del Battesimo, è stato donato nella culla del cuore un Bambino, o se preferite, un piccolo seme di Grazia, una lingua di Spirito Santo. Sta a noi curarlo, nutrirlo, proteggerlo fino a farlo crescere. Quando diventerà grande come noi, se sapremo donargli tutto di noi stessi, e se sapremo concederGli di diventare il nostro Sposo, inizieremo a trasformarci in Lui, addormentando il nostro uomo vecchio. Sarà allora Lui a vivere in noi. Chiediamo questa grazia a Maria, che ha saputo rendersi Arca vuota, silenzio pieno, per accogliere ogni pienezza ed ogni Parola.
Domani è la festa dell'Immacolata. Vi anticipo questa bella meditazione di Carlo che troverete nel sito, pagina Anno Liturgico, ciclo mariano.
Ci vediamo mercoledì 11 a S. Anastasia alle 19. Alla fine, a cena, parleremo dei dettagli per il Ririto di Capodanno a Piglio/Serrone. C'è ancora qualche camera libera, chi può è ancora in tempo per aggiugersi (info@martaemaria.com).
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IMMACOLATA CONCEZIONE
Dio ha il privilegio di iniziare qualunque cosa: ogni atto della Sua Provvidenza è come una creazione dal nulla, anche se può passare completamente inosservato ai nostri occhi. Tutte le volte che noi, sia pure di poco, siamo cambiati in meglio, Dio ha creato dal nulla, o peggio, dal male, questo cambiamento in meglio. Ciò che vale nell’esperienza di ciascuno di noi vale tanto più nell’esperienza di tutto il genere umano, dove la creazione stessa, la rivelazione a Israele e soprattutto l’incarnazione sono stati altrettanti atti liberi e provvidenziali di Dio. E’ impossibile scrutare questo mistero: l’iniziativa di Dio è per definizione inconoscibile. Ma noi ne possiamo percepire chiaramente gli effetti, sia in noi stessi, che nella storia in generale.
Questa Solennità ci mette di fronte ad una iniziativa di Dio che è stata compresa dagli uomini soltanto 2000 anni dopo (per la precisione, nel 1854): quella di preservare dalle conseguenze del peccato originale, fin dall’istante del suo concepimento, una creatura umana che altrimenti vi sarebbe stata soggetta come le altre. Dal momento della sua Concezione a quello in cui ha ricevuto il messaggio dell’angelo, tale iniziativa divina non avrebbe potuto essere, nonché compresa, neanche riconosciuta come tale da quella stessa che ne era l’oggetto, e che pure le doveva tutto ciò che era; non accade così anche a noi, che veniamo continuamente “graziati” da Dio senza che ce ne rendiamo conto? Per questo nel Vangelo troviamo scritto: “… ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi” (Matteo, 7, 17) e “Dai loro frutti dunque li riconoscerete” (Matteo, 7,20). Ora, se l’Albero è Dio, quali non saranno i Suoi frutti? Noi non potremmo conoscere la bontà di Dio se non riconoscessimo i frutti della Sua Provvidenza. Ma anche questo, come abbiamo visto, ci risulta piuttosto difficile. Tutto ci sembra dovuto, tutto ci sembra scontato, come ai lebbrosi che pure erano stati appena guariti (cfr. Luca, 17,12 )… D’accordo, Dio Si è incarnato, e allora? Sì, ha creato l’universo dal nulla, e con questo? Chi non è capace di stupirsi non diventerà mai cristiano. Con questa riflessione, molto modestamente, noi vorremmo imparare nuovamente a stupirci di fronte alle “grandi opere“ di Dio (cfr. Giudici, 2,7 e Tobia, 12, 22).
Cominciamo innanzi tutto con lo stupirci del nostro battesimo. Quale frutto della Provvidenza è per noi maggiore di questo, e di quale siamo ordinariamente meno coscienti? Che anche noi siamo stati così “immacolatamente concepiti”: chi mai se ne renderà conto abbastanza? Le opere di Dio durano per sempre ed hanno effetti continui: così è stato per la creazione e per l’alleanza; così è stato anche per l’incarnazione. L’inizio dell’incarnazione, il suo vero e proprio Avvento – è stata l’Immacolata Concezione di Maria. Un simile avvento di grazia è stato, per ciascuno di noi, il nostro battesimo: come disgiungere dunque il nostro stupore nei confronti dell’uno da quello nei confronti nell’altro? Come sarebbe, Maria, “madre dei credenti”, se noi non fossimo suoi figli? E come lo diventiamo, se non attraverso il battesimo? Il battesimo rende perennemente attuale l’Immacolata Concezione: torniamo dunque a quest’ultima, che è il vero tema della nostra riflessione.
Nella notte misteriosa di un anno misterioso venne concepita una bambina: come stupirsi di ciò che accade sempre, da sempre? Che c’è di strano nel venire al mondo? Certo, deve già esistere il mondo, ma chi ci fa caso? Devono esistere anche determinate leggi di natura che regolano il fenomeno dell’accoppiamento dei sessi e della fecondazione della donna, ma che volete che siano? Tutto procede regolarmente; purtroppo per noi, non c’è niente da stupirsi… Ma in quella notte misteriosa i genitori di Maria devono essersi sentiti come rapiti fuori dal tempo e dallo spazio, e uniti altrove che sulla terra e per uno scopo diverso dall’amore semplicemente umano che li legava: in qualche parte del loro essere deve essere penetrata la notizia straordinaria che il loro amore umano aveva generato, in modo del tutto indipendente dalla loro volontà, un amore divino. Tra i loro corpi abbracciati si era incuneata la Volontà di Dio, che spostando la Storia, aveva ripristinato nel frutto del loro amplesso l’Innocenza originaria. Una cellula diversa da tutte le altre avrebbe dato vita ad un corpo diverso da tutti gli altri: quello di una bambina di nome Maria. Se solo ce ne rendessimo conto, questo è quello che accade ogni volta che un bambino viene battezzato: Dio Si presenta in lui sulla scena del mondo come per la prima volta, come quando è apparso Adamo. Tutto questo a partire da una cinquantina di anni dopo quella notte benedetta; da quando cioè quella bambina, fattasi non soltanto donna e madre, ma anche Chiesa, ha cominciato a generare figli al Cielo.
La teologia ci dice che “la beatissima Vergine Maria, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, fu, nel primo istante della sua concezione, preservata immune da ogni macchia della colpa originale”: da qui quel titolo di Immacolata, con il quale ancora oggi la veneriamo. Con Maria entriamo dunque in un altro tempo, e, potremmo dire, in un’altra storia, proprio come abbiamo ipotizzato essere accaduto ai suoi genitori, nel momento della sua concezione. Se infatti Maria è la seconda Eva, Gesù è il nuovo Adamo. Fin dall’istante della sua immacolata concezione Maria ha fatto parte non dell’universo decaduto e condannato alla decadenza, ma di quello nuovo, e destinato al rinnovamento. Almeno di questo ci vorremo stupire? Pur non violando alcuna legge di natura, si è vista all’opera allora una diversa causalità, capace di nuovi effetti, fornita di altri caratteri, dotata di una imprevista bellezza: nel mondo corrotto di tutti i giorni è apparso qualcosa di non corrotto, nell’animo spaurito degli uomini è brillata una speranza! Da allora in poi, e cioè dall’istante stesso del suo concepimento, con Maria sarà sempre così: solo lei ci può portare fuori dalla corruzione, per incontrare il Purificatore. Solo la Chiesa ci può portare all’incontro col Cristo, nonostante e attraverso la storia. Che grande mistero, dunque, abbiamo l’occasione di contemplare oggi! Un mistero così grande, che facciamo fatica a contemplarlo, eppure questo mistero ha il nome di Provvidenza, ed è attivo fin dalla creazione degli angeli e fino alla consumazione del mondo. Se esistiamo, è grazie alla sua attività, e se esiste il mondo è ugualmente grazie alla sua attività: perché dunque non ne possiamo essere, almeno un po’, coscienti? Nel Vangelo Gesù ci ricorda continuamente di fare attenzione a questo mistero, così come i profeti lo avevano già fatto nei confronti delle grandi opere di Dio (cfr. per es. Matteo, 6, 28 e Luca, 12,27). Se anche non facessimo altro dalla mattina alla sera, noi non potremmo mai esaurire questo compito, come i bambini, che non sono mai stanchi di stupirsi di tutto. Continuare a stupirsi, da grandi, come i bambini: questo è il segreto della felicità, e il motivo per cui siamo stai ammoniti: “Se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Matteo,18,3).
In quella notte santa e benedetta, un grande silenzio ha avvolto la terra. La terra è stata custodita dal silenzio. Tutte le voci del mondo sono state messe a tacere. Chi doveva parlare, come poteva farlo altrimenti? Il Verbo di Dio aveva bisogno di un silenzio come questo. Non abbiamo forse letto, nella bolla di promulgazione del dogma, che Maria fu preservata dalle conseguenze del peccato originale “in previsione dei meriti” di suo Figlio? E non derivano questi in primo luogo dall’annuncio del Regno? Senza silenzio, può forse la parola essere ascoltata? Il sacro silenzio di quella notte, per chi le voglia ascoltare, è stato squarciato soltanto dalle Parole del Verbo. Come Dio aveva creato l’universo con la Parola, così l’ha nuovamente ricreato con la Parola: a quel nulla ha corrisposto questo silenzio, a quella notte prima del tempo, questa notte che è nel tempo e contemporaneamente fuori dal tempo, a quella Luce questa Luce: a quella Gioia, questa Gioia! L’umile Maria avrebbe accòlto l’Altissimo nel suo grembo verginale: come poteva quella essere una notte come le altre?
Tutte le volte che noi riusciamo a fare in noi lo stesso silenzio, o almeno un silenzio simile a quello, tutte le volte che noi ci facciamo, almeno un po’, come Maria, ecco che in noi e attraverso di noi può risuonare la parola di Dio. Anche noi siamo figli di quella notte, se soltanto lo vogliamo. Arca di Noè nella storia, lavacro di grazia nella storia sacra, il silenzio ci offre l’unica possibilità di salvezza: “Extra ecclesiam, nulla salus”. Questa assemblea, che è la Chiesa, è radunata nel silenzio: che vi risuoni, alta e forte, la voce di Dio, amen!
Carlo Suriani
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