Triduo 2016

26 / 03 / 2016

Triduo 2016

Carissimi, siamo alla fine del Cammino Quaresimale, ormai alle porte della Resurrezione!
Vi inviamo i nostri auguri con  una Newsletter a quattro mani!!
Pochi spunti miei di riflessione (condivisi in sintesi già con alcuni di voi in questi giorni) scaturiti dalla preghiera nel Triduo, ma che possono accompagnarci in ogni periodo dell’anno, e una meditazione di Carlo, nata dalla rara sovrapposizione tra la Solennità dell’Annunciazione e il Venerdì santo.

Buona meditazione e carissimi auguri a tutti!
La Luce e la Pace che solo il Risorto può dare illumini il nostro Cammino! L’Amore di Dio è stato riversato abbondantemente nei nostri cuori! Questo è certamente il frutto di questa Pasqua per ciascuno di noi, Dio vi conceda di farne esperienza nella fede!

Marta e Maria Team
 
 
GIOVEDÌ SANTO
 
 
"Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine."
 
Il Nome di Gesù è Amore. Il suo cuore è paragonabile alla forza di un vulcano. In esso la lava bruciante non può restare all'interno ma deve necessariamente uscire con forza all'esterno. Così è l'Amore di Gesù, non può non manifestarsi. Per questo nella sua Passione nel dolore tutta la Trinità vive anche la gioia più grande: poter esprimere per le creature il massimo amore possibile: amare fino alla fine, dare tutto fino alla vita. Gesù lo fa con tutto l'Amore che lui è, non aspettava altro, non poteva farne a meno perché il desiderio di dare tutto urgeva in lui.
Questo è l'Amore divino , lava bruciante che non può fare a meno di uscire da sé per donarsi, aprire il cuore per irradiarne i tesori ed i profumi, con il massimo della gioia nel farlo, perché l'amante si dona con gioia perché solo così realizza se stesso e mostra il suo Nome.
Lode a te Signore dell'Amore! Dona anche a noi questa lava bruciante! Solo amando te e scoprendo nel cuore l’abbondanza del tuo amore potremo correre verso l’altro, perché ciascuno ed ogni cosa sarà manifestazione di te, presente e vivo in tutti.
 
 
VENERDÌ SANTO
 
 
Oggi Gesù ci dona tutto. Non solo il corpo, ma il sangue,  l'anima e la divinità. Questo infatti riceviamo nell'Eucaristia! S. Paolo invita: "rivestitevi di Cristo! " Allora fermiamoci a pensare cosa accade quando lo riceviamo. Riceviamo il corpo: ci riveste interamente, riempie ogni cellula di me stesso, i piedi, che dovrebbero correre come i suoi, le mani, lo sguardo...ogni parte di me, così rivestita, non dall'esterno ma dal cuore di ogni cellula, dovrebbe manifestare Lui. Nel camminare (dove, come, verso chi?), nel toccare nel guardare (tocco che risana, mano che accoglie, sguardo che ama....) dovrei continuamente esprimere Lui.
Ancor di più dovrebbe essere coinvolto il cuore! Se il Suo riveste il mio dovrei contenere nel cuore tutto quello che lì vi è custodito: l'Amore per ogni creatura, la cura per ognuna di esse, specialmente per chi è lontano dalla Casa del Padre, l'orecchio del cuore per ascoltare le richieste non dette e lo sguardo che va oltre un sorriso di circostanza. Tutto questo poi non accade solo nel corpo.
Comunicandomi ne mangio anche l'anima. Vengo rivestito dei Suoi desideri, preoccupazioni, gioie e dolori. Diventano miei i sentimenti di Cristo. Vero Uomo con veri sentimenti che deposita in me perché li ascolti e cerchi di dar loro risposta.
Infine divinità: anche questa mi riveste completamente, almeno finché riesco a nascondermi in essa lasciando che sia solo la sua luce ad essere visibile.
Perdonaci Signore per la leggerezza e la distrazione del nostro rivestirci di te! Oggi lodiamo Gesù per questa meraviglia che solo un Amore divino poteva inventare: fondersi ogni giorno con la terra creata per donargli spiragli di Cielo!
 
 
SABATO SANTO
 

Un grande silenzio
 
Oggi possiamo veramente vivere nella Contemplazione dell'Amore di Dio. Non parliamo più e non cerchiamo di ascoltare Colui che oggi non può parlare perché è nel dialogo liberante con Adamo, Abramo ed i Patriarchi. Oggi viviamo nel silenzio stupito l'azione dello Spirito ormai effuso sul mondo che ci ricolma dell'Amore di Dio. Scendendo nel cuore tocchiamo con mano l'Amore seminato largamente nel nostro spirito.
 

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LA PASSIONE DELL’ANNUNCIAZIONE E L’ANNUNCIAZIONE DELLA PASSIONE
 
 
Quest’anno  il calendario liturgico ci dà la possibilità di abbracciare con un solo sguardo l’Annunciazione e la Passione. Apparentemente siamo agli antipodi: da una parte abbiamo una visione di gioia e di comunione, dall’altra un allucinato spettacolo di morte. Che cos’hanno in comune, teologicamente parlando, queste due situazioni?
Anche l’Annunciazione, dal punto di vista di Dio, è una Passione, e allo stesso modo, sempre dal Suo punto di vista, la Passione è una Annunciazione.
 
 
L’Annunciazione come Passione
 
 
Nell’Annunciazione, Dio Si “contrae” fino a diventare Uomo. Allo stesso modo, almeno secondo la teoria ebraico-cabalistica dello tsin tsun, al momento della  Creazione degli Angeli, proprio per poter far esistere qualcosa al di fuori di Sé, Dio Si è dovuto “contrarre”, Si è “messo da parte”, Si è “autolimitato”. Come altrimenti avrebbe potuto esistere qualcosa che non fosse Dio, visto che Dio era tutto?
La stessa cosa è accaduta con la Creazione dell’Universo, con l’Alleanza con Israele e soprattutto con l’Incarnazione. Qui Dio non Si limita a far esistere qualcosa  fuori di Sé, lasciandogli lo spazio che ha tolto a Se stesso, ma diventa Egli stesso quella cosa, la assume interamente, la fa propria. Dio diventa non-Dio; Dio muore come Dio per poter nascere come Uomo.
Questo mistero noi lo contempliamo nello specchio di Maria. Guardandolo di fronte ci sembra di venir meno, ci sembra di assistere ad una Creazione al contrario, in cui, per poter creare, Dio Si distrugge e comincia a vivere fin da subito la Sua Passione (come del resto testimonia Gesù stesso nelle Sue rivelazioni a Luisa Piccarreta) . Visto in Maria invece, e cioè dal nostro punto di vista, non c’è niente di più bello, di più poetico e quasi di più familiare: Dio scende nel grembo della Donna come un tempo camminava in Paradiso, “alla brezza del giorno” (Genesi, 3,8). Egli Si fa uno di noi, e Si lascia cullare da una di noi, per quanto la più pura. L’amore umano, qui, sovrasta quasi l’indicibile Amore divino, lo tiene nascosto, e così lo protegge. Quel Dio che aveva lasciato il posto a Satana, sarà ben lieto di cederlo ora a Maria! Il circolo si richiude nell’amore, così come si era aperto nell’amore: Dio Si era rivelato infatti per essere amato, e non per essere odiato! Ma nel rivelarSi, Egli Si era esposto anche a questo rischio, così come Gesù, che va risolutamente incontro alla Croce…
Maria, intanto, a nome di tutta l’umanità, Lo  accoglie con gioia, quasi per non farGli rimpiangere la Sua condizione divina… In questo scambio d’amore  fra il Creatore e la Sua creatura, fra la creatura e il suo Creatore, avrebbe dovuto trascorrere, e di fatto trascorrerà, ma alla fine dei tempi, invece che prima del loro inizio, l’Eternità! Il peccato originale, infrangendolo, ha costretto il Creatore ad incarnarSi nella Sua creatura, per scontare al suo posto la pena che questa avrebbe meritato. Maria si è messa subito a disposizione di questo progetto, perché ha ricevuto la visita di Dio come l’aveva ricevuta il Paradiso, e cioè al di qua del peccato originale. Maria è fin dall’inizio dalla parte di Dio, e si potrebbe dire di lei che è l’unica cristiana a non aver bisogno di conversione! Il progetto di Dio senza di lei non avrebbe potuto realizzarsi, ma neanche lei sarebbe esistita senza tale progetto! Lei e il progetto di Dio coincidono fino a sovrapporsi, diventando indiscernibili.
Entrando nel corpo di Maria, Dio entra nella Storia. Allo stesso modo, creando l’Universo perfetto, era entrato nella Natura. Qui, aveva creato ciò che fosse degno di accoglierLo; lì Si è limitato a toglierne ogni macchia. Maria è la Natura immacolata voluta da Dio come risposta alla defezione satanica. Lo è stata e lo sarà sempre, perché Dio non può amare altri che Maria e Maria non può amare altri che Dio. L’amore di Dio per l’umanità passa infatti per la Chiesa, ipostasi storica di Maria. Un giorno, alla fine dei giorni, la Chiesa diventerà la Gerusalemme celeste, che scenderà “dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo” (Apocalisse, 21, 2), ma sempre Maria sarà, e cioè colei in cui Dio ha voluto che si compiesse la Sua rivelazione a non-Dio. Solo Maria è degna di accogliere Dio, perché Dio stesso l’ha fatta tale. In Maria, e solo in lei, anche noi diventiamo degni di accogliere Dio e di amarLo per l’Eternità.
 
 
La Passione come Annunciazione
 
 
Di che cosa, dunque, la Passione può essere l’Annunciazione? Come mai noi ci ritroviamo a vivere un Venerdì santo che è contemporaneamente la Solennità dell’Annunciazione del Signore (anche se per motivi pratici la sua celebrazione liturgica è stata posticipata)? Quale profondo mistero è racchiuso in tale sovrapposizione?
Senza il peccato, non ci sarebbe stata la pena; ma senza la pena non ci sarebbe stata l’espiazione. Questa d’altra parte non si limita ad estinguere la colpa, ma, come è nello stile di Dio, solleva l’innocenza ad un livello molto più alto di quello originario. L’Eternità della fine dei tempi sarà molto più ricca e più splendente di quella precedente la Rivelazione, di quando Dio, cioè, era “tutto in tutti” (1Corinzi, 15, 28) perché non c’era altro che Lui. E’ vero infatti che lo stesso ritmo che si è reso visibile a noi (di Colui che ama, di Colui che è amato e di Ciò che è il loro Amore) esiste eternamente nella Santissima Trinità, ma ora ne è stato reso partecipe anche tutto ciò a cui Dio ha lasciato il posto, salvo il residuo infernale.
Di questo meraviglioso mistero la Passione è l’Annunciazione: la soglia del dolore è la soglia della gioia, la soglia della sconfitta è la soglia della vittoria e la soglia del disonore è la soglia della gloria! Dio più non-Dio è maggiore di Dio senza non-Dio! Dio non poteva diventare maggiore di Se stesso senza diventare minore di Se stesso!
Noi siamo non soltanto i testimoni, ma anche i destinatarî di tale Annunciazione. Noi siamo come Maria, e l’Angelo che ci parla è la Croce del nostro Salvatore. Attraverso di essa Egli ci dice: “Guardami. Tu sei stato il Mio specchio quando Mi sono incarnato, ma ora che muoio, Io sono il tuo specchio. Tu mi hai dato un corpo, ma io ora ti offro un’anima: prendila, non è più la Mia, perché Io te la lascio in eredità. Fanne ciò che vuoi, ma sappi che è eterna e che Io sono salito fin quassù, nel gelo della morte e nell’oppressione del dolore, soltanto per comunicartela. Su quante più cose le darai potere, da tante più cose ti renderà libero. La Mia anima non ha rinnegato ciò che è terrestre, ma al contrario Io renderò celeste anche il Mio corpo. Seguimi su questa strada, anche se apparentemente è una strada di morte. In fondo a questa strada vedrai apparire la Luce, e Io sarò la luce che tu vedrai…”
Come Maria di fronte all’Angelo, anche noi rimaniamo turbati. Altrettanto grande è infatti la richiesta che ci viene fatta: vogliamo essere con Gesù sulla Croce, per essere con Lui nella Gloria? Vogliamo generarci a questa prospettiva di eternità? Vogliamo, come Maria, anche noi “essere adombrati dallo Spirito Santo” (cfr. Luca, 1, 35)? Vogliamo cambiare la nostra morte in vita, anche se il mondo ci invita continuamente a fare il contrario? Vogliamo adottare lo stile di Dio, visto che Dio Si è incarnato per insegnarcelo?
Anche la Passione è un’Annunciazione, ma noi facevamo finta di non saperlo. Ci piaceva passare subito alla Resurrezione, senza dover dire né sì né no alla Passione; eppure non si può dire Sì alla Resurrezione senza aver prima detto Sì alla Passione. Il sì che noi diremo, come quello di Maria, ci accompagnerà per tutta la vita: ci impegnerà per tutta la vita. In questo sì sarà racchiuso il segreto della nostra vita, come nel suo sì era racchiuso il segreto della sua vita. Se Maria è stata interpellata  dall’Angelo, perché il Creatore non Si era ancora incarnato, e appunto perché lo potesse fare, noi siamo interpellati dal Creatore stesso, mentre agonizza sulla Croce proprio per poterci parlare. Egli ci può parlare soltanto dalla Croce, perché soltanto lì lo possiamo riconoscere come un Uomo, sottomesso alla morte come noi. Le Sue parole ci spaventano, come negarlo: ma forse Maria ebbe meno tremore nell’anima, mentre si diceva pronta ad accogliere un Dio? Se lei è stata invitata ad accogliere un uomo come Dio, e ha detto sì, perché noi dovremmo rifiutare di accogliere Dio come un uomo? Se quell’uomo, l’uomo che si sarebbe formato nel suo grembo, era Dio, non è forse Dio quello che muore sulla Croce come un uomo!? Questa Rivelazione è forse minore rispetto a quella? E soprattutto: non è essa forse rivolta a noi, come quella fu rivolta a lei? Se solo lei è stata in grado di farLo nascere, non siamo tutti noi in grado di farLo morire? Se dunque a lei è stato chiesto di farLo nascere, non sarà chiesto a noi di non farLo morire? Ma c’è un solo modo per non essere corresponsabili della Sua morte, ed è quello di salire sulla Croce con Lui: che Dio ce ne dia la forza, amen!