S. Messa e la Preghiera del cuore.

02 / 03 / 2014

S. Messa e la Preghiera del cuore.

Cari Amici, oggi abbiamo trascorso una giornata molto bella, avendo potuto approfondire, in un clima di fraternità, i tanti rapporti tra la S. Messa e la Preghiera del cuore. Nella mattinata, accolti splendidamente dalle Sorelle Francescane Missionarie di Maria, padre Valentino ha tenuto una catechesi sulla S. Messa. Almeno…così lui pensava (bene) di fare, non sapendo che sarebbe stato infinite volte interrotto dalle nostre tante domande!
 
Ma abbiamo imparato comunque molte cose, prima su tutte: abbiamo compreso di aver capito fino ad oggi molto poco sulla Messa…ognuno di noi aveva delle proprie aspettative sulla Celebrazione: chi amava i canti, chi il silenzio, chi la musica e chi le pause, chi l’omelia di un certo tipo, chi una partecipazione composta ed ordinata, tutti ingredienti per poter dire “ho partecipato ad una bella Messa”…
 
Padre Valentino ci ha portato a capire che la Messa ha un enorme valore in sé, non ha alcuna dipendenza dai nostri personali criteri di perfezione, estetica, armonia…
 
C’è poi in noi una sorta di perfezionismo, un narcisismo, che ci fa perdere di vista il valore della Messa anche dal punto di vista di evento Comunitario. Spesso pensiamo, sentendoci dei mistici mancati: “Voglio chiudermi nella mia preghiera, e veramente qualche tipo di fedele mi crea un po’ di disturbo”… Non  devo recarmi in Chiesa solo per me, ma per partecipare come Popolo Sacerdotale. Non a caso Chiesa viene dal greco ecclesia, che significa assemblea…
 
Un altro rischio è quello di fare del rito un idolo. Un servire la Legge a scapito del cuore della Messa. Non è il rito che fa la Messa. Uno sguardo eccessivamente rigido verso le regole del rito non aiuta a vivere il senso della Liturgia.
Anche perché così facendo commetteremmo il peccato di voler fare da noi stessi anche la Messa: la Messa come solo risultato di regole, norme rituali applicate alla lettera. Una Liturgia senza partecipazione attiva di Dio…messo da parte dall’onnipotenza liturgica umana. Dimenticando che, come nella preghiera, ancor di più nella Messa, è solo Uno che guida tutti gli altri, e senza quell’Uno tutti gli altri sono nulla. La liturgia è mistero…è azione di Dio! E se qualche elemento non è perfetto, Dio comunque è più grande e mette il resto!
 
Dopo il confronto sulla Messa abbiamo celebrato l’Eucarestia, in una piccola cappella, cercando di vivere da subito la Liturgia in modo diverso, più consapevole. E’ stata una celebrazione intensa, partecipata col cuore, con un ritmo lento e solenne, senza fronzoli né approssimazioni, tendendo a quanto p. Valentino aveva letto la mattina sul testo del Concilio Vaticano II sulla Messa, ove si trovava la bella indicazione di una celebrazione caratterizzata da una “nobile semplicità”.
 
Dopo un pasto certo non frugale, con panini, frappe, castagnole e spumante, per festeggiare l’amicizia e il carnevale, abbiamo fatto l’esperimento di una preghiera del cuore incentrata sulle varie parti della Messa.
 
Come al mattino avevamo cercato di vivere la Messa con il cuore, così nella Preghiera abbiamo cercato di rivivere la Messa, moltiplicandone all’infinito gli effetti. Diversamente dal solito, abbiamo diviso la preghiera in 4 fasi: entro, ascolto, parlo, contemplo. E’ stato un incontro profondo con il Signore, specialmente avendo potuto fare la preghiera nella cappellina davanti al Santissimo, così vicino da poterlo toccare!
 
Pensando di fare una cosa utile per tutti, ho pensato di riportare qui in fondo alla newsletter la parte centrale della preghiera del cuore di oggi. Se volete, potete farla anche voi: dopo la fase preparatoria di rilassamento del corpo, distensione dell’anima e respirazione lenta,  che ormai avete imparato a fare, cominciate dalla fase “Entro”, e seguite la traccia fino in fondo.
 
Riporto in fondo anche la Meditazione Lauretana di Carlo di mercoledì scorso, “Specchio di giustizia”.
 
Vi ricordiamo un altro evento, una nuova piccola missione esterna della Preghiera del cuore di Marta e Maria, alla quale invitiamo tutti voi: lunedì 10 Marzo ci sarà un incontro di presentazione teorico/pratico della PdC presso la Fraternità Francescana della Parrocchia di S. Giuseppe da Copertino (Via dei Genieri 10), dalle 18 alle 20.
 
Infine due segnalazioni per vivere in pienezza la nostra Fede:
 
 Martedì 4 Marzo, festa annuale del Santo Volto di Gesù. E’ una devozione importante per i cultori della preghiera del cuore secondo la scuola di S. Teresa: preghiamo con il sorriso al Volto che ci è sempre davanti agli occhi e nel cuore…      Dalle 16,20 alle 18 nella Chiesa di S. Stefano del Cacco (V. di S. Stefano del Cacco) Rosario, S. Messa del S. Volto, Adorazione.
 
Domenica 9 Marzo dalle 10 alle 17 ci sarà la Giornata di Spiritualità di Nuovi Orizzonti  con catechesi di Chiara Amirante (Teatro Orione, Via Tortona 3 – vi consigliamo di arrivare almeno mezz’ora prima – contributo teatro euro 5,00).  
 
 Il nostro prossimo appuntamento a S. Anastasia sarà mercoledì 12 Marzo, ore 19/21,30.    
 
Tutti questi appuntamenti potrete vederli sul calendario del sito, con maggiori dettagli.
 
E’ stato infine pubblicato nell’apposita pagina, il Messaggio di Medjugorje di oggi.
 
Un caro saluto a tutti!
 
 
Newsletter dal sito www.martaemaria.com          
 
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1 ENTRO
 
Che cosa significa – entrare? “Passare-da-fuori-a-dentro”. Nel caso della Messa, ciò risulta abbastanza evidente; ma nel caso della preghiera del cuore, che cosa potrà mai significare? Gesù ci ha detto: “Il regno dei cieli è dentro di voi”. Noi dovremmo essere capaci di entrare in noi stessi con la stessa attenzione e lo stesso riguardo con cui entriamo in una chiesa. Noi – ce lo dice la Scrittura – siamo “il tempio di Dio”. Attraverso la preghiera del cuore, noi abbiamo la possibilità di entrare in noi stessi. Una tipica formula di ingresso dice: “A te, Signore, èlevo l’anima mia. Dio mio, in te confido: che io non sia confuso. Non trionfino su di me i miei nemici. Chiunque spera in te non resti deluso (1° Domenica di Avvento, anno A). Certi di trovare in noi ciò che ci sorregge e ci giustifica, noi chiediamo a noi stessi il permesso di entrare in noi stessi: molto spesso, infatti, questo ingresso ci è negato! Noi siamo simili a quel re, di cui parlava Kierkegaard, che, pur avendo a disposizione una reggia vasta e meravigliosamente arredata, piena di parchi e di giardini, era andato ad abitare in una cantina maleodorante, e infestata dai topi! IncarnandoSi in noi, Dio ci ha resi ancor più simili a Sé: vogliamo negarGli ciò che Lui stesso ha voluto che fossimo?                               
Entriamo dunque in noi stessi, e chiediamoGli perdono dei nostri peccati!              
 (Silenzio)
 
 
2 ASCOLTO  
 
Nel grande silenzio che si è fatto dentro di noi, noi siamo in grado di ascoltare. Perché andiamo a Messa, se non per nutrirci del Verbo, sia Esso quello che viene pronunciato, sia Esso quello che viene offerto? Parola e mensa si presuppongono a vicenda, così come Gesù ha insegnato per morire, ed è morto per insegnare. La preghiera del cuore è l’Arte del silenzio, e per questo riconosce in Maria la sua Maestra. Nel corso dei tre anni del ciclo liturgico, quasi tutta la Bibbia passa, attraverso le nostre orecchie, nel nostro cuore. Si potrebbe dire, con una battuta, che il ciclo liturgico è l’ABC della Salvezza… Ma anche al di fuori della Messa, anche nella preghiera del cuore, noi abbiamo bisogno di ascoltare. Ascoltare significa, letteralmente, “porgere-l’-orecchio”. A chi  porgere l’orecchio, in primo luogo, se non a Dio, e cioè a Colui che ha detto: “Ascolta, Israele” (Deuteronomio, 6, 1), e cioè, “ascolta, umanità”? “La fede”, dicevano gli antichi, “è dall’udito”, e Gesù stesso concludeva spesso i Suoi discorsi con l’ammonizione “chi ha orecchie per intendere, intenda!”. Abbiamo noi orecchie per intendere? La preghiera del cuore deve servire anche a questo, e cioè a fare delle nostre orecchie, delle “orecchie per intendere”! Che lo Spirito Santo apra dunque le nostre orecchie, e che, come nell’augurio formulato dal sacerdote durante il nostro Battesimo, queste “diventino presto capaci di intendere la Parola di Dio”…                                                                                  (Silenzio)                                           
 
 3 PARLO      
 
Cerchiamo di mantenere la posizione corretta e la respirazione lenta. Se ci viene sonno apriamo gli occhi e guardiamo con amore l’icona.  Iniziamo ora a rispondere alle parole di Dio. Così come avviene nell’Offertorio della Messa, dove in veste Sacerdotale, insieme al Celebrante, tutti insieme offriamo al Padre in Sacrificio il Figlio, Agnello eterno, presentiamo ora a Dio l’offerta di noi stessi, le sofferenze del corpo e dell’anima, le difficoltà, le prove, desiderando “completare nella carne ciò che manca ai patimenti di Cristo”, unendo ogni dolore, trasformato in sofferenza, alla Croce redentiva di Cristo, per la Salvezza del Mondo.  Rendiamo così la nostra una preghiera universale.
Doniamoci nella PdC a Dio così come siamo, ci consegniamo a Lui vinti dal suo Amore per noi e dal nostro per Lui, nudi e liberi, tornati bambini nella semplicità dell’accogliere la nostra miseria.  Offriamo anche questa nostra miseria. Nella  Preghiera adesso, come nella Messa, portiamo a Dio tutte le nostre preoccupazioni, le angosce, i peccati, le debolezze, presentiamo noi stessi e le persone che portiamo nel cuore.
Eccomi Signore, il tuo amore mi ha vinto…usami per camminare nelle strade del mondo…fammi un tuo strumento di salvezza…unisco ogni mio dolore a te…lo accetto, presento tutto a te…guariscimi, purificami, usami… (Silenzio)                               
 
    4 CONTEMPLO                   
 
La seconda parte della Liturgia Eucaristica è il centro della preghiera del cuore nel suo culmine contemplativo. Il Signore prende dimora nel nostro Tempio, tutta la Trinità ci inabita. E’ bello restare a lungo in silenzio dopo aver ricevuto l’Eucarestia, anche senza alcuna parola, in quella preghiera dello STARE, uniti nell’abbraccio, nell’incontro di sguardi, nella fusione dei cuori. E’ La preghiera di amore, ove le parole non sono più necessarie.   Il Ringraziamento dopo la Comunione è la vetta più alta della contemplazione.  Noi ci siamo donati a Lui e Lui si dona a noi. Inizia subito dopo la Comunione un tempo di assimilazione profonda. Se dopo la Comunione usciamo frettolosamente dalla Chiesa, è come stare con un ospite a cena e lasciarlo da solo. Gli impediamo di agire in noi. Rimane un cibo che non viene assimilato, che non può nutrire né portare frutto. Invece più ci doniamo, più facciamo spazio e lo lasciamo agire, più Lui si dona.
Nel banchetto di Nozze, Dio si dona alla Sposa e questa si dona a Lui. E’ un Dio geloso, un fuoco divorante che si nutre del nostro desiderio.  Lui è alla porta e bussa…se gli apri cenerà con te.   S. Agostino ci dice che Gesù in noi mentre ci nutre si nutre di noi stessi, ci assimila a sé, in uno scambio di doni…      
S. Teresa raccomandava almeno dieci minuti di raccoglimento per un ringraziamento silenzioso, e per lasciare che il Pane ricevuto ci nutra e ci trasformi in profondità, ci faccia di nuovo ritrovare l’originaria somiglianza con Cristo.  Dunque non solo ringraziamento, ma soprattutto un tempo per amare, per una contemplazione di questa compenetrazione, senza uso di parole, che anzi sono di disturbo. Nella PdC possiamo prolungare gli effetti della Comunione, rinnovarla nei giorni seguenti, ritornando nel cuore alla Sua presenza.
Pensa adesso di ricevere la Comunione spirituale, desidera con tutto te stesso di incontrare Dio nel tuo cuore…torna con il cuore alla Comunione di questa mattina, torna a Lui presente in te…    Lasciamo che il Pane che mangiamo a sua volta ci mangi…ci renda simili a Lui…stiamo entrando nella camera nuziale…diveniamo una cosa sola con Cristo…
Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita.  Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.  Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.  Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.  Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me.  (Giov. 6)                                                   
(Silenzio)           
 
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TEMA DI RIFLESSIONE GENERALE S. MESSA/PR. DEL CUORE
 
La S. Messa, preghiera di ringraziamento, è la forma più alta di preghiera. Tutte le altre forme di preghiera devono partire da questo modello. Per questo nella PdC, come in una S. Messa spirituale, noi iniziamo invocando lo SS, chiedendo perdono e perdonando. Nella Messa, parallelamente a quanto avviene nella PdC, con il Gloria e il Sanctus lodiamo Dio, durante la Liturgia della Parola entriamo in un deserto di ascolto, attraverso l’Omelia meditiamo la Parola, nell’Offertorio parliamo con Dio. Nella seconda parte della Liturgia Eucaristica entriamo in intimità con Dio, vivendo la contemplazione ed il ringraziamento nei momenti dopo la Comunione. Per questa similitudine tra S. Messa e Pdc, viceversa possiamo vivere la Messa con il cuore, partecipando col cuore ai vari momenti della Messa. Non come spettatori ma come attori. Il Battesimo ci rende sacerdoti, per questo nella Messa siamo tutti sacerdoti, insieme al celebrante che è il primo. Tutto il rito è una preghiera di ringraziamento che tutti insieme, come sacerdoti, cioè ponti tra il mondo e Dio, eleviamo al Padre. In entrambi i casi si prega con il sorriso…entrando in una Chiesa impariamo a sorridere, il Padrone di Casa è lì ad aspettarci!
 
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XXVI SPECULUM IUSTITIAE
 
Lo abbiamo detto, e lo ripeteremo: in Maria noi abbiamo l’immagine della condizione umana prima del peccato originale. In altre parole Maria è il genere umano quale sarebbe se non avesse prevaricato. Proprio per questo, a partire dal Concilio di Trento, si parla di giustizia originale (cfr. Catechismo della Chiesa cattolica, n. 376). Maria è appunto lo specchio di tale giustizia. In lei Dio è venuto ad incarnarsi come allora “passeggiava nel giardino” (Genesi, 3, shades. Per questo ella è detta “piena di grazia” (Luca, 1, 28) e “benedetta fra le donne” (Id., ibid., 42). Quale miracolo che la giustizia, infranta dal peccato, si riverberi in una donna, a beneficio di tutta l’umanità! Ma come sempre, nelle cose di Dio, la giustizia ripristinata in Maria è, se così possiamo dire, molto più giusta della prima, poiché ha comportato la Sua stessa Incarnazione! Nella bolla Ineffabilis Deus, con cui il beato Pio IX ha promulgato il dogma dell’Immacolata Concezione, troviamo scritto: “… la beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua Concezione fu preservata immune da ogni macchia del peccato originale per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente e in previsione dei meriti di Cristo Gesù Salvatore del genere umano”. La giustizia originale, di cui pure Maria è lo specchio, si infranse contro la prevaricazione umana; la giustizia rinnovata o derivata (ma in realtà ampliata e potenziata) dell’Incarnazione, comporta, come abbiamo visto, la preservazione di Maria “da ogni macchia di peccato originale”. Maria non è lo specchio di quella senza essere lo strumento di questa, e viceversa; in altre parole fu proprio la necessità dell’Incarnazione che diede a Maria il privilegio di poter riflettere perfettamente la giustizia originale. Così Maria può prendere il posto di Eva e Gesù quello di Adamo, per una creazione nuova e grazie a una giustizia rinnovata. Tuttavia il titolo che stiamo considerando ci invita a focalizzare la nostra attenzione piuttosto sul lato per cui Maria è specchio della giustizia originale che su quello per cui è strumento di quella rinnovata. In Maria noi respiriamo l’aria del Paradiso, elaboriamo il significato delle cose create, dialoghiamo con Dio. Dormiamo e ci risvegliamo nella pace: non siamo forse all’indomani del Settimo giorno, quello in cui Dio stesso Si è riposato? Che risveglio beato, che pace solenne: sembra già, quasi, una delle nostre domeniche, quando nuovamente possiamo respirare l’aria del Paradiso, elaborare il significato delle cose create, dialogare con Dio! In questa atmosfera ci immerge ogni chiesa, come se tanti, infiniti paradisi fossero riflessi dallo specchio di Maria! Ma non siamo soltanto prima del male, siamo anche oltre il male, e per sempre. Ci troviamo in un paradiso da cui, se lo vogliamo, nessun serpente verrà a strapparci; mangiamo e beviamo il Figlio di Maria: di che cosa possiamo avere paura? In Maria, la purezza ha attraversato tutta la storia, come una cometa che non perde la sua luminosità anche attraversando i sistemi solari più densi; con lei ogni liberazione diventa possibile, così come Archimede distrusse la flotta romana con la pura forza del sole, riflessa dal suo specchio! Mettiamo questo specchio davanti al maligno, e vediamo come lo bruceranno le fiamme dell’inferno! Di lei si può dire, come del Buon pastore: “Se dovessi camminare in una valle oscura, / non temerei alcun male, perché tu sei con me” (Salmi, 23, 4)! In lei risplende ancora la perfezione dell’Universo creato da Dio, per la gioia dell’Uomo. Da questo specchio di giustizia, come da una lampada di Aladino, si riversano i fiumi e le valli, le montagne e i mari, le costellazioni e le galassie di cui il Verbo aveva appena pronunciato il nome e che Adamo era chiamato a interpretare. In questo specchio di giustizia vorremmo rifletterci anche noi, e se noi saremo giusti, almeno un po’, noi vi ci rifletteremo… Speculum iustitiae, ora pro nobis! 
 
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