Solennità dei santi Pietro e Paolo (1)

29 / 06 / 2016

Solennità dei santi Pietro e Paolo

Solennità dei santi Pietro e Paolo  
 
San Paolo, l’ “apostolo delle genti”,  è il primo della lunghissima serie dei sacerdoti martiri e missionari, o missionari e martiri. In questa veste, vero e proprio alter Christussecondo Cristo, dovrà affrontare quella medesima incredulità che già il suo Maestro aveva conosciuto. “Che c’è fra noi e te, o Gesù Nazareno? Ti conosco chi sei, il Santo di Dio” (Marco, 1, 24). “Su questo ti ascolteremo un’altra volta” (Atti degli Apostoli, 17, 32). “La sposa deve rassomigliare al suo sposo”, rivela Gesù a suor Faustina (Gesù confido in te, pag. 67): se Gesù ha incontrato l’ostilità e l’incredulità di Israele, la Chiesa incontrerà l’ostilità e l’incredulità del mondo. E come Gesù ha contato esclusivamente su Dio, per portare a termine la Sua missione, così la Chiesa dovrà contare unicamente su Cristo, che peraltro le ha assicurato che non le mancherà mai la Sua protezione e la Sua guida (Matteo, 28, 20). La fede della Chiesa non verrà mai meno (Luca, 22, 32) e “le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Matteo, 16, 18): perché dunque Gesù si è mostrato dubbioso sulla sua capacità di portare a termine la sua missione (Luca, 18,8)  ? Come “Tempio dello Spirito santo” (Concilio Vaticano II, Lumen gentium, I, 7) certo la Chiesa non verrà mai meno; ma come “Popolo di Dio” (Id., I, 6)? E come “Corpo mistico di Cristo” (Id., I, 7)? Questo dipende da noi, perché la sua capacità di portare l’annuncio nel mondo è legata alla sua capacità di ricevere lo Spirito santo. La Chiesa ricevette lo Spirito santo, e venne perciò ad esistere, mentre era in preghiera nel cenacolo, con la Madre del Signore, la comunità dei suoi discepoli (Atti degli Apostoli, 2, 1-4). Se la Chiesa è “sacramento…dell’intima comunione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen gentium, I, 1), l’effusione dello Spirito santo nel giorno di Pentecoste è l’immagine e il modello della Grazia che la Chiesa continuamente riceve per mezzo dei sacramenti. Il giorno in cui la Chiesa cessasse di accostarsi con gioia e con fede ai suoi sacramenti sarebbe anche il giorno in cui, per quanto è in lei, essa avrebbe cessato di generare il Corpo mistico di Cristo.
Perché questo non avvenga, la Chiesa ha bisogno di un capo, e questo capo è Pietro, il “vicario di Cristo” (Matteo, 16, 17-19 e Giovanni, 21, 15-17).
“Infatti ai successori di Pietro è stato promesso lo Spirito santo non perché per sua rivelazione manifestassero una nuova dottrina, ma perché con la sua assistenza custodissero santamente ed esponessero fedelmente la rivelazione trasmessa dagli apostoli, cioè il deposito della fede. La loro dottrina apostolica è stata accòlta da tutti i venerati padri, rispettata e seguita dai santi dottori ortodossi: perché essi sapevano benissimo che questa sede di Pietro rimane sempre immune da ogni errore, conforme alla promessa divina del Signore, nostro salvatore, fatta al prìncipe dei suoi apostoli: . Tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli> (Luca, 22, 32, cit. in Concilio Vaticano I, IV sessione, cap.4). Ma dunque il capo della Chiesa ha bisogno di conversione!? Al capo della Chiesa, a Pietro, non deve accadere come a Paolo, che fu gettato a terra da una rivelazione speciale, e soltanto a lui diretta (cfr. Atti degli Apostoli, 9, 1-9). Pietro deve continuamente “cambiare direzione” lui stesso, per meglio rivolgersi a Colui al quale è diretto, non meno lui, che la Chiesa di cui è il pastore. Questa continua con-versione (epì-strofé) è propriamente il Magistero della Chiesa, tanto se ordinario, e cioè promanante da “Pietro”, quanto se straordinario, e cioè procedente dai “suoi fratelli”, riuniti nel collegio episcopale.
Pietro e Paolo, il “capo” e i suoi “fratelli”, sono morti insieme a Roma, ai tempi delle persecuzioni neroniane, nel settimo decennio del I secolo dopo Cristo. Il capo non muore, se perseguitato, diversamente dai suoi fratelli, né questi subiscono in un altro modo il loro martirio: in che consiste dunque – il suo primato? Il suo primato discende dal fatto che nella Chiesa ci deve essere un Primo, che rappresenti il Primo nei Cieli: Dio. Ci deve essere un pastore, a cui chiedere la strada, come ci fu un pastore sulla terra: Gesù. Ci deve essere un dottore, come ci fu un Maestro. Ci deve essere colui, attraverso le cui mani, il Consolatore possa consolare. Da quando poi, cessate le persecuzioni, la Chiesa ha trovato il suo posto nel mondo, ci deve essere anche chi testimonia, nel mondo, che la Chiesa non è del mondo e che, se sarà sempre giusto “dare a Cesare quello che è di Cesare”, sarà sempre altrettanto, se non infinitamente, più giusto, “dare a Dio quel che è di Dio” (Matteo, 22, 22). Non a caso, dunque, Pietro e Paolo sono festeggiati insieme: in Pietro noi festeggiamo la nascita dell’autorità, che è per noi garanzia di verità. In Paolo noi festeggiamo la nascita dell’universalità, che è per noi garanzia di carità. L’uno senza l’altro – e soprattutto l’una senza l’altra, se mai fosse possibile contrapporle e separarle! – non sarebbero niente: che me ne farei, dell’autorità di Pietro, senza l’universalità di Paolo? Che me ne farei, dell’universalità di Paolo, senza l’autorità di Pietro? Fortunatamente l’Assemblea universale, che è la Chiesa cattolica, avrà sempre, in Pietro, il suo presidente, e in Paolo, il suo ambasciatore: l’uno la terrà unita, l’altro la terrà aperta. L’uno la farà salda, l’altro, flessibile. All’uno obbedirà, con l’altro conquisterà. Nell’uno vedrà custodito il passato, nell’altro, annunciato il futuro. Dell’uno loderà la prudenza, dell’altro il coraggio. In uno ammirerà la dottrina, nell’altro, l’ardore nel diffonderla. La struttura e la funzione, l’ordine e il movimento, l’organizzazione e la libertà: di quella, provvida e benefica, opposizione, non troviamo forse la traccia nei nostri due santi, nei due santi che la città di Roma può presentare al mondo come i suoi due, indivisibili ed inseparabili, protettori? Non dovrebbe essere proprio così, la Chiesa di Roma: maestra e missionaria, lucida e fervente, innamorata dell’antico, ma non timorosa del nuovo, ricca di misericordia e di felicità, sempre capace di ricordare, ammonendo, ma anche di sorprendere, rivelando? Non ha essa, nei suoi due santi patroni, l’immagine di ciò che il suo divino Sposo costantemente la sprona a diventare?
Santi Pietro e Paolo apostoli, pregate per noi!
Pregate per noi, che non sappiamo essere né come te, Pietro, roccia incrollabile della fede, né come te, Paolo, araldo instancabile del Vangelo!
Pregate per noi, che abbiamo ignoranza della Verità e timore della Carità, che non sappiamo fare il bene, perché non lo crediamo vero, e non lo crediamo vero, perché non abbiamo il coraggio di farlo! Aiutateci voi, campioni della Fede e della Carità, nella beata Speranza, aiutateci voi, braccio sinistro e braccio destro del nostro Salvatore e Redentore, aiutateci voi a rialzare noi e la nostra Chiesa dalla piatta lontananza da Dio in cui rischia continuamente di cadere, e pregate il nostro e vostro Salvatore e Redentore perché ci faccia un po’ più simili a voi, nei quali  Egli si è compiaciuto e si compiace di mostrare l’eccellenza del nome cristiano, amen!    
 
Carlo Suriani