10 / 08 / 2014
Triduo della Gloria - Alleanza d'Amore
[html]
Cari amici,
un doppio invio nel mezzo dell'estate, sperando di non arrecare troppo disturbo... Questa volta il colpevole sono io, Carlo, che mi sono lasciato prendere dall'ispirazione!
Buone vacanze!
5, 6, 7 AGOSTO: IL TRIDUO DELLA GLORIA
"Con Maria, attraverso Cristo, nello Spirito Santo, al Padre”: così Padre Kentenich, il fondatore di Schoenstatt, sintetizzava la sua e la nostra fede. Il triduo in questione ci consente di viverla in pienezza.
5 : Dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore;
6: Trasfigurazione;
7: Festa di Dio Padre.
Manca naturalmente la Festa dello Spirito Santo, perché tutto l’Anno Liturgico è, in se stesso, la Sua Festa.
Secondo le rivelazioni che da decennî si susseguono a Medjugorje, il 5 Agosto è il compleanno di Maria. Al tempo stesso però è la data in cui fu consacrata la prima chiesa mariana dell’Occidente, nell’anno successivo a quello della promulgazione del dogma della sua divina maternità (431, Concilio di Efeso). Le tre cose sembrano costituirne una sola: la glorificazione di Maria. In questa data Maria viene glorificata infatti nello stesso tempo come donna, come splendida chiesa e come Madre di Dio. Di solito ciò non accade. Perché dunque questa sovrapposizione vertiginosa? Come è noto, la Natività di Maria si festeggia l’8 Settembre; perché dunque questa aggiunta, o peggio, questa rettifica? Maria, nelle sue rivelazioni private, smentisce forse la Chiesa!? Rimane il fatto che il 5 Agosto le fu dedicata per la prima volta una chiesa in Occidente, poiché l’anno prima le era stato ufficialmente attribuito il titolo di Theotòkos, Dei Genitrix, Madre di Dio. Non ricorda dunque anche sulla terra questa data – un suo compleanno, o, per meglio dire, il suo compleanno? Maria è nata nella Storia per ospitarvi Dio, e il giorno in cui fu riconosciuto che questo è realmente accaduto – non può valere, indipendentemente da ogni rivelazione, come il suo vero compleanno? Semmai, la rivelazione di Medjugorje può servire da conferma e da sottolineatura appunto privata, o personale. Noi veniamo a sapere attraverso di essa che Maria celebra il suo compleanno in cielo il 5 Agosto: niente di più, niente di meno! Questa, però, è anche la data in cui le venne consacrata la chiesa che, dopo San Pietro e San Giovanni, è la più importante di Roma. Secondo la tradizione in quel giorno, a Roma, ha nevicato, come a sottolineare la sua unicità e la sua importanza. Con San Pietro, alter Christus, e con San Giovanni, Suo interprete, la Chiesa è infatti retta da Maria, Sua Madre. Questa donna così umile, che si è interamente aperta al suo Creatore, questa donna così forte, che ne ha condiviso la sofferenza; questa donna così pia, che non senza le sue preghiere è disceso sugli Apostoli lo Spirito Santo: questa donna, dopo la sua Assunzione in cielo, è diventata la Madre di tutta l’Umanità, che protegge sotto il suo manto di stelle. 10 giorni appena separano le due date, tra le quali si erge l’atroce martirio di San Lorenzo, come a indicare un indispensabile miliario nella vita della Chiesa. La gloria che Maria ha preso dal Figlio, il Figlio, nella Trasfigurazione, la restituisce al Padre. E’ il secondo giorno di questo Triduo della Gloria! Dopo aver trasformato tutte le cose, Gesù trasforma Se stesso (questo il significato letterale del verbo greco metemorfòthe). Come Maria trasforma il suo compleanno terreno in compleanno celeste, così Gesù trasforma la Sua Vita umana in Vita divina. E come nella Basilica di Santa Maria Maggiore viene ripercorsa tutta la storia d’Israele, così ora Egli parla con Mosé ed Elia: la Legge e i Profeti. Gesù restituisce così al Padre ciò che è opera eminentemente Sua: la lunga preparazione di Israele all’incontro con Se stesso. Mentre glorifica Se stesso, il Figlio glorifica il Padre. Così, nell’ultimo giorno, Egli offrirà al Padre tutta la Storia e tutto il Creato. Così, ogni volta che preghiamo, noi trasformiamo la nostra vita nel senso voluto da Dio. Come il pane e il vino, così il Figlio di Dio può trasformare ogni cosa in Se stesso, e cioè in offerta al Padre. Ogni trasformazione va incontro al Padre, se ci libera da qualcosa. Ogni trasformazione ci fa rassomigliare al Padre, se ci insegna qualcosa. Ogni trasformazione rallegra il Padre, se riduce la nostra dissomiglianza da Lui. Ma la Trasformazione assoluta, quella da non-Dio a Dio, è l’Opera del Figlio, che non avrebbe potuto compiersi senza Maria. “Dove vado io, voi non potete venire…” (Giovanni 13, 33) eppure è proprio lì, nella Casa del Padre, che egli ci prepara una dimora… (cfr. Giovanni 14, 2)! Come Maria aveva preparato una dimora per Lui, così Egli prepara una dimora per noi! “Se vuoi, farò qui tre tende, per te una e per Mosé una e per Elia una…” (Matteo, 17, 4). Pietro, sospeso tra non-Dio e Dio, vuole abitare là dove non si può abitare: nello spazio della trasformazione. Abitare è possibile soltanto o in non-Dio o in Dio: non nella traiettoria che ci conduce dall’uno all’Altro. Egli, infatti, “non sapeva quello che diceva” (Luca 9, 33). Mentre nella Trasformazione (o Trasfigurazione) è Gesù che Si allontana dai Suoi, nella Passione sono i Suoi che si allontanano da Lui, eppure è proprio nel momento in cui sceglie definitivamente non-Dio, in cui muore per lui, che Egli “attirerà tutti a sé” (Giovanni 12, 32). Mentre diventava Dio, visto che Lo era, che cosa faceva di straordinario? Che diventasse a tal punto non-Dio da poter gridare: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Marco 15, 34) – questo sì che era straordinario… ma sul momento, non fu capito. Ci volle lo Spirito Santo, e la preghiera congiunta di Maria e degli Apostoli, perché lo si potesse capire: allora il mondo, effettivamente, cominciò ad essere trasformato. La Trasformazione di Gesù, attraverso la Passione, era diventata Trasformazione del Mondo. In questa trasformazione, come cristiani, noi siamo ancora impegnati, e dobbiamo resistere alla tentazione di abitarla, di racchiuderla, di fortificarci in essa, poiché allora la bloccheremmo, distruggendo l’incantesimo. Il primo passo ce lo insegna Maria: essere coscienti della propria nullità. Il secondo passo ce lo insegna Gesù: accogliere in noi l’Amore di Dio. Il terzo passo ce lo insegna il Padre: lasciarsi attrarre da Lui. Naturalmente, tutto nello Spirito Santo, senza il quale nessuna vera trasformazione risulterebbe possibile. E’ proprio in virtù di questo movimento, allora, che noi giungiamo all’apice delle nostre riflessioni, e possiamo contemplare, forse per la prima volta, la Festa di Dio Padre! Come è accaduto per l’istituzione della Festa della Divina Misericordia, dovremo probabilmente aspettare ancora molto perché il 7 Agosto, o almeno la Prima Domenica di questo mese, diventi la festa liturgica di Dio Padre, come da Lui stesso richiesto nella rivelazione a suor Eugenia Elisabetta Ravasio. Dalla divina maternità di Maria, attraverso la Trasformazione di non-Dio in Dio, noi giungiamo al Padre: non vi è altro percorso possibile, e questo Triduo ce lo ricorda! Così nascosto nelle pieghe dell’Estate, così avvolto nel mistero, così lontano da una qualunque approvazione ecclesiastica – esso però esiste, e porta con sé un grande insegnamento, che è lo stesso che abbiamo ricordato all’inizio della nostra riflessione: “Con Maria, attraverso Cristo, nello Spirito Santo, al Padre”. E’ proprio così, è del tutto così, e se anche ci vogliono tre giorni per vederlo scandito nel tempo, è in un attimo che lo si deve cogliere. Al Padre ci si può avvicinare soltanto così, in un attimo, scansando i secoli e i giorni: è la forza infinita della Sua attrazione a far sì che sia così, come Gesù stesso ci ha insegnato, mettendoci in bocca le parole della Sua preghiera. Il Padre eterno, il Padre onnipotente si lascia chiamare e implorare da noi quasi come se fosse un padre terreno: fino a tal punto ce lo ha reso vicino il Figlio! Il Padre ci ama attraverso il Figlio, il Figlio ama il Padre attraverso di noi. Come quando, all’indomani del Diluvio, l’arcobaleno apparve come “segno dell’alleanza” (Genesi, 9, 12) atto a scongiurare per sempre l’ira di Dio, così è il Figlio dell’Uomo, rivestito dei sette doni dello Spirito Santo. Il Padre ci perdona per il Figlio; il Figlio ci perdona per il Padre: è una incredibile gara d’amore, tra loro, di cui noi siamo, quasi sempre inconsapevolmente, i beneficiarî. Come quando ad un’asta due contendenti aumentano sempre la loro offerta pur di aggiudicarsi l’oggetto in questione, così Padre e Figlio rilanciano ciascuno la Sua offerta, pur di aggiudicarsi quel bene che ai Loro occhi, noi siamo. Il Padre sacrifica il Figlio; il Figlio Si dà da mangiare e da bere: per chi? Per noi. Tutto questo non può accadere che nello Spirito Santo, e cioè nell’Amore sconfinato che Ciascuno prova per l’Altro, e che entrambi provano per noi. Ed è ugualmente solo nello Spirito Santo che noi ce ne possiamo rendere conto, almeno in parte. Se si ponesse su un piatto della bilancia questo Amore, e sull’altro tutto l’amore di tutti i santi di tutti i tempi, esclusa Maria, quest’ultimo piatto cadrebbe fino a terra. Ma se vi si ponesse soltanto quello di Maria, la bilancia potrebbe restare miracolosamente in equilibrio, anche se a pareggiare l’Amore del Creatore vi sarebbe soltanto quello di una Sua creatura. Per questo con Maria, attraverso Cristo, nello Spirito Santo – noi tendiamo al Padre: è il Padre stesso che ci attira così, seguendo precisamente quest’ordine, che è quello stesso della Sua Creazione rinnovata e per sempre trasfigurata dall’Amore, amen.
L’ALLEANZA D’AMORE
Il 29 luglio di quest’anno, 2014, io e Daniela abbiamo fatto, nel Santuario originale, a Schoenstatt, la nostra Alleanza d’amore con la Madonna. Ciascuno di noi ha letto la sua preghiera, la suora che ci accompagnava ha registrato la nostra decisione, il sacerdote che ci guidava l’ha benedetta. Il caso, o il destino, o la Provvidenza hanno voluto che ciò accadesse in un giorno per noi abbastanza speciale: quello di Santa Marta. Per 11 mesi all’anno io e Daniela ci sentiamo come lei; solo per un mese, o poco più, noi abbiamo la straordinaria ambizione di essere come Maria! Se ci siamo sposati dunque nel giorno in cui viene festeggiata quest’ultima, il 22 luglio, era giusto che ci consacrassimo all’altra, alla grande Maria, nel giorno in cui si ricorda la sua sorella sempre indaffarata… La cerimonia è stata semplice e intensa, come è nello stile di questa grande famiglia spirituale che stiamo imparando lentamente a conoscere. Lo scopo è quello di segnare, anche esplicitamente, un legame affettivo e sentimentale con la Madre del Nostro Signore, che ci auguriamo possa trasformarsi sempre di più e sempre meglio nella via regale alla salvezza, come già intuìto dall’ispiratore di Padre Kentenich, Saint Louis Grignon de Monfort (con cui io, Carlo, estensore di questa nota, ho l’onore di condividere il mio compleanno). La spiritualità di Schoenstatt, infatti, consiste proprio in questo: nell’affidare a Maria la guida delle nostre anime, impegnandoci in cambio a offrirle tutto quanto possiamo, in termini di rinunce, sacrifici e mortificazioni, così da arricchire progressivamente quel “capitale di grazie”, rappresentato da un’anfora recante il detto evangelico “non hanno più vino” o quello proprio di Schoenstatt “niente senza di te, niente senza di noi”. Il movimento, nato esattamente 100 anni fa, è cresciuto proprio così, attraverso le piccole offerte, continuamente ripetute, di migliaia e migliaia di fedeli, che hanno creduto nella proposta del fondatore, Padre Joseph Kentenich, di invitare la Santa Vergine nel piccolo santuario di Schoenstatt, così come aveva fatto 50 anni prima il beato Bartolo Longo in quello di Pompei. Sarebbe bello poter riassumere, sia pure brevemente, l’incredibile percorso compiuto in pochi giorni a Schoenstatt in compagnia dei nostri amici e dei nostri direttori spirituali. A distanza di un anno la nostra piccola famiglia, e cioè io, Daniela e Giulia, più Augusto, siamo tornati qui, dopo un anno di preparazione nei due santuarî romani: quello di Belmonte, Matri Ecclesiae, e quello dell’Aurelia Antica, Cor Ecclesiae. Padre Valentino e suor Vera Lucia ci hanno introdotto in questa meravigliosa realtà di fede che vuole renderci apostoli di Maria come Maria lo è del Suo Figlio e Nostro Salvatore Gesù Cristo. Maria, la Madre e il Cuore della Chiesa, conosce le sue esigenze, precorre i suoi tempi, affretta le sue decisioni, perché siamo trovati pronti ai grandi appuntamenti con la Storia come lo fu Padre Kentenich, il quale impresse al Movimento di Schoenstatt la sua forma all’inizio della Prima Guerra Mondiale e la sbozzò definitivamente alla vigilia della Seconda. Possiamo dire anzi che quella fu il suo Battesimo e questa la sua Cresima, poiché dopo 25 anni di sofferto cammino ecclesiale il suo fondatore ebbe a Dachau la sua consacrazione definitiva: lì nacque la grande idea di estendere ai laici la spiritualità di Schoenstatt e prese forma la sua struttura attuale, che consiste in una galassia di sei grandi costellazioni: quella dei religiosi, quella dei secolari, quella delle suore, quella dei coniugati, quella degli uomini e quella delle donne, senza un capo visibile, ma sotto la guida perenne di Joseph Kentenich. Noi siamo stati portati a visitare alcuni di questi istituti, e in particolare, l’ultimo giorno, quello nel quale si conserva l’altare che il fondatore usò a Dachau e sul quale padre Valentino ha celebrato per noi la Santa Messa. In quella occasione possiamo dire di aver capito un po’ meglio che cosa è Schoenstatt, e perché essa non ha mai cessato di crescere in questi cento anni. La fede in Dio, fortunatamente, può essere vissuta in 1000 modi diversi, tanto che un grande pensatore italiano dell’800, Padre Vincenzo Gioberti, parlò al proposito di poligonia cattolica (io parlerei oggi, nello stesso senso, di comunionismo…); la via proposta da Padre Kentenich risulta però a noi particolarmente congeniale, perché non intende fare a meno, e tanto meno escludere, alcun contributo utile alla sua conoscenza e alla sua diffusione, a partire dai simboli, di cui tutto il luogo, non solo il santuario, è straordinariamente pieno, passando per la sua cura estrema e la sua bellezza struggente, per arrivare fino al puro e semplice dono di sé che risplende nelle vergini consacrate, e interamente dedicate all’Adorazione. Ci siamo sentiti prodigiosamente sostenuti, facilmente riscattati, integralmente accòlti; ci siamo sentiti cristiani fra cristiani, anche se discepoli davanti a maestri. Possa Maria, Madre e Cuore della Chiesa, indefinitamente accrescere e potentemente espandere questa Comunità, che si trova riunita ogni giorno in ogni parte della terra per onorarla sotto il titolo unico di Madre Tre Volte Ammirabile Regina e Vincitrice di Schoenstatt, amen!|
[/html]