11 / 07 / 2014
S. Benedetto - Buone Vacanze!
Cari Amici, ieri sera ci siamo ritrovati con molti di voi a S. Anastasia per un’ultima preghiera del cuore e per raccogliere le vostre intenzioni di preghiera. Martedì partiremo per Medjugorje con alcuni amici di “Marta e Maria” e porteremo le vostre preghiere alla Mamma. Saremo i vostri postini! Ci fermeremo una settimana.
Poi subito dopo “Marta e Maria” sarà a La Verna, insieme al gruppo dell’Unione Eucaristica e a padre Valentino, dal 25 al 27, ed infine il 29 prenderà il volo per il Santuario di Schoenstatt, presso Coblenza. Sarete tutti con noi, e ovunque presenteremo le vostre intenzioni al Signore.
In tutti e tre i pellegrinaggi porteremo con noi la preghiera del cuore, sperimentando la gioia di poter pregare insieme, contemplando nei luoghi dello Spirito.
Come sapete, abbiamo anche festeggiato un anno di vita del Sito, inaugurato il giorno di S. Benedetto. Vi incollo qui sotto la meditazione di Carlo su questa festa. Pregate per noi!
Se volete, cliccando sulla stellina pulsante del sito, troverete un piccolo pensiero quasi quotidiano (almeno per i giorni in cui saremo a Roma) per pregare.
Forse avrete un po’ più di tempo libero nelle prossime settimane, non dimenticate l’appuntamento giornaliero con la preghiera del cuore! Scriveteci come procede la vostra strada verso la contemplazione!
Andate nella pagina della bibliografia e cercate di leggere qualche testo di approfondimento!
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Siamo chiamati ad essere gli uni per gli altri vasi comunicanti della Grazia e dell’Amore di Dio. Ma come deve essere un vaso comunicante per essere veramente tale?
Vuoto e pulito.
Approfittiamo di questo periodo estivo per lavorare su questo. Lasciamo che il Signore possa togliere quello che ci occupa inutilmente, e possa purificare ciò che ancora rende torbida la pura acqua della Grazia.
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La contemplazione non è altro che un’infusione segreta , pacifica e amorosa di Dio la quale, se lasciata libera, infiamma l’anima nello spirito d’amore.
(S. Giovanni della Croce)
Buone vacanze a tutti! Dio ci benedica!
Newsletter dal sito www.martaemaria.com
FESTA DI SAN BENEDETTO
Quando si parla di San Benedetto, si parla del monachesimo occidentale. Già da diversi secoli infatti, in oriente, era nata la cosiddetta spiritualità del deserto, e aveva anzi già dato i suoi frutti migliori. In Occidente si è dovuto aspettare l’inizio del VI secolo, e cioè la fine dell’Impero Romano. Probabilmente, a pensarci bene, Monachesimo e Impero non erano compatibili… Il monaco deve “rendersi estraneo alle azioni del mondo” (saeculi actibus se facere alienum): come poteva accadere questo, finché era in vita l’Impero Romano? Come poteva trasformarsi in animale mistico quello che da Aristotele era stato definito come animale politico? Col venir meno dello Stato, e con la lenta ascesa della Chiesa. In Occidente, a partire da allora, e per circa un millennio, la Chiesa ha preso il posto dello Stato. I guerrieri di questo nuovo Stato, che era la Chiesa, furono i monaci benedettini. Altrettanto spietati con se stessi quanto i legionari lo erano stati con i nemici, altrettanto vogliosi di conquistare anime a Cristo quanto quelli lo erano stati di conquistare corpi a Roma, altrettanto fanaticamente devoti al papa, quanto quelli lo erano stati all’imperatore: “Ecco la legge sotto la quale vuoi militare: se la puoi osservare, entra; se invece non puoi, sei libero di andartene” (Ecce lex sub qua militare vis: si potes observare, ingredere; si vero non potes, liber discede). Eppure, stranamente, quanto più la Regola si faceva stringente, tanto più l’Europa si riempiva di monasteri, dove “assolutamente niente era anteposto a Cristo” (Christo omnino nihil anteponant): “assolutamente niente” significa: né i familiari, né gli interessi, né la patria, né gli affetti, esattamente come sarebbe stato assurdo, cinque secoli prima, che un soldato anteponesse qualche cosa alla gloria di Roma. Così, in effetti, questi ultimi hanno fatto la grandezza di Roma; allo stesso modo quelli hanno fatto la grandezza dell’Europa. Che si intende per “grandezza dell’Europa”? Non certo le colonie, o i traffici, o la scienza, ma l’arte di vivere insieme per realizzare un ideale. Se ancora oggi l’Europa può insegnare quest’arte al resto del mondo, lo deve ai suoi monaci, e al loro abate, che ha loro prescritto: “Gli uni prevengano gli altri nel rendersi onore, sopportino con ogni pazienza le proprie infermità sia fisiche che morali, facciano a gara nel prestarsi reciproca obbedienza; nessuno cerchi quello che giudica utile per sé, ma piuttosto quello che lo è per gli altri, si diano castamente all’amore della fraternità, con amore temano Dio, prediligano il loro abate con carità sincera e umile…”. Lo possono fare, perché lo hanno eletto loro. Mentre infatti nel monachesimo orientale il nuovo abate veniva designato da quello precedente, in quello occidentale egli viene eletto dai monaci. Secondo alcuni tale procedura, assolutamente innovativa, è all’origine dei moderni sistemi elettorali. Ancora oggi noi diciamo, di qualcuno che conta qualcosa, che ha voce in capitolo… I monaci si sono riuniti intorno a San Benedetto per glorificare il Signore: tendenzialmente in ogni attimo deve risuonare una lode, quanto più armoniosa, tanto meglio. Per questo nasce il canto gregoriano (così chiamato dal grande biografo di Benedetto, il papa Gregorio), distinto in concentus (sorta di recitativo per le antifone) e in accentus (sorta di aria per i salmi). Tale è l’opus divinum, l’opera divina che i monaci si sono riuniti insieme per compiere: “Come dice il profeta: (Salmi, 118, 164). Questo sacro numero di sette sarà da noi rispettato, se adempiremo agli obblighi del nostro servizio alle lodi, a prima, a terza, a sesta, a nona, al vespro e a compieta”, così da recitare tutto il salterio in una settimana. Ciò, dice San Benedetto, è frutto della nostra rilassatezza, perché i Padri del Deserto recitavano tutto il salterio ogni giorno (XVIII, 23-24)! E aggiungeva: “Noi siamo certi che la presenza divina è dappertutto e che (Proverbi, 15, 3); tuttavia dobbiamo crederlo senza alcun dubbio soprattutto quando partecipiamo all’opera divina. Ricordiamoci sempre perciò delle parole del profeta: (Salmi, 2, 11), e ancora: (Id., 46,
, e : (Id., 137, 1). Consideriamo dunque come convenga stare dinanzi alla divinità e ai suoi angeli, e impegniamoci nella salmodia in modo che la mente concordi con la voce” (XIX). Tale, lo abbiamo detto, è l’ufficio principale del monaco, quello senza il quale tutto il resto perderebbe senso. Rimane però del tempo libero, e poiché “l’oziosità è nemica dell’anima… in certe ore i fratelli devono compiere un lavoro manuale, in altre devono dedicarsi alla lettura divina” (XLVIII,1). Da ciò la famosa massima: ora et labora. Si può notare tuttavia che dei 73 capitoli che compongono la Regola, soltanto uno è dedicato a tali attività. Per quanto dunque i monasteri benedettini abbiano, con le loro attività agricole, ridisegnato la mappa fisica del continente, e con quelle intellettuali, creato ex novo la sua mappa spirituale, possiamo affermare senza tema di smentite che non era questo l’obiettivo primario di San Benedetto. Allo stesso modo, l’intento principale di Gesù non è stato certo quello di abolire la schiavitù o di migliorare la condizione della donna (cose entrambe che si sono verificate forse soltanto grazie alla Sua predicazione): Dio Si manifesta per salvarci, ma spesso non può farlo senza provocare una rivoluzione nei nostri modi di vita e nelle nostre società… Lo storico ateo può senz’altro ignorare la salvezza eterna che Dio ci ha fatto conseguire anche per mezzo di tali positivi cambiamenti, ma il cristiano che si prenda la briga di riflettere non può non commuoversi di fronte a un fenomeno di questo tipo: quando Dio vi Si manifesta, per questo fatto stesso il mondo migliora! Caro San Benedetto, padre della nostra liturgia e patrono di un’Europa che vorremmo continuare a chiamare nostra, insegnaci a non anteporre veramente niente a Cristo, così che i fiumi d’acqua viva che sgorgano da Lui possano continuare ad irrorare i nostri deserti, come già irrorarono quelli dei tuoi tempi che furono sicuramente più calamitosi dei nostri, amen!
, e : (Id., 137, 1). Consideriamo dunque come convenga stare dinanzi alla divinità e ai suoi angeli, e impegniamoci nella salmodia in modo che la mente concordi con la voce” (XIX). Tale, lo abbiamo detto, è l’ufficio principale del monaco, quello senza il quale tutto il resto perderebbe senso. Rimane però del tempo libero, e poiché “l’oziosità è nemica dell’anima… in certe ore i fratelli devono compiere un lavoro manuale, in altre devono dedicarsi alla lettura divina” (XLVIII,1). Da ciò la famosa massima: ora et labora. Si può notare tuttavia che dei 73 capitoli che compongono la Regola, soltanto uno è dedicato a tali attività. Per quanto dunque i monasteri benedettini abbiano, con le loro attività agricole, ridisegnato la mappa fisica del continente, e con quelle intellettuali, creato ex novo la sua mappa spirituale, possiamo affermare senza tema di smentite che non era questo l’obiettivo primario di San Benedetto. Allo stesso modo, l’intento principale di Gesù non è stato certo quello di abolire la schiavitù o di migliorare la condizione della donna (cose entrambe che si sono verificate forse soltanto grazie alla Sua predicazione): Dio Si manifesta per salvarci, ma spesso non può farlo senza provocare una rivoluzione nei nostri modi di vita e nelle nostre società… Lo storico ateo può senz’altro ignorare la salvezza eterna che Dio ci ha fatto conseguire anche per mezzo di tali positivi cambiamenti, ma il cristiano che si prenda la briga di riflettere non può non commuoversi di fronte a un fenomeno di questo tipo: quando Dio vi Si manifesta, per questo fatto stesso il mondo migliora! Caro San Benedetto, padre della nostra liturgia e patrono di un’Europa che vorremmo continuare a chiamare nostra, insegnaci a non anteporre veramente niente a Cristo, così che i fiumi d’acqua viva che sgorgano da Lui possano continuare ad irrorare i nostri deserti, come già irrorarono quelli dei tuoi tempi che furono sicuramente più calamitosi dei nostri, amen!