17 / 09 / 2014
Per inziare bene...iniziamo dall'Ascolto!
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Carissimi, oggi riprende il nostro cammino insieme nella preghiera.
Vi aspettiamo stasera! Vi ricordo che il mercoledì alle 18 non c'è più a S. Anastasia la S. Messa, perché è stata spostata alle 20.30 per il gruppo della Sacra Famiglia. Staremo quindi insieme dalle 19 alle 21.15.
Mi è sembrato opportuno riproporvi questa riflessione, Shema Israel, che forse qualche coraggioso esploratore avrà già trovato nel sito. Ma poiché so che molti di voi hanno poco tempo per questo, vi suggerisco di leggerlo ora, da qui, per entrare nel giusto clima della preghiera del cuore, che ha la sua base nell'ascolto e nell'apertura del cuore all'esperienza di Dio.
SHEMA ISRAEL...
In ogni luogo ormai, siamo costretti a sentire suoni, musiche ovunque, grida, rumori. In ogni situazione vediamo automi con le cuffie persi nei loro suoni personali. In auto stereo a tutto volume. In ogni negozio sottofondi che coprono ogni altra velleità di parola… Penso che non ci possa essere sequela nè obbedienza alla Parola di Dio senza vera esperienza dell'ascolto. Si può udire senza ascoltare. Lo sappiamo…MA COSA CI CHIEDE DIO?
SHEMA ISRAEL: “Ascolta Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le tue forze……..quando ti avrà condotto alle città grandi e belle che tu non hai edificate…quando avrai mangiato e ti sarai saziato, guardati dal dimenticare il Signore, che ti ha fatto uscire …dalla condizione servile” (Deut. 6,4 sgg).
SHEMA Israel.......l'obbedienza chiesta al popolo di Dio viene DOPO che Dio ha fatto sperimentare al Suo popolo la grandezza del Suo Amore per la Sua gente. La salvezza dall'Egitto......dal peccato.......solo l'esperienza diretta e personale, nell'intimo del cuore di ciascuno, dell'amore materno di Dio, può farci capire il senso di una obbedienza che poi è solo l'unica via per la nostra piena realizzazione, per la vera felicità incorruttibile.
Prima di consegnare a Mosè le Tavole della Legge Dio si è rivelato. Ha scelto il suo popolo tra tanti, lo ha eletto a figlio prediletto, lo ha salvato dall’Egitto con mano potente e con prodigi, lo ha sollevato “su ali d’aquila” (Es. 19, 3-6), ha per lui un amore materno, a volte sponsale, si definisce Lui stesso un “Dio geloso”(Es. 34,14). Solo dopo questa Epifania non solo del suo essere Dio, ma del suo essere un Dio di Amore, invita il popolo che si è scelto all’obbedienza alla Sua Legge, gli chiede di ascoltare la Sua Parola e così custodire l’Alleanza con Lui.Chiede in quanto ha amato per primo, dimostrando il suo amore, e proprio perché ama chiede di osservare la sua legge, unica via per vivere l’Amore.
Mosè sul monte entrò “ in mezzo alla nube vi rimase quaranta giorni e quaranta notti” (Es. 24, 18). “La Gloria del Signore appariva come un fuoco divorante” (Es. 24,17).Poi Dio ordinerà la costruzione di un tempio mobile, dove potrà incontrare Mosè e per suo tramite, il suo popolo: “Essi mi faranno un santuario ed io abiterò in mezzo a loro” (Es. 25,8).Di nuovo quindi Mosè incontrò Dio nella “tenda del convegno” durante il viaggio nel deserto: “Quando Mosè entrava nella tenda scendeva la colonna di nube e restava all’ingresso della tenda…..così il Signore parlava con Mosè FACCIA A FACCIA come un uomo parla con un altro”(Es.33, 9 e 11).Dunque la Bibbia ci presenta diversi incontri di Mosè con Dio; cosa significa il simbolismo del fuoco, della nube? Come si trasforma Mosè dopo aver VISTO Dio? “Mentre egli scendeva dal monte non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con lui” (Es. 34,29). L’incontro con il divino divinizza ciò che è umano, così come oggi nell’Adorazione Eucaristica, in modo invisibile ma non per questo meno reale, il Santissimo ci irradia di santità, sanando con una sacra radioterapia, i cancri della nostra anima.Mosè entra nella nube, si avvicina al fuoco, ne scende irradiato….cosa è accaduto? Ha fatto l’esperienza dell’abbraccio del Padre, di colui che si è manifestato amando per primo, eleggendo, liberando, salvando, nutrendo, dissetando.
Cosa significa tutto questo per noi, oggi? Gesù ha perfezionato la Legge, trasformandola semplicemente nel Comandamento dell’Amore. Ciò però è visibilmente opposto a quello che comanderebbe la nostra natura umana, di per sé trascinata verso il basso, tesa naturalmente al male, principe di questo mondo. Quindi il nostro è un udire la Sua voce, senza vero ascolto. Come si può capovolgere la nostra natura umana? Come RINASCERE dall’alto…nascere da acqua e Spirito (Giov. 3, 3-5)?
Come si può sentire veramente, capire, e infine mettere in pratica, la Sua Parola?
Solo FACENDO ESPERIENZA di Dio.
Come è possibile in pratica? Attraverso un tipo di “preghiera di presenza”: immaginare, stando in un luogo silenzioso e in tranquillità interiore ed esteriore, di trovarsi per esempio in un verdissimo prato con il Signore, sperimentare la dolcezza del Pastore, o la Misericordia del Padre del figliol prodigo, o l'essere oggetto del Suo sguardo che è fatto solo di Amore, vivere il riposo sulle ginocchia del Pastore e sentire la Sua carezza. Sentirsi in Sua presenza, restando in silenzio, percependolo, vivendo nella Fede l’assoluta certezza che Lui è lì, accanto a noi. Secondo la nostra esperienza di vita e la nostra personalità, o secondo il particolare momento che stiamo vivendo potremo abbandonarci, sentendoci piccoli, nella mano del Padre, o sentendolo Pastore potremo vederci agnellini immaturi che Lui tiene sulle spalle, o feconde ma stanche pecore madri che lui conduce pian piano al riposo. Potremo sperimentare l’abbraccio gioioso del Padre se ci sentiamo figli peccatori che tornano a Lui, potremo vivere la chiamata a risorgere dalle nostre ceneri di peccato come Lazzaro, o magari vivere l’esaltante gioia di accostarci alla Presenza Trasfigurata di Gesù, nel dono di una rivelazione più intensa.
Solo dopo aver fatto questa esperienza, dopo aver avuto la certezza della Sua presenza accanto a noi e delle infinite Grazie di cui ha disseminato la nostra vita avendoci più volte salvato dalla schiavitù dell’Egitto-peccato, saremo in grado di vivere gradualmente, e con tutti i nostri limiti, l’OBBEDIENZA. A questo punto, fermo restando che tutto in noi sembra andare in senso opposto, agirà la Grazia invocata nella preghiera unitamente al nostro rafforzato impegno : “Dal profondo a te grido Signore…se consideri le colpe Signore, Signore, chi potrà sussistere? (Sal. 130).“…nella colpa sono stato generato, nel peccato mi ha concepito mia madre. Ma tu vuoi la sincerità del cuore e nell’intimo mi insegni la sapienza…..Crea in me o Dio un cuore puro” (è una NUOVA CREAZIONE e spetta solo a Dio, solo Lui, invocato, può ricreare il nostro cuore) (Sal. 51).
Per questo poi in Giovanni leggiamo che Gesù dice ai Giudei: “Chi è da Dio ascolta le parole di Dio: per questo voi non le ascoltate, perché non siete da Dio” (Giov. 8,47), evidenziando che solo chi è IN Dio, chi è consapevole della propria figliolanza divina, ascolta/obbedisce alle Sue Parole. Ma può esserne consapevole solo chi ne ha fatto l’esperienza nel cuore di cui abbiamo parlato.
Nel Vangelo l’ascolto del discepolo è sinonimo di messa in pratica.
Tante volte Gesù ha detto “chi ha orecchi per intendere intenda….”
“Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli -siete infatti il più piccolo di tutti i popoli-, ma perché il Signore VI AMA…..vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha riscattati liberandovi dalla condizione servile…..riconoscete dunque che io il Signore vostro Dio è Dio, il Dio fedele che mantiene la sua alleanza e benevolenza per mille generazioni, con coloro che l’amano e osservano i suoi comandamenti” (Deut.7, 7-9). Dio comanda perché ama. Obbedire significa in fondo riconoscere di avere un PADRE, fare esperienza di paternità. Anche nella vita ordinaria, nell’infanzia avere un padre che ci ama e ci protegge implica l’obbedienza, il seguire le vie che ci indica, per il nostro bene, chi ha più esperienza di noi ed ha a cuore la nostra incolumità fisica e spirituale. Nell’Antico Testamento Dio ha dimostrato di amare e quindi il suo popolo, pieno di fiducia in Colui che può tutto, sa che qualunque cosa Dio possa chiedergli è solo per continuare a riversare amore su di lui. Solo Colui che CREA un essere possiede il segreto per farlo vivere nella sua pienezza, per farlo realizzare pienamente. Le Leggi divine sono le norme più consone alla natura stessa dell’uomo come era prima della contaminazione originaria. Sono le sante barriere contro lo straripare dei flutti delle passioni incontrollate, dei bassi istinti, dei peccati di orgoglio, invidia, di violenza, in una parola, dell’ egoismo. Questo viene mirabilmente riassunto nel Comandamento dell’Amore. Vivere nella Legge è il solo modo per l’uomo di vivere nella Gioia: “Se osserverete i miei comandamenti rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia GIOIA sia in voi e la vostra GIOIA sia piena” (Giov. 15, 10-11). Da questo deriva poi la “grande promessa” di Gesù: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e MI MANIFESTERO’ A LUI….se uno mi ama osserverà la mia Parola e il Padre mio lo amerà e NOI verremo a lui e PRENDEREMO DIMORA PRESSO DI LUI. Chi non mi ama non osserva la mia parola; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato” (Giov. 14, 21-24).
Dovremo quindi mettere insieme tre elementi: l’esperienza diretta di Dio, l’ascolto alla luce di questa esperienza e infine la Fede.La FEDE, come si legge in S. Tommaso (che commenta il capitolo 10 della Lettera ai Romani sul non ascolto dei Giudei), viene dall’ascolto, ma i Giudei ci dimostrano che non tutti quelli che ascoltano credono; l’ascolto da solo non basta, ma è necessario. La Fede unisce due fattori, l’inclinazione del cuore a credere, che è un dono gratuito della Grazia, e che dobbiamo sempre implorare da Dio, e la conoscenza di ciò in cui si deve credere, che viene dall’ascolto.
Dopo la necessaria messa in pratica nell’obbedienza, il FRUTTO maggiore e più maturo del vero ascolto, possibile ad ognuno di noi in virtù dei doni battesimali, è la PROFEZIA. Dalla fedeltà alla Parola, una volta affinata la capacità di ascolto nel suo senso più pieno, il Signore, attraverso la Voce dello Spirito, può affidarci una parola profetica per noi, per il nostro prossimo, o per il Popolo di Dio.Talento gratuitamente donato dalla bontà di Dio, purchè lo si spenda nell’umiltà e nella cornice della maggiore credibilità di vita possibile.
Cerchiamo dunque, se l’obbedienza alla volontà di Dio ci viene ancora troppo difficile, la via più iniziale, quella al gradino di partenza: vivere più profondamente l'esperienza del ricevere, percepire, ascoltare, accogliere, la tenerezza di Dio, in tutte le sue infinite forme, fino a sentire la Sua carezza nel profumo d'erba che vola nell'aria di primavera. Cercando di cogliere ogni bene che ci sfiora come frutto della Sua attenzione per noi. E da qui poter ripartire. Riponendo la nostra fiducia totale in Lui e non più in noi stessi.
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