06 / 01 / 2019
MEDITAZIONE SULL'EPIFANIA DEL SIGNORE
Carissimi vi inviamo la meditazione di Carlo sulla Solennità di oggi, fresca di stampa!
SOLENNITÀ DELL’EPIFANIA DEL SIGNORE
Il fisico americano Frank J. Tipler – uno degli uomini più coraggiosi che esistano sulla faccia della terra – ha scritto un brillante articolo scientifico per dimostrare che la stella di Betlemme era veramente una stella e che ha brillato veramente sopra Betlemme. Purtroppo, in un certo senso come era accaduto a Maria e a Giuseppe, nessuno ha voluto dare ospitalità a tale articolo, che ha dovuto perciò essere pubblicato sul sito dell’autore. L’articolo comincia così: “Voglio essere chiaro. In questo articolo mi concentrerò su due aspetti della descrizione della stella di Betlemme fornita da Matteo. Io li considero di vitale importanza. Primo, partirò dal presupposto che la parola “stella” [astèr]significa esattamente questo. La stella di Betlemme è una stella. Non è un pianeta, o una cometa o una congiunzione fra due o più pianeti, o un occultamento di Giove ad opera della luna. Partirò dal presupposto che la stella di Betlemme era un reale punto di luce fissato sulla sfera celeste. Secondo, partirò dal presupposto che l’espressione usata da Matteo “stava sopra” [estàthe epàno] significa esattamente questo. La stella attraversò lo zenit a Betlemme. Non fluttuava vagamente a sud di Gerusalemme. L’espressione “stava sopra” non è un termine generico applicato a qualche vecchia cometa che casualmente si trovava all’orizzonte intorno all’anno 0 d. C. È specifica. Si applica alla stella di Betlemme, e la stella era lì, nel cielo, esattamente sopra i Magi, al tempo della loro visita al bambino Gesù” (Frank J. Tipler, The Star of Betlehem: a Type Ia/Ic Supernova in the Andromeda Galaxy, 2005, pag. 1; le supernove possono derivare dalla fusione nucleare o dal collasso del nucleo; dai calcoli effettuati dal fisico americano la nascita di Gesù avrebbe dovuto avvenire tra il 22 marzo dell’8 a. C. e il 21 settembre del 7 a.C.). Epifania significa anche questo: manifestazione esterna, e se vogliamo anche esteriore, della gloria di Dio. Non era stato sufficiente che ad esserne testimoni fossero solo dei pastori ignoranti: bisognava che ne prendessero coscienza anche dei sapienti-potenti, e Magi vuol dire appunto “sapienti-potenti” (per la precisione: “coloro-che-sono-forti-della-loro-sapienza ” o “che-usano-la-loro-sapienza-come-uno strumento”; il termine è infatti imparentato con il latino, e poi italiano “macchina”; da qui anche il significato di “maghi”; cfr. Julius Pokorny, Indogermanisches etymologisches Wörterbuch, pag. 718). Colui che è sapiente-potente, o la cui potenza è la sapienza, non può sdegnare la rivelazione di Dio, poiché anche Dio è potente grazie alla Sua sapienza: è onnipotente grazie alla Sua onniscienza. Questo segno, la stella di Betlemme, è apparso nel cielo, ma non è facilmente visibile ad occhio nudo. Per poterla vedere, i Magi hanno dovuto perlustrare con lo sguardo esattamente la regione del cielo nel quale è apparsa, probabilmente all’alba. Come è stato affermato nel Concilio Vaticano I (e posto da Tipler come epigrafe al suo capolavoro, La fisica del cristianesimo): “per mezzo della luce naturale della ragione umana si può conoscere con certezza, attraverso l’esame delle cose create, l’esistenza di un Dio unico e vero, creatore e signore nostro” (Canone De Revelatione, art. 1). I potenti-sapienti di allora, rappresentati dai Magi, non solo non avevano paura di scrutare nel cielo i segni di una regalità futura (cfr. Tipler, art. cit., pag. 2: la costellazione in cui apparve la supernova era, secondo l’astronomo greco Tolomeo, associata con “la nascita di re”), ma probabilmente passavano le notti insonni pur di poterla riconoscere, se mai fosse apparsa. I potenti-sapienti di oggi, i colleghi di Tipler, lo considerano poco meno di un pazzo, e lo hanno completamente emarginato dalla comunità scientifica internazionale (di cui era uno dei fari prima della sua conversione). I Magi, dunque, sono partiti alla ricerca della verità, che hanno visto splendere nel cielo sotto forma di predizione astrologica (a quel tempo astrologia e astronomia erano incastonate l’una nell’altra). Si sono recati da un re umano, per sapere della nascita di un re divino (un re in Israele non poteva essere altri che il Messia…). Quando lo ebbero trovato, “si rallegrarono di una gioia enormemente grande” [echàresan charàn megàlen sfodra], e depositarono ai piedi di Gesù i loro doni: oro [chrysòn], incenso [lìbanon] e mirra [smyrnan]. Si erano messi in cammino portando doni, senza sapere né se, né quando, né come li avrebbero consegnati: la loro fede nella “luce naturale della ragione umana”, alimentata da una visibile manifestazione della Provvidenza, li aveva spinti a partire. Tutta la bellezza e la ricchezza dell’Oriente era presente in quei doni, tanto che “chrysòn”, oro, significa soltanto “giallo” in aramaico, e il “lìbanon” è una nazione, prima di essere l’incenso, e “smyrnan” è una città, prima di essere la mirra… Se avessero potuto, i Magi avrebbero consegnato a Gesù l’Universo intero… Ma in un certo senso, Gli hanno consegnato più dell’universo: Gli hanno consegnato la “luce naturale della ragione umana” e l’hanno vista trasformarsi nella “gloria del Signore che li avvolgeva da tutte le parti [perièlampsen aytùs]” (cfr. Luca 2, 9). Così accade sempre con la vera scienza che, come sapienza, “è un riflesso della luce perenne, uno specchio senza macchia dell’attività di Dio, e un’immagine della sua bontà” (Sapienza 7,26). Essa è la vera e propria Epifania di Dio, che è a sua volta il Verbo incarnato. Nel momento dell’Incarnazione, infatti, Dio ha cessato di essere invisibile, la Sua voce è stata udita, la Sua vita, addirittura, “toccata”: “poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi” (1Giovanni 1, 2). Oggi è il momento della gioia, di quella gioia “enormemente grande” di cui godettero i Magi all’incontro con il Bambino divino, e la sua celeste Famiglia. Sappiamo però che i Magi, profetici anche in questo, hanno anticipato con i loro doni il destino di Gesù, la cui vita fu comprata per trenta denari, la cui parola fu derisa nel tempio, il cui corpo fu straziato sulla croce. Anche di questo, o forse soprattutto di questo, è fatta l’Epifania di Dio: dell’essere rifiutata e disprezzata, perché i Suoi “non L’accolgono” (Giovanni 1,11). Non Lo accolgono oggi, come non Lo accolsero allora; e Suoi siamo tutti, sempre; non soltanto gli Ebrei, allora. In qualunque modo Dio Si manifesti, fa paura. Fa paura quando crea l’Universo dal Nulla, fa paura quando propone al Popolo ebraico – e per suo mezzo all’umanità intera – un patto d’amore. Fa paura persino quando nasce in una grotta (tanto che Erode, e per suo mezzo tutti i re della terra, vogliono subito ucciderLo). Fa paura quando muore in croce, quando per mezzo dei Suoi sacerdoti amministra i sacramenti, e in particolare quando impartisce l’estrema unzione. Fa paura sempre e comunque, perché se non ci facesse paura saremmo costretti ad amarLo… Che l’Epifania sia per noi l’occasione di vincere, con la sua gioia, questa paura: con la sua luce, queste tenebre. Amen.