dono di Dio

22 / 09 / 2013

dono di Dio

Carissimi, eccoci all'inizio di una nuova settimana, dono di Dio.
Salutiamo i nuovi Amici, e vi informiamo che abbiamo creato la pagina "Mappa del Sito", per potervi orientare meglio tra i vari sottomenu.
Ricordiamo agli amici romani il primo appuntamento del nuovo ciclo della scuola di preghiera del cuore, previsto per mercoledì prossimo, alle 19 a S. Anastasia.
In anteprima vi inviamo i nuovi Piccoli Pensieri di Marta e Maria.
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A presto, buona settimana!
 
 
 
PAPA FRANCESCO,  DOLCE CRISTO IN TERRA
 
Giovanni Paolo II ci mostrò la Croce di Gesù, Benedetto XVI  la Sua mansuetudine, Francesco ci introduce alla Sua Misericordia.
Chi vede e chi ascolta Papa Francesco viene abbracciato dall’abbraccio di Gesù e fa esperienza di quel suo “guardatolo lo amò”, quello sguardo che tanto ci affascina e che a fatica tentiamo di far nostro, volendo permettere a Dio di guardare i nostri fratelli dalla sua dimora nel nostro cuore.
In un mondo regolato da miriadi di norme, e da pretese semplificazioni che complicano tutto ciò che ancora non lo era abbastanza,  la vita dello spirito sembra in certi momenti non sfuggire a questo schema. Almeno dall’esterno, i veri cristiani sono quelli che devono rispetto alle regole, in modo assoluto e senza sconti. Appena fanno uno sbaglio, ecco che agli occhi del mondo cade la loro credibilità, diventano degli ipocriti.
Nel corso delle mie dolorose pratiche per il riconoscimento della nullità matrimoniale, ricordo che quelli che mi guardavano con meno simpatia erano gli amici che entravano in Chiesa solo il giorno di Pasqua e i non credenti. Si pretendeva da me, che professavo una fede senza ripensamenti, un rigore e un rispetto delle regole formali senza limite. Una indissolubilità senza appelli e senza alcuna preoccupazione per l’esame delle situazioni, dei presupposti, dei contenuti. Nel caso, una croce da portare comunque, con un malcelato gusto per la visione di un cristiano amante della sofferenza, magari un po’ depresso e schiacciato dagli eventi.
In altri casi ho accostato un mondo cattolico pieno di belle idee, di amore per la Verità, in strenua lotta per l’ortodossia. Dove la fede si misurava sui soli parametri dei valori legati alla morale sessuale.
Papa Francesco ci dona la sua luce, anzi…ci svela quella di Gesù…
Siamo in un mondo che è in fin di vita, dice il Santo Padre, e lo vediamo tutti ogni giorno. E quando un malato è in fin di vita si tenta il tutto per tutto, non c’è tempo per seguire i protocolli più ortodossi e conclamati. Si va al centro del problema. Le analisi del sangue  si faranno dopo, se ce ne sarà tempo. Così nel nostro mondo spesso si inverte l’ordine delle cose.
La prima volta che Jahvè parla al Suo popolo, la prima parola che pronuncia non sono le leggi del decalogo, ma “Ascolta Israele: io sono il Signore, tuo Dio,  che ti ho fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione servile”. Questo è l’ordine di Dio, ieri oggi e sempre: prima Dio ama, dona, si dona, libera, poi ti apre le braccia e ti stringe così come sei, infine, quando ti ha fatto vedere la sua incondizionata misericordia ti propone qualcosa per il tuo bene. Se una comunità gioisce per un fratello che, pur “fuori dalle regole”,  sente l’attrazione, il richiamo, di un Dio che lo aspetta scrutando dalla terrazza il suo tornare a Casa, se questa comunità lo accoglie senza chiedere la fedina penale e senza guardare al suo vestito, il Signore potrà fare il resto, e dalla Misericordia potrà lentamente avvenire un cambio di rotta, dolcemente e con i tempi di ciascuno. Ma questo è un mondo di tutto e subito, dei perfetti da una parte e dei peccatori dell’altra. Ringrazio Dio che attraverso le parole di Papa Francesco ci ricorda che Gesù era l’amico dei pubblicani, delle prostitute, dei ladri, e che da questa amicizia ricevuta senza averla chiesta, nasceva la santità. Ciò porterà noi tutti, se vogliamo accogliere le indicazioni del Papa, a sporcarci le mani, a dimenticare la parola “giudizio”, che non ci appartiene, a parlare con Dio e a rifletterlo nel vivere, ricordando che è solo Dio che salva e converte, non le nostre parole. A noi solo il compito di far sentire a tutti la Misericordia di Dio, raccontando quella che Lui ha avuto per primo verso di noi.  
 
 LA  MACCHIA
 
 
Sono convinta che nel mondo ci sia un equilibrio, un rapporto tra il bene e il male, non nel senso quantitativo, perché neanche Dio può dare dei limiti avendo lasciato all’uomo il libero arbitrio, ma intendo nei rapporti tra i due estremi. Vedo tutto il male presente nel mondo come una grande macchia di olio. Ogni volta che scegliamo il male, il peccato o l’omissione nell’amore, la macchia si allarga. In ogni azione volta al bene o nel dolore accolto per Amore, è nelle nostre mani il potere di gettare uno smacchiatore potente che fa regredire la macchia. E potrebbe pian piano perfino estinguerla! Leggevo tempo fa in una rivelazione privata che ad ogni aborto discende un certo numero di diavoli sulla terra; questa immagine, forse pittoresca,  rende bene questo concetto della stretta relazione tra le nostre scelte e il male presente nel mondo. Se fossimo veramente consapevoli che ogni atto di puro amore, anche piccolissimo, ma fermamente voluto, combatte direttamente il male, più di mille parole, se credessimo che il bene scongiura le guerre, allontana i castighi di Dio, protegge dai disastri naturali, quanto più ci impegneremmo non sono nell’evitare il peccato, ma nel fare azioni positive!  Spendiamo tante energie nell’evitare il male, in esami di coscienza capillari ed estenuanti, ma ben poche nel fare. Forse abbiamo paura di sbagliare e ci accontentiamo di non fare troppi sbagli. Ma oggi non basta più, la macchia che ci circonda è sempre più grande e nessuno può più ritenersi esonerato dal combattere a suon di Amore. Solo questa è l’arma che ci fornisce lo Spirito Santo, arma che è in fondo Lui stesso. Non solo l’Amore evidente, ma ancor di più quello invisibile, quello che è noto solo a Dio. L’offerta di sé, delle proprie piccole croci di ogni giorno, l’accoglienza serena degli imprevisti.  E’ questo che è veramente importante, raro, più prezioso dell’oro.
Questo amore segreto e nascosto nel cuore dell’uomo salverà il mondo.
 
 
 PREGARE O AMARE? 
 
 
Sappiamo che nulla è impossibile a Dio, quindi nelle situazioni difficili che incontriamo, per noi o per gli altri, ci rivolgiamo giustamente a Dio nella preghiera. Ma a volte sembra non succedere nulla e ci sembra di pregare invano. Una persona amica  mi disse benevolmente “forse non preghi abbastanza”. Riflettendoci ho capito che non era un problema di quantità ma di qualità della preghiera: la preghiera doveva farsi vita. Come disse il vescovo di Palestrina Mons. Sigalini  in una recente Omelia, quando fu ricoverato a lungo per una grave caduta non fu sollevato nella sofferenza dagli antidolorifici e dalle flebo, ma dal sapere che tante persone pregavano per lui e gli volevano bene. Lo aveva fatto star meglio l’Amore.
Dunque per gli altri continuiamo a pregare, ma teniamo presente che spesso Dio per agire vuole servirsi della nostra collaborazione, quindi chiediamoci cosa possiamo fare per l’altro e facciamo che sappia che gli vogliamo bene e che preghiamo per lui. L’Amore è sempre la medicina più forte, senza amore chi è malato non trova motivi per vivere, per guarire. 
 Se Dio è Amore, amando portiamo Dio direttamente. Con l’Amore l’esistenza si illumina dell’abbraccio di Dio.