23 / 05 / 2014
Sacerdozio regale
Contemplando la Parola che sarà spezzata sugli altari in questo fine settimana
Carissimi, rieccoci qui, a nutrirci della Parola di sabato e domenica, per trarne piccoli semi di contemplazione. Prima di iniziare la nostra preparazione alla Pentecoste, che inizieremo insieme da mercoledì, cerchiamo di concludere, accedendo alla vetta più alta, il nostro percorso alla ricerca del senso più profondo con cui vivere la nostra rinascita dalle acque pasquali.
Giovanni 15,18-19
“Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia.”
Dal momento in cui Dio ci ha scelti, appena ricevuta la nostra adesione, finiamo di appartenere al mondo che fino a quel momento ci ha posseduto. Veniamo tolti dal mondo per essere immersi nell’eternità, nel Regno che non ha fine, non ha tempo né luogo. Questo passaggio è ben descritto nella lettera a Diogneto, che scegliemmo come copertina del nostro sito:
I cristiani vivono nella carne, ma non secondo la carne; trascorrono la loro vita sulla terra, ma la loro cittadinanza è quella del cielo.... A dirla in breve, come è l'anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani. L'anima è diffusa in tutte le parti del corpo e i cristiani nelle città della terra. L'anima abita nel corpo, ma non è del corpo; i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo.
Per questo il mondo, non riconoscendoci più come suoi, inizia ad odiarci. Ma questo odio non deve farci paura, perché viene immediatamente sostituito da un amore infinito:
Giovanni 14,21
“Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui.”
Questa è la Grande Promessa di Gesù, e, come sapete, uno dei principali presupposti della preghiera del cuore: la promessa della manifestazione e della inabitazione della Trinità in noi. Solo questo Amore, ricevuto nell’umiltà della nostra fragilità, ci ridona dignità e bellezza e ci rende capaci di Dio e in grado di compiere in Lui cose grandi, belle. L’origine del termine “capace” ci riporta alle misure di capacità: essere capaci significa poter essere riempiti di qualcosa…allora siamo capaci di fare le Sue opere solo se siamo capaci di Lui, se lo conteniamo in noi. Più gli facciamo posto, svuotando il nostro vecchiume, più posto creeremo alla novità che nasce.
Certo la promessa, così grande, è legata ad una risposta. E’ per gli eletti che, una volta scelti, accolgono e osservano i comandamenti. Uno che li riassume tutti: Amare. Senza differenza Dio e il prossimo, perché l’Amore è uno solo, è Dio, e da Dio siamo tutti Uno, avvolti da un unico raggio di amore. Nella Comunione Eucaristica avviene questo miracolo, il Pane unisce in unità nell’amore quanti partecipano alla mensa. Il Corpo è uno solo, Dio, io e chiunque altro.
Ora se vuoi puoi vivere da risorto, da Figlio della Luce. Nella liturgia pasquale il sacerdote ti ha cosparso di incenso. Forse non hai dato importanza a questo gesto. Davanti al mondo e a Dio tu hai una dignità immensa: in forza del Battesimo tu sei investito di una triplice dignità: sei Sacerdote, Re e Profeta. Sono gli attributi di Cristo che in virtù del Battesimo sono entrati in te. Forse hai messo queste potenzialità in letargo; con la Resurrezione di Gesù, rinascendo uomo nuovo con Lui, in unità con Lui, torni ad essere Re del creato, come Adamo. La creazione ti è consegnata, sei Re per custodirla, amministrarla, sei amministratore dei beni materiali che Dio mette nelle tue mani; sei diventato Profeta, capace di portare nella Storia la novità del disegno di Dio, anche attraverso la tua croce personale; Sacerdote: sei un pontefice, ponte tra la terra e Dio. Nella tua preghiera e nella celebrazione liturgica puoi, anzi devi, portare, sollevare, tutto il mondo a Dio. Nei tuoi gesti di amore potrai portare invece Dio al mondo. Con la preghiera tu come Sacerdote puoi santificare ogni tua azione e renderla santa agli occhi di Dio: lavorare, cucinare, guidare, amare i tuoi familiari, andare al cinema, vivere momenti di svago, tutto puoi presentare in preghiera a Dio, in tutto puoi rendere presente Dio, vivere ogni minuto alla Sua presenza. Anche un teatro può avere la stessa dignità di una chiesa; puoi così rendere santo tutto ciò che gli offri, facendo così ogni cosa a gloria del Suo Nome. Quando partecipi alla Messa nell’Offertorio porta tutto il mondo che è fuori, tutti i non credenti all’altare e presentali, offrili a Dio. Offri le tue croci quotidiane, piccole e grandi a Dio per il mondo che non ama Dio: collaborerai in modo silenzioso e misterioso alla cristificazione del mondo.
Dice S. Giacomo “molto vale la preghiera del GIUSTO fatta con insistenza”. Non siamo perfetti, solo Dio lo è, ma possiamo pregare le preghiera del Giusto se ogni sera ci presentiamo al Padre come bambini che chiedono di essere lavati… Non perdiamo altro tempo nelle trappole delle piccole storie umane… Apriti ad un cammino nuovo… Sii grande, perché Dio ti ha fatto grande, non perché lo sei tu… punta a cose grandi! Semina vita e amore, non guardare a quello che lasci ma a quel che ricevi, non spegnere lo Spirito Santo che grida in te! Vinci, spegni il male, la violenza con la mitezza, e risveglierai il senso della giustizia in chi ti ferisce. Agisci come Dio: vinci il dolore degli ultimi non con azioni di vendetta e giustizia umana, ma assumendoli in te, condividendo le croci dei sofferenti e perdonando chi opprime. Più lasci, più Dio ti farà libero e ti riempirà di se stesso.
SACERDOZIO REGALE
Un ultimo pensiero, che può dare una svolta alla affannosa ricerca di senso per la nostra vita, quando ci sembra di condurre un’esistenza piatta, e perdiamo mesi ed anni, mentre la vita ci sfugge tra le mani, chiedendoci cosa Dio vorrà da noi…quando saremo grandi (e intanto hai 60 anni…)
1 Pietro cap.2
“Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo….Ma voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce.”
A perfetta imitazione di Cristo, l’apostolo di ogni tempo diventa pietra viva per costruire la nuova Chiesa-Tempio-Corpo Mistico (rileggiamo in Giovanni il dialogo con la Samaritana, sul luogo in cui si dovrà adorare Dio). Come ci dice splendidamente Paolo, il culto è spirituale, partendo dal presupposto della elezione sacerdotale di ciascuno, nel corpo, nell’anima e nello spirito:
“Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. “(Romani 12,1)
In questa ottica allora nessun attimo della nostra vita potrà più dirsi inutile o sprecato, o peggio, vuoto di senso. Se pure vivessi nell’esistenza più normale e nascosta del mondo, puoi essere grande offrendo ogni momento in sacrificio perenne di lode a Dio. Non sono le azioni che puoi fare o le intenzioni o le belle parole della tua preghiera, è tutto il tuo corpo che è sacrificio gradito a Dio in ogni tuo respiro! Il tuo stesso vivere con Dio in Dio e per Dio, per amore, attraverso Cristo in cui sei ormai totalmente immerso, è preghiera e sacrificio di soave odore, quel sacrificio che, unito a quello di Cristo, salverà il mondo! Per questo Maria nel messaggio del 25 febbraio diceva “siate preghiera”. Non pregare, fare, operare, ma finalmente ESSERE!
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Vi allego le contemplazioni del Rosario la Meditazione Lauretana di Carlo dell’incontro del 14 maggio.
Vi ricordo i due appuntamenti di domenica 25 (v. calendario sito per dettagli) con il Santuario di Schoenstatt e con il Movimento Cuori Nuovi (con cui faremo la preghiera del cuore sul senso della Vita Nuova).
Vi aspettiamo a S. Anastasia mercoledì 28. Finalmente tornerà operativo anche Carlo!
Scriveteci, fate domande su quello che non è chiaro, dite il vostro pensiero, ci fa molto piacere condividere con voi! O, se preferite, fatelo durante i momenti di condivisione a S. Anastasia!
Una santa domenica a tutti!
Newsletter dal sito www.martaemaria.com
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MISTERI GLORIOSI
Fino a poco fa mi sentivo in difficoltà pregando il Rosario: devo mettere l'attenzione su Maria, recitando le Ave, o devo dimenticare la preghiera e contemplare il Mistero? Ora sto capendo che non c'è contraddizione, mentre contemplo il Mistero, pregando Maria, lei lo rivive accanto a me e me ne svela il senso profondo. Basta entrare nel racconto del Vangelo, avere nel cuore lo stato d'animo di Maria in quell'episodio, e poi farsi portare da lei nel Mistero. Inizieremo a scoprire nuove meraviglie dell'amore di Dio!
I MISTERO - LA RESURREZIONE - Lettura: Giov.20, 11-18
Prima di tutto pensiamo alla gioia enorme di Maria, sua madre. Viviamo con lei questa gioia. Poi impariamo dalla Maddalena. Lei, spinta dalla sua sete di Dio, non perde tempo. Esce per andare da Gesù quando è ancora buio. E quando non lo trova corre dai discepoli. E’ piena di angoscia, come Maria quando perse per tre giorni il Bambino Gesù. Contempliamo durante le Ave Maria la bellezza di questa dinamicità. Quante volte siamo statici, in perenne attesa, incapaci di uscire dal nostro buio interiore. Chiediamo alla Spirito Santo la grazia di imparare a muoverci, uscire da noi stessi, aprire la porta a Dio e riprendere a camminare. Chiediamo la grazia di poterci sentire angosciati ogni volta che perdiamo Gesù quando ci allontaniamo da Lui.Preghiamo questa decina per quanti vivono ancora nelle tenebre dell’incredulità e della autosufficienza.
II MISTERO – L’ASCENSIONE - Luca 24, 50-53
Contempliamo l’ultima azione che Gesù compie sulla terra: ci benedice. Ricordiamoci sempre che Dio è Colui che benedice. E’ sempre ben disposto verso di noi, sempre con le braccia aperte. Se vogliamo essere coerenti alla nostra identità che è essere stati creati a Sia immagine, cerchiamo anche noi di essere persone di benedizione.Preghiamo questa decina per quanti sono incapaci di alzare gli occhi al Cielo, per quanti non sanno riconoscere la Bellezza che ogni giorno li sfiora.
III MISTERO - LA DISCESA DELLO SPIRITO SANTO - Lettura: Atti 2, 1-4
Contempliamo il mistero dell’Unità. La Parola di Dio ci mostra che per ricevere lo Spirito è necessario essere insieme, nella chiesa, nella comunità di quanti pregano insieme. Chiediamo ora pregando di ricevere lo Spirito, siamo insieme, uniti e in preghiera. Siamo nella condizione degli Apostoli nel Cenacolo, stiamo pregando Maria quindi anche Lei è qui con noi come allora con gli Undici. Preghiamo questa decina perché tutti i Cresimati conservino con cura i Doni dello Spirito facendone i pilastri della vita interiore. Perché lo Spirito sia la loro guida tra le asperità del Cammino.
IV MISTERO – MARIA E’ ASSUNTA IN CIELO - Genesi 3, 14-15
Maria di precede in Cielo. Contempliamo ora la sua infinita bellezza, lodando Dio per la sua creatura più splendida. Ringraziamolo per il Dono di questa Madre.Preghiamo questa decina perché la consapevolezza della presenza della Madre accompagni e guidi ogni nostro passo illuminandolo. Ora chiedi al tuo vicino per cosa puoi pregare.
V MISTERO – REGINA DEL CIELO E DELLA TERRA- Apoc. 12, 2-5
Maria è la donna che schiaccerà la testa al serpente. Rivolgiamoci a lei pregando il Rosario quando sentiamo che la tentazione è vicina, o il nemico ci perseguita. Se abbiamo il Rosario in mano, Maria ha promesso di proteggerci da ogni pericolo.
XXXI ROSA MYSTICA
“In forma dunque di candida rosa / mi si mostrava la milizia santa / che nel suo sangue Cristo fece sposa; / ma l’altra, che volando vede e canta / la gloria di colui che la innamora / e la bontà che la fece cotanta, / sì come schiera d’ape, che s’infiora / una fiata e una si ritorna / là dove suo laboro s’insapora, / nel gran fiore discendeva che s’adorna / di tante foglie, e quindi risaliva / là dove ’l suo amor sempre soggiorna” (Dante, La divina commedia, Paradiso, XXXI, 1-12). Il caso ha voluto che la nostra trentunesima meditazione si ispirasse al trentunesimo canto del Paradiso di Dante. La “candida rosa” distende i suoi petali, nell’Empireo, tra Dio e il Suo Paradiso (i Nove Cieli dell’astronomia tolemaica , retti ciascuno da un’Intelligenza angelica), ed è divisa tra “i credenti in Cristo venturo” e “i credenti in Cristo venuto”; tra loro, al vertice, troviamo Maria, cui san Bernardo di Chiaravalle, che ha preso il posto di Beatrice nell’accompagnare Dante a Dio (come la teologia semplicemente razionale deve infine cedere il passo alla teologia mistica) nel canto successivo, rivolge la lode celeberrima: “Vergine madre, figlia del tuo figlio etc.” Qui, dunque, regna Maria, come “regina degli angeli e dei santi”, anima, cuore e mente della candida rosa, del fiume di luce: “Lume è là su che visibile face / lo creatore a quella creatura / che solo in lui vedere ha la sua pace” (Id., ibid., XXX, 100-102). Successivamente san Bernardo invita Dante a contemplarla direttamente: “Riguarda omai ne la faccia che a Cristo / più si somiglia, ché la sua chiarezza / sola ti può disporre a veder Cristo” (Id., ibid., XXXII, 85-87). Dio Si imprime in Maria, e Maria Lo riesprime in tutto l’Universo: “Tu nascesti dalla Vergine / come il profumo dalla rosa” (Lando, cit. in Pons, pag. 123). Tutti i sensi sono esaltati nel Paradiso di Dante, a contestare in anticipo la volgare assunzione, tipicamente moderna, che “in paradiso ci si annoia” e che “l’inferno è molto più interessante”… Certo, i sensi vi saranno spiritualizzati, ma proprio per questo saranno tanto più in grado di cogliere l’essenza della luce, l’essenza del suono, l’essenza del profumo etc. Dio Si è espresso, e la Sua espressione può essere còlta fino in fondo solo da sensi resi più acuti e penetranti dalla stessa vicinanza a Lui. Maria è per così dire il medium di questa espressione, ed è perciò talmente vicina alla sua fonte, da mostrarla già in sé: “… la sua chiarezza / sola ti può disporre a veder Cristo”! Ai tempi di Dante la parola “chiarezza”, dal latino “claritas”, aveva due valori: gloria e trasparenza, bellezza e luminosità, elevatezza e accessibilità. Entrambi i valori appartengono a Maria, e l’uno comporta l’altro, e secondo l’uno e l’altro ella è indispensabile alla salvezza. Come il Figlio è la trasparenza del Padre, così lei è la trasparenza del Figlio, e come il Figlio è la gloria del Padre, così lei è la gloria del Figlio. Di questa rosa mistica, di questa assemblea celeste, di questo vaso d’elezione, in cui si incontrano Dio e l’Uomo, nel tripudio degli angeli, ella è la Regina. Tanto sottostante a Dio quanto sovrastante l’Uomo, ella occupa un luogo tutto suo, del quale né Dio né l’Uomo possono fare a meno, almeno nell’ottica della Salvezza. In lei Dio e l’Uomo sono veramente riconciliati, e ormai per sempre: ella è la loro felicità, il loro sguardo d’amore, la loro piena accettazione reciproca. Ella è la vera Beatrice, ipostasi della Fede e immagine della Chiesa, che dà la beatitudine a chiunque gliela chieda, inverando il detto di Gesù: “Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad oggi il regno dei cieli subisce violenza, e i violenti se ne impadroniscono” (Matteo, 11, 12)! Tale è la claritas, la valicabilità di Maria! Che differenza con l’inaccessibilità di Dio ai tempi dell’Antico Testamento! Ma quanto più severamente saremo giudicati per questo, se avremo schivato come inutili, o sdegnato come antiquati i facilissimi rimedi della Chiesa (penitenza, messa, digiuno, Bibbia, rosario: v. i messaggi della Regina della Pace a Medjugorje)! In Maria, Dio ci attende a braccia aperte, come in Dio ci attende a braccia aperte il Figlio: non deludiamo la loro attesa, e non frustriamo la nostra felicità eterna, amen! Rosa mystica, ora pro nobis!