01 / 06 / 2014
La Visitazione - Preparazione solennità di Pentecoste
Cari Amici, il fine settimana ci ha fatto meditare due avvenimenti importanti, l’Ascensione di Gesù e la Visitazione di Maria a S. Elisabetta.
La solennità dell’Ascensione ci introduce già alla Pentecoste, che ricorderemo domenica prossima: Gesù sale al Cielo ma i suoi restano lieti in lieta attesa perché, secondo la Sua promessa, Egli sarà sempre con loro attraverso lo Spirito che verrà donato sette giorni dopo. Per prepararci degnamente a ricevere anche noi lo Spirito Santo, vi incollo qui sotto, a fine lettera, la settimana dello Spirito, ogni giorno faremo una richiesta ben precisa, fino al Dono dei Doni che riceveremo a Pentecoste. Come vi ho detto al gruppo, si inizia da domenica.
La Visitazione mi ha fatto pensare a Maria come al primo ostensorio della Chiesa. Un giorno la mia amica Enrichetta (ora in Cielo, figlia dei Beati Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, che ricordiamo sempre nelle litanie dei santi) mi raccontò che quando era ancora bambina, sua madre le scrisse una lettera-testamento, con la quale la invitava nella sua esistenza, ad essere ostensorio vivente di Gesù. Vi assicuro che lei era proprio così, starle accanto era come stare vicini a Gesù.
E noi…? Essere “cristiani” dovrebbe essere proprio questo, tanti altri Gesù, non per noi stessi, ma per l’Opera Sua in noi, attraverso di noi. Spesso dimentichiamo il senso dell’essere cristiani. Qualche giorno fa la reazione di una collega mi ha stupita. La conoscevo poco, siamo uscite insieme per lavoro, ho saputo che sua madre quella stessa mattina non si era sentita bene. Nel pomeriggio ho pensato di mandarle un breve messaggio per avere notizie. Mi ha risposto fortemente sorpresa, dicendomi che in tanti anni di lavoro nessuno si era mai interessato a lei e che per questo io ero una persona speciale. Questa reazione mi ha fatto riflettere. Ciò che è normale educazione o umanità è diventato speciale. Viviamo in un mondo dove domina l’individualismo e l’indifferenza. Qualunque gesto che va in una direzione diversa desta meraviglia. Mi stupisce sempre quando mi fermo in macchina (non sempre in verità…) davanti ai pedoni sulle strisce, il fatto che mi guardano meravigliati e mi sorridono ringraziandomi. Ma è un semplice dovere civico! Allora per noi essere “ostensorio” è portare nelle situazioni più ordinarie l’amore di Dio, l’attenzione per l’altro, una parola in più, una telefonata, un gesto. A noi sicuramente costerà poco, per l’altro sarà un dono che sa di novità. E se ci vedranno come persone speciali potremo cercare di spiegare da Chi viene la novità che percepiscono attraverso di noi.
La Visitazione mi fa pensare ancora. Nella visita a S. Elisabetta vediamo il primo frutto dell’incarnazione di Gesù: la Gioia. Prima ancora di nascere, agire, parlare, nel grembo materno, Gesù come primo atto sulla terra fa sussultare di gioia Giovanni Battista nel seno di Elisabetta. E poi, nel Suo testamento, nel vangelo di Giovanni, Gesù ci dirà “vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”. Il cerchio della permanenza terrena si chiude, tra questi due doni di gioia. Teniamo sempre nel cuore questa gioia, è per donarcela che Gesù si è incarnato ed ha dato la vita. Allora, come dice il Salmo 33
Guardate a lui e sarete raggianti, i vostri volti non dovranno arrossire.
Quando siamo angosciati per qualcosa, scoraggiati dalle nostre continue cadute, preda di tentazioni e scrupoli, molliamo tutto per qualche minuto e guardiamo solo in alto, a Lui, e i nostri volti torneranno raggianti, perché prenderanno la luce direttamente dal Sole che non tramonta mai. Del resto S. Paolo, alla fine della sua vita, quando riconosce di aver terminato la sua corsa e vinto la sua battaglia, non guarda alle cose fatte ma all'aver conservato la Fede. Questo sarà importante, alla fine dei giorni.
In questi giorni mi viene particolarmente facile parlarvi di gioia. Non finisco più di ringraziare il Signore per un Dono grande che mi ha fatto giovedì. Non voglio annoiarvi con lunghe spiegazioni, vi dico solo che mi è stato restituito dal Signore un sacerdote che mi era stato tolto per un anno. Con lui sento più vicino il Padre. Ho pensato in questi giorni a quanto sono importanti i nostri sacerdoti. Io ne ho diversi nel cuore e nella preghiera, sono veramente dei doni preziosi di Dio. So che per noi sono pilastri insostituibili, ma credo che anche noi siamo importanti per loro. E’ salutare per un sacerdote contare su degli amici, sapere che sono dei veri fratelli. Per loro la solitudine può essere fonte di sofferenza se non di pericolo.
Sempre Enrichetta, in tempi lontani, mi diceva quanto fosse importante che io e Carlo avessimo degli amici sacerdoti. Io la capivo fino ad un certo punto, certo conoscevo dei sacerdoti, ma non erano anche amici. Incontravo solo persone tanto indaffarate e a volte distanti, e mi sembrava una impresa impossibile. Oggi ho ricevuto questo dono con alcuni di loro, e capisco bene cosa volesse dire Enrichetta. E’ importante, specie nel mondo di oggi, camminare sempre più insieme, noi e loro, scambiare esperienze, crescere sempre di più insieme. E’ bello poter condividere la vita dello spirito con loro, essere Chiesa insieme.
Approfitto di questo mezzo per ringraziare di cuore i sacerdoti ed i consacrati che ci leggono, per la loro amicizia, e ringrazio Dio per loro.
Allego a fine lettera anche le Contemplazioni del Rosario del gruppo di mercoledì scorso e la Meditazione Lauretana di Carlo.
APPUNTAMENTI
Ci ritroveremo a S. Anastasia mercoledì 11.
L’incontro successivo conclusivo di questo anno forse sarà lunedì 23 giugno, in un luogo diverso. Vi daremo dettagli e conferma in seguito.
Pentecoste: due proposte.
Ritiro di Nuovi Orizzonti (Teatro Tendastrisce, in Via Giorgio Perlasca 69, ore 10/17).
Veglia di Pentecoste presso il Centro di Irradiazione dello Spirito Santo a Palestrina, Via Piagge 28, dalle ore 21.
Un caro saluto, buona settimana a tutti!
Newsletter dal sito www.martaemaria.com
****************************
SETTIMANA DELLO SPIRITO SANTO
PER COSA PREGARE NELLA SETTIMANA CHE PRECEDE LA PENTECOSTE
I GIORNO E' la settimana dello Spirito Santo! Chiediamo stasera il dono dell'Umiltà...è la base di tutto.
II GIORNO Siamo al secondo giorno della settimana dello Spirito Santo. Chiediamo stasera il dono del silenzio e del nascondimento, per poter essere sale, lievito, zucchero...polveri invisibili che operano nel segreto nella materia, ma che se mancano sono assai visibili per la loro mancanza! Dio stesso volle nascere nascosto, dove nessuno poteva cercare un Dio! Visse confondendosi con i peccatori e gli ultimi della terra, morì fuori dalle mura, unendosi al coro degli inferi. Restò muto tre giorni, ma l'eco delle Sue Parole sfida l'eternità.
III GIORNO Chiediamo oggi allo Spirito Santo il Dono dell'Unità. Perchè ogni cosa contraria all'unità possa essere inclusa nel tutto attraverso la preghiera e l'offerta. Così anche il peccatore, l'ateo, o semplicemente colui che oggi mi offende, tutto ciò che sento estraneo possa rientrare in me e nel tutto attraverso una preghiera per la persona o una offerta per Dio del male ricevuto. Signore concedimi di non sentire più nulla estraneo a me. Anche il male che vedo mi appartiene: non è più un prendere le distanze da chi fa il male ma un includerlo in me nella intercessione. Anche il male che vedo in me lo abbraccio, lo riconosco pienamente mio e lo affido alle Tue mani guaritrici.
IV GIORNO Per conoscere abbiamo ricevuto i sensi. Chiediamo allo SS di potenziare la nostra vista. Perché possiamo essere capaci di vedere oltre l'apparente, dietro i gesti e le espressioni delle persone. Perché la nostra vista vada al cuore delle persone e vi sappia trovare gli occhi di Dio. Perché il nostro guardare al creato vi sappia riconoscere la mano di Dio. Perché il nostro osservare gli intralci della vita vi sappia intravedere l'agire della Provvidenza, misteriosa nel suo operare ma finalizzata alla salvezza. Perché lo sguardo voli al cielo, al gabbiano che vola, alla nuvola e alla sua forma, al fiore e al suo colore. Perché sappiamo guardare anche il povero, il malato, il vecchio con uno sguardo che abbraccia. Perché impariamo a vedere nel male una chiamata alla preghiera.
V GIORNO Chiediamo oggi a Dio di potenziare il nostro udito. Perché possiamo andare oltre le parole per riconoscere La Parola. Perché impariamo ad ascoltare gli altri al di là delle loro parole, ma possiamo arrivare a quello che grida il loro cuore. Perché nel sussurro del vento, nel fruscio degli alberi, nel canto degli uccelli e nel ridere dei bimbi sappiamo percepire la Voce di Dio. Perché nelle grida di dolore e nel silenzio delle lacrime possiamo arrivare al gemito della sofferenza di Gesù, che ancora soffre in ogni sofferenza. Perché lo Spirito ci apra le orecchie dell'anima al vero ascolto della Parola, oltre le parole, oltre le righe, per comprendere la Sua Voce su di noi, oggi. Lo Spirito E' l'intelligenza delle Scritture, ci dia la Sua Luce per comprenderne tutta la profondità e l'altezza per poterci portare al cospetto di Dio, già adesso, nell'Amore.
VI GIORNO Chiediamo infine il Dono più grande, l’Amore. Come dice la Scrittura, è stato riversato con abbondanza nei nostri cuori. Non l’amore umano, che tante volte cerca nell’altro ciò che manca a se stesso, ma l’Amore di Dio, quell’Amore tra Padre e Figlio che è così forte da farsi Persona. E’ già in noi, dal Battesimo, e si rafforza in ogni Sacramento. Dio ci conceda di essere consapevoli di questo Amore che portiamo in noi, piccoli recipienti di creta. Quando scopriamo questo Amore nell’anima diventiamo per noi e per gli altri sorgenti di Acqua Viva, perché abbiamo in noi la Sorgente inesauribile. Per questo diventiamo capaci di amare come ama Dio, donando quello che in noi non si consuma mai. Questo Amore più si dona più si riceve. Non se saremo mai privi. Solo con questo Amore da figlio diventi padre, entri finalmente nel cuore di Dio e cominci ad amare come il Figlio, donando te stesso, come il Padre, con Misericordia, nell’Unità con Dio e con gli altri, nello Spirito Santo.
VII GIORNO Chiediamo Lui stesso…Vieni Spirito di Amore, brucia e trasforma tutto in te…concedi le ali alla terra, la Vita a ciò che è morte, l’Anima a ciò che è inerte, il Cuore a ciò che è muscolo. Come sei la calamita tra il Padre e il Figlio, uniscici allo stesso modo alla Santa Trinità ed alle tue creature.
Amen
MISTERI GLORIOSI (Viviamo nella Gioia di Maria e con Maria)
I MISTERO - LA RESURREZIONE - Lettura: Giov.20, 11-18
Con Maria contempliamo la sua gioia. Entriamo nella gioia del suo cuore nel momento in cui vede finalmente ciò che già per fede sapeva. Suo Figlio è Dio, è padrone e creatore della Vita, la dona e la riprende perché ne ha piena disponibilità. Ora può incontrare suo figlio nella sua pienezza di Uomo-Dio.
Preghiamo le Ave Maria con questa gioia nel cuore, entriamo nel cuore di Maria.Preghiamo questa decina per i genitori che hanno perso i loro figli, perché siano sostenuti dalla fede nella Resurrezione, nell’attesa di poterli riabbracciare in cielo.
II MISTERO – L’ASCENSIONE - Luca 24, 50-53
Quaranta giorni dopo la Resurrezione, dopo varie apparizione ai discepoli e dopo aver aperto la loro mente alla comprensione di quanto nelle Scritture si riferiva a Lui stesso, Gesù torna nel seno del Padre. Entriamo nella gioia di Maria e degli apostoli: Gesù, il Cristo, riprende finalmente il suo posto nel Padre. La loro gioia nasce dalla conoscenza dell’opera di redenzione portata a compimento da Gesù. Finalmente tutta la creazione, passata, presente e futura è riammessa nell’abbraccio di Misericordia del Padre per l’opera del Figlio.
Preghiamo questa decina per tutti noi, perché nonostante tutte le nostre debolezze, non cadiamo mai nello scoraggiamento che è già peccato contro la Misericordia infinita di Dio.
III MISTERO - LA DISCESA DELLO SPIRITO SANTO - Lettura: Atti 2, 1-4
Gesù è salito al Cielo per inviarci il Suo Spirito. Solo da questo momento gli Apostoli avranno la forza, il coraggio, l’ardore per essere altrettanti Gesù in tutto il mondo. Per questo la loro gioia, privi della presenza terrena di Gesù, non diminuisce, ma aumenta. Le loro doti umane, da tutti i punti di vista vengono centuplicate dalla presenza reale dello Spirito in loro. Gesù ora è ancora più vicino, per loro come per ognuno di noi…non è più fuori, accanto, ma dentro!! Sono quasi trasfigurati da questa misteriosa presenza che li infiamma d’amore per Dio e per le anime di giudei e pagani. Una spinta irrefrenabile li porterà ai confini della terra, per portare la lieta notizia dell’Amore di Dio! Lo leggiamo in questo tempo di Pasqua negli Atti degli Apostoli. Contempliamo con loro questa gioia, apriamo le porte del cuore per essere invasi anche noi completamente da questo fuoco d’Amore. Solo accogliendo lo Spirito, diventandone stabile dimora, potremo diventare capaci di Amare col cuore di Dio.
Preghiamo questa decina perché sappiamo diventare docili all’azione dello Spirito
IV MISTERO – MARIA E’ ASSUNTA IN CIELO - Genesi 3, 14-15
Contempliamo ancora la gioia di Maria. Finalmente è per sempre con suo Figlio. Mi piace credere che poiché in Dio tutto è presente, Maria possa godere del Figlio in ogni fase della sua vita terrena: sentirlo muovere in grembo, sussultante di gioia per la bellezza dell’anima materna, tenerlo tra le braccia bambino, abbracciarlo adulto, adorarlo glorioso. Gioiamo con Maria!
Chiedi al tuo vicino per cosa pregare
V MISTERO – REGINA DEL CIELO E DELLA TERRA- Apoc. 12, 2-5
Contempliamo lo splendore di Maria, Regina. Il suo stato privilegiato e la sua gioia in Gesù non le impediscono di essere maternamente preoccupata per ognuno dei suoi figli. Lo sentiamo dal tono accorato dei suoi messaggi, di oggi come dei secoli scorsi. Come è piena la sua gioia, così è grande la sua ansia per il nostro destino. Per la sua pena di madre e per il suo amore per noi, il Padre, come sempre lei dice, le consente di essere ancora con noi, vicina, costante, mai stanca di richiamarci alla vita, alla luce, all’amicizia con Dio. Durante le Ave Maria sentiamo nel cuore la gioia per aver avuto in dono una madre così.
Preghiamo questa decina per le nostre intenzioni spontanee.
XXXII TURRIS DAVIDICA
All’interno della città santa, Gerusalemme, c’è un luogo difeso, imprendibile: una torre, o una fortezza, a cui Davide ha lasciato il suo nome. Così, all’interno della Chiesa, c’è un santuario inviolabile, un presidio inaccessibile: la sua fede. Noi veneriamo in Maria “torre di Davide” questo santuario inviolabile, questo presidio inaccessibile. La Chiesa è il Corpo mistico di Cristo, di cui Davide, che “in Gerusalemme regnò trentatré anni” (2 Samuele, 5, 5), è la figura; ma la sua fede può ben essere raffigurata in quella Torre, che a sua volta, perciò, è figura di Maria. La fede del popolo eletto nel suo Salvatore è espressa luminosamente negli ultimi versi del Magnificat: “Ha soccorso Israele, suo servo, / ricordandosi della sua misericordia, / come aveva promesso ai nostri padri, / ad Abramo e alla sua discendenza, / per sempre” (Luca, 1, 54-55). La fede di Maria è la stessa di Abramo, “che sperò contro ogni speranza”, e grazie alla quale soltanto poté superare la prova della Croce. La fede di Maria è la stessa di Pietro, che alla domanda di Gesù su chi Egli fosse, rispose: “Il Cristo di Dio” (Luca, 9, 20). La fede di Maria è la fede degli umili e dei poveri, che Gesù ha proclamato beati nel Discorso della Montagna. La fede di Maria è quella che ha portato la Chiesa incessantemente nella storia ad affermare e a precisare il suo Credo. Senza la fede di Maria, “beata, perché credette” (cfr. Luca, 1, 45), Gesù non avrebbe potuto costruire su Pietro l’edificio della sua Chiesa, come senza la fede di Abramo, “che gli fu accreditata come giustizia” (cfr. Genesi, 15, 6), non sarebbe mai sorto il popolo nel quale Maria potesse ospitarLo. Maria si trova sempre, per così dire, all’interno dell’interno, nel Santo dei Santi: nella Chiesa è la sua fede, nel Linguaggio è il Suo Silenzio, come nella città di Davide è la sua torre. Non avevamo appunto detto, all’inizio delle nostre meditazioni, che ella è l’origine dell’origine? Infinitamente nascosta, dà riparo a tutti coloro che sanno di averne bisogno, perché non presumono niente di sé, e per i quali cercare un rifugio più esposto significherebbe correre troppi pericoli. In Maria, invece, siamo sicuri, perché perfino Dio vi Si è sentito sicuro, tanto da volerne nascere sulla terra. Maria non può essere vista da chi potrebbe volerla attaccare, sino a quando apparirà ormai “vestita di sole” (Apocalisse, 12, 1), e scoppierà la “guerra nel cielo” (Id., ibid., 7); prima di allora potranno trovarla solo quelli, e si sperano tanti, e potenzialmente tutti, che avranno capito di averne bisogno, e che umilmente, come bambini spaventati da un temporale, cercheranno rifugio in lei. Molto spesso, nella storia, Maria è apparsa con un titolo lauretano: così, a Lourdes, come Immacolata concezione (regina sine labe originali concepta), a Medjugorje come Regina della Pace, e negli stessi anni, in Olanda, proprio come Turris davidica (naturalmente con riserva della definitiva approvazione ecclesiastica). Di quest’ultima apparizione esiste anche un’affascinante riproduzione pittorica (un po’ come è accaduto per il Culto alla Divina Misericordia): su una strada di luce, che parte da una rosa, in lontananza, si staglia in primo piano Maria, a braccia aperte, con il rosario in una mano e l’ostia in un’altra, in mezzo a una ridente vallata, punteggiata di piccole chiese. E’ l’immagine della fede, che deve tornare a rischiarare il nostro paesaggio interiore, così da potersi manifestare poi anche all’esterno. Essa trasmette un senso di intimità e di fiducia tipicamente mariane, e si avvale di quel linguaggio semplice ed efficace che si trova anche nell’immagine della Divina Misericordia. Come stupirsi, del resto, che le apparizioni di Maria si stiano intensificando, dato il costante attacco a cui è sottoposta la fede stessa come tale? Vi è mai stata un’epoca in cui per poter credere bisognasse prima scrollarsi di dosso il peso del mondo? In cui non dico lo stato, non dico la società, ma perfino la cultura le abbiano rifiutato un punto di appoggio? Come dunque Maria non dovrà, per così dire, crearsi da sola questo punto d’appoggio?
La fede, che è “sostanza di cose sperate”, non può apparire. Può apparire però la sua immagine, che è Maria: e se appare come torre di Davide, perché non cercarvi presto rifugio, in un’epoca come questa?
Turris davidica, ora pro nobis!