Il Terzo Figlio

05 / 10 / 2014

Il Terzo Figlio

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 IL TERZO FIGLIO
 
Cari Amici, stiamo vivendo un fine settimana molto importante per la nostra fede, festeggiamo con tutta la Chiesa S. Francesco, Santa Faustina Kowalska e l’apertura del Sinodo sulla Famiglia. Ottobre è veramente un mese di grazia, non a caso è il mese della ripresa di ogni attività. Abbiamo bisogno di aiuto e di intercessori potenti! Si inizia il 2 con gli Angeli, si passa a Teresina, Francesco e Faustina, si prosegue il 7 con la Madonna del Rosario di Pompei, il giorno 11 Giovanni XXIII, il 15 S. Teresa D’Avila, la nostra Guida e Sorella, il 16 S. Margherita M.Alacoque, la santa promotrice del culto del Sacro Cuore, e poi S. Luca e S. Giovanni Paolo II! Insomma è un mese che mi piace tantissimo, mi immerge nella comunione del Santi e non mi fa sentire mai sola! Rivolgiamoci intensamente a questi grandi santi, scegliamo il nostro “santo del cuore” e prendiamolo come modello e compagno di strada!
Vi aspettiamo mercoledì 8, alle 18! Cercherò nelle stelline quotidiane di accompagnare questo mese con qualche pensiero di questi Fratelli maggiori. Ma prima ancora della protezione dei Santi, naturalmente abbiamo la tenerezza dell’Amore di Dio che non ci lascia mai nel bisogno.  Per questo S. Paolo nella Lettera ai Filippesi che leggiamo nella Liturgia di oggi ci dice: 
 
Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti.  E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.
 
L’angustia viene dal maligno! La fiducia e l’abbandono alla Volontà di Dio nasce dalla fede unita alla Grazia, e conduce alla Pace. Paolo ci invita perfino a ringraziare, congiuntamente alle suppliche per sopportare la croce quotidiana!
Dalle parole di Isaia andiamo a riscoprire la sollecitudine di Dio:
 
Voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva.
 
Nella nostra vita spirituale non ci potrà mai mancare nulla di necessario per la nostra salvezza, perché Dio ci vuole salvi e santi e non può non assicurarci tutti i mezzi necessari per questo. Dunque non solo ci ama, ma personalmente si occupa di dissodare (il lavoro lo fa tutto Lui!) il terreno e di liberarlo dai sassi (ogni tipo di ostacolo verso la santità). Nella sua vigna pianta viti pregiate, come a dire che pone in noi ogni tipo di virtù. Al centro pone una torre: angeli e santi a nostra difesa, ma specialmente la presenza al centro, nel cuore, della Trinità. Sembrerebbe tutto perfetto e il Signore giustamente attende tanto frutto da così grande sollecitudine, tanto da scavare un tino per raccogliere il vino abbondante. Ma vediamo che non è così, il suo lavoro e il suo amore vengono amaramente delusi. Arrivano acini acerbi, la dolcezza attesa con trepidazione si trasforma in amarezza. La vigna volta le spalle all’amato, la sposa rifiuta lo Sposo.
 
Come sono vicine alle nostre storie queste immagini, come suonano familiari…perché ci rivolgiamo a Dio con intensità nelle situazioni di bisogno e poi, appena risolto il problema, ci dimentichiamo di Lui? Perché ci lamentiamo con Lui di ciò che ci manca (mai il necessario per lo spirito) e non sappiamo mai lodare e ringraziare per l’immensità dei Suoi Doni, prima di tutto se stesso? Francesco, povero in tutto fuorché nello spirito, lodava Dio per ogni filo d’erba, per la luna e le stelle, ma anche per la malattia e per la morte…
 
Perché la Vita Nuova in noi ancora non riesce a decollare? Mi sembra che la soluzione ce la possa dare un’altra parabola, quella del Figliol Prodigo. Sappiamo che c’è un Padre pieno di Misericordia, rappresentato nell’atto di colui che attende e scruta da lontano logorandosi nel desiderio del ritorno del figlio amato; un figlio che vive lontano e nel peccato, ma che poi si pente, torna e perdonato viene quasi soffocato dall’abbraccio del Padre; un fratello che è incapace di far parte della sua propria Famiglia. Vive da servo, è schiavo della legge, teme il padre, non ama né lui né il fratello che giudica severamente. Vive nell’invidia ed è incapace di misericordia. Non è mai entrato nel cuore del Padre perché non lo ha mai capito, forse non ha mai creduto nell’amore gratuito del Padre, ha pensato che ogni cosa che riceveva da lui doveva meritarla, in un rapporto commerciale, legalistico.
 
Come ci somiglia questo figlio…
 
La soluzione per entrare nella Vita Nuova, per avere il Cuore Nuovo, quello di carne?
 
Diventare il “Terzo Figlio”, quello che nella parabola ancora non c’è. Tornare colui al quale il Padre possa tornare a dire “tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto”, “ti ho fatto come un prodigio”.
 
Nella Storia appare ad un certo punto questo Figlio: Gesù. E dopo di lui tanti altri, primo tra tutti Francesco. E’ il Figlio che vive nel cuore del Padre, senza distinzione alcuna tra la sua volontà e quella paterna, dove, come in ogni vera famiglia, tutti guardano nella stessa direzione, con un fine comune, dove tutto ciò che è dell’uno è anche dell’altro, dove non si capisce più dove finisce l’uno e inizia l’altro…anzi l’uno è il prolungamento dell’altro e viceversa…diventa impossibile distinguerli…come l’acqua con il vino, come gli Sposi nell’amplesso sacramentale, … una volontà è nell’altro e i due sono Uno.
 
Così nella preghiera del cuore, quando cerchiamo di aprire le nostre porte al Signore, per farlo entrare, dovremmo iniziare a pensare ad un passo successivo: non basta aprire la porta, la finestra, iniziamo ad abolire i passaggi limitanti tra dentro e fuori: buttiamo giù una parete del nostro Castello interiore. Ma poi vediamo che non basta ancora, diamo un colpo, prendiamo coraggio, e facciamo cadere le altre tre pareti…dilatiamo il nostro spirito senza confini tra noi stessi e l’Altro, prendiamo (chiediamo) il coraggio di dimenticare le vecchie pareti ammuffite e spandiamo il nostro essere completamente fuori dal nostro io, andiamo incontro a Colui che aspetta sulla terrazza il nostro ritorno. Che finalmente la sposa possa riconoscerlo e congiungersi allo Sposo!
 
 
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