23 / 11 / 2013
Solennità di Cristo Re
Solennità di Cristo Re
Cari Amici, festeggeremo domani la Solennità di Cristo Re, conclusione dell'Anno Liturgico (domenica prossima inzierà un nuovo anno con l'Avvento) e compimento della Storia della Salvezza. Vi propongo qui in fondo, tratta dalla Pagina del Sito "L'anno liturgico", sottomenu Ciclo Cristico, la meditazione di Carlo su questa importante ricorrenza.
Vi ricordo il nostro prossimo appuntamento, mercoledì 27 alle 19. La preghiera del cuore sarà incentrata sulla Persona di Cristo Re. E' veramente il Re della nostra vita? Di quale Regno ci sentiamo parte? Iniziamo a pensarci...
Entro martedì fateci sapere se siete interessati al ritiro di Capodanno (dal 30 al 1), rispondendo alla mail del sito (info@martaemaria.com). Potete estenderlo a parenti ed amici. Siamo già in ritardo per ricerca srutture ed organizzazione; si farà solo se ci sarà un numero minimo di partecipanti.
Ricordiamoci l'impegno del mese di Novembre del gruppo, ogni giorno un'Ave Maria per la Vita, con una triplice intenzione: perchè almeno una mamma in quel giorno cambi idea sul rifiuto della propria creatura, per i bambini che in quel giorno non nasceranno, li affidiamo alla Misericordia di Dio Padre, per le mamme che dopo tanto tempo si rendono conto di ciò che hanno fatto e, pur riconciliate con Dio, non riescono a perdonarsi.
Aspettiamo le vostre mail sull'andamento della vostra preghiera del cuore, per dubbi, difficoltà, consigli, condivisioni dei Doni di Dio.
Se i vostri Parroci sono interessati invitateci per far conoscere a sempre più persone la preghiera del cuore!
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Buonissima settimana, con la benedizione di Cristo, nostro Re!
Newsletter dal sito http://www.martaemaria.com
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MEDITAZIONE SULLA SOLENNITA’ DI NOSTRO SIGNORE GESU’ CRISTO RE DELL’UNIVERSO
La solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo venne istituita l’11 dicembre 1925, a coronamento di quell’anno giubilare. Il papa regnante era Pio XI, colui che aveva definito Mussolini “l’uomo della Provvidenza”. In quel tempo i rapporti tra la Santa Sede e il governo fascista erano ancora ottimi: il fascismo aveva riportato l’ordine nelle strade e nelle piazze e aveva sconfitto l’eresia bolscevica. Era ancora possibile ipotizzare la venuta di un regno di pace e di armonia sociale sotto la duplice ègida di un Cristo, Re dell’Universo, e di un Mussolini, duce dell’Italia. “Tutti debbono riconoscere che è necessario rivendicare a Cristo Uomo nel vero senso della parola il nome e i poteri di Re; infatti soltanto in quanto è Uomo si può dire che abbia ricevuto dal Padre la potestà, l’onore e il regno, (Dan. 7, 14) perché come Verbo di Dio, essendo della stessa sostanza del Padre, non può non avere in comune con il Padre ciò che è proprio della divinità, e per conseguenza Egli su tutte le cose create ha il sommo e assolutissimo impero” (Quas primas, pp. 2-3).
Di quale Regno è dunque Re Colui che aveva detto: “Il mio regno non è di questo mondo”? Poteva essere re, e non esserlo di un altro regno, colui che era stato crocifisso dai re della terra!? Che cosa significa l’espressione stessa di “Cristo Re”? Il Regno di Cristo è escatologico, configura cioè la realtà ultima. Ma finché siamo in cammino, come possiamo essere integralmente sudditi di Cristo?
E’ vero infatti che “il regno di Dio è in mezzo” a noi, ma ciò comporta, e ha sempre comportato, persecuzioni, tribolazioni, e ostilità di ogni sorta! C’è stato un tempo, ed è durato a lungo, in cui obbedire al sovrano significava obbedire a Dio: tanto quando il sovrano fu pagano, quanto quando il sovrano fu cristiano. Che cosa è successo dunque quando è venuto meno il sovrano? Come è noto, ciò accadde a partire dalla Rivoluzione francese, quando titolare della sovranità divenne il popolo. Se garante della sovranità del re era Dio stesso, garante della sovranità del popolo divenne la maggioranza dei suoi rappresentanti, chi di destra, chi di sinistra, chi ateo, chi credente. Ancora oggi, e non solo in Italia, ad ogni elezione politica cambia l’indirizzo di governo, e ciò che è cristiano in una determinata maggioranza non lo è nella successiva, e viceversa. Il cristianesimo, lievito dei popoli e della loro storia, è, a partire da allora, un optional nella politica dei governi: chi è più cristiano in politica estera lo è meno in politica interna etc.
A che cosa pensava dunque Pio XI quando istituì la solennità di Cristo Re? In campo liturgico e dogmatico la Chiesa può bensì trarre ispirazione dal momento storico contingente, ma seguendo sempre una sua linea evolutiva autonoma, che la porta, in sintonia con i tempi, ad enunciare e a proclamare verità eterne, ma che solo in quel momento possono essere enunciate e proclamate. Come Dio è entrato nella storia, in Gesù Cristo, così la Chiesa entra nella storia, nei papi, che sono i Suoi vicari. Essi hanno il compito di somministrare, come a un malato, le medicine dell’eterna felicità, e come cambia il gusto, in campo estetico, così cambia in campo sociale: se un tempo si proibiva l’idolatria, ora si deve proibire l’aborto. L’umanità è sempre in caccia di nuovi errori, come la Chiesa di rimedi ad essi. E quale miglior rimedio all’idolatria del potere, che si annunciava nel fascismo, e in tutti i totalitarismi ad esso imparentati, del proclamare a gran voce, addirittura istituendo allo scopo una nuova solennità liturgica, la regalità di Cristo?
La regalità di Cristo sulla Chiesa, e quindi sull’umanità tutta, è identica a quella del cervello sulle nostre membra: abbiamo infatti un bel proclamarci democratici, egalitari, antiautoritari, ma nella nostra costituzione psico-fisica siamo chiamati a rispettare un regime rigorosamente gerarchico, in cui a comandare è il cervello, e ad obbedire sono le membra! Pio XI ha avuto il merito di ricordarcelo, togliendo al fascismo ogni prerogativa di dominio sulle coscienze, pur mantenendo ad esso il rispetto dovuto all’autorità terrena in quanto tale. “Non toglie il trono terreno colui che dona il regno eterno dei cieli”.
Che senso ha oggi, per noi, la Solennità di Cristo Re? Prima di VederLo nascere, prima di vederLo predicare, prima di vederLo soffrire, prima di vederLo risorgere; noi dobbiamo vederLo regnare, così come prima di essere Uomo, Egli fu Dio. Tale Solennità, coronamento di un lungo, sofferto, intenso anno liturgico – come lo sono stati tutti gli anni di grazia dall’Incarnazione del Nostro Signore Gesù Cristo – ci pone per così dire allo stesso livello della Sua Gloria eterna, ci fa, come diceva san Paolo, “compagni dei martiri e familiari dei santi”, ci rapisce alle nostre miserie quotidiane e ci eleva all’altezza stessa dell’altezza, all’altezza dell’Altissimo.
Prima dell’Avvento di Colui che viene nel tempo c’è il Regno di Colui che regna nei secoli dei secoli: non si tratta, lo sappiamo, di due Persone diverse, l’una costretta a patire, mentre l’altra trionfa. Non c’è un Gesù di serie A, il trionfatore, e un Gesù di serie B, il trionfato: la Sua Missione eterna di obbedienza e di conoscenza è stata svolta in cielo come in terra, e senza la Sua Croce, noi non avremmo potuto conoscere la Sua Gloria. Ma se l’Avvento, il Natale, la Quaresima e la Pasqua ci portano sulle tracce umane del Nostro Salvatore, tutte le solennità successive, con al vertice questa, che celebriamo, ci conducono nell’intimità della Sua Eternità, laddove Egli, benevolo e sorridente, ci invita a raggiungerLo. Non è più, o non è ancora, l’ammonizione severa dei suoi ultimi giorni sulla terra: “Chi vuol essere mio discepolo prenda la sua croce e mi segua”, ma è già, e addirittura, il beato ritrovarsi sotto la Sua Signoria, lontani da tutto ciò che nella storia, sulla terra, ha variamente cercato di usurparne il nome.
Non vi è altra Signoria che quella di Cristo, “poiché se a Cristo Signore è stata data ogni potestà in cielo e in terra; se tutti gli uomini redenti con il Sangue suo prezioso sono soggetti per un nuovo titolo alla sua autorità; se, infine, questa potestà abbraccia tutta l’umana natura, chiaramente si comprende, che nessuna delle nostre facoltà si sottrae a tanto impero” (Quas primas, pag. 10). L’integralismo è santo, quando pretende di regnare unicamente sulle coscienze, e le coscienze sono cristiane quando non riluttano a seguire gli insegnamenti della Chiesa, a cui nient’altro ha dato vita se non il sacrificio di Colui che l’ha amata “come uno sposo ama la sua sposa”, che “l’ha generata con il Suo sangue”, e che non lascerà mai che una società umana possa credere di poterne fare a meno, e soprattutto che il farne a meno sia nel suo interesse. Nei suoi desideri, nelle sue pulsioni, nelle sue aspirazioni forse sì – e di questo non sono certo mancati gli esempi nella storia- ma nel suo interesse davvero no, se ogni società deve reggersi su qualche valore, o principio, o norma fondamentale. La Solennità di Cristo Re ci riporta a Colui nel quale soltanto ogni società, se soltanto lo volesse, potrebbe trovare quel valore, o quel principio, o quella norma fondamentale.
Carlo Suriani