Un dono bellissimo, Emmaus, Tra gioia e dolore

04 / 05 / 2014

Un dono bellissimo, Emmaus, Tra gioia e dolore

UN DONO BELLISSIMO, EMMAUS, TRA GIOIA E DOLORE

Cari Amici, vorrei iniziare la mia riflessione condividendo con voi un'esperienza bellissima di venerdì sera. Eravamo con Carlo alla Messa a Piglio. Premetto che non mi ero ricordata che era il primo venerdì del mese (in campagna vivo un po’ fuori dal tempo) e non sapevo che i primi venerdì a Piglio usano fare una breve adorazione. Non sentivo nel cuore una particolare devozione (nel senso di trasporto del cuore, secondo la scuola di S. Teresa) per questo, sentendomi piuttosto arida, subito dopo la Comunione mi ero intenzionalmente immersa nel silenzio privo di dialogo, quello che facciamo nella terza fase di Marta e Maria, senza parlare né ascoltare, ma rimanendo in contemplazione silenziosa, lasciando soltanto che Dio agisse in me. Mi ero limitata a dire la frase di Teresa "guarda che ti guarda", ed ho visto con gli occhi del cuore nell'immaginazione Gesù seduto poco distante che mi guardava in silenzio. Sapete forse quanto per me sia significativo (ne parlo spesso) contemplare ed imparare da quello sguardo, il “guardatolo lo amò” di cui parlano i Vangeli. Ad un certo punto ho sentito profumo di incenso. Ho pensato "strano, forse nel tempo di Pasqua incensano i fedeli, come nella Veglia". Ho quindi aperto gli occhi ed ho visto che c'era l'incenso perché nel frattempo (avevo tenuto a lungo gli occhi chiusi) avevano esposto il Santissimo...dunque, aprendo gli occhi...veramente ho visto Lui che era lì davanti a me e mi stava guardando...che dire? E' stato bellissimo...dunque non era la mia immaginazione a farmelo vedere di fronte a me (non avevo mai usato questa immagine nel Ringraziamento) ma c'era realmente, e l’Ostensorio me ne dava una prova sensibile!!
E’ stato un Dono bellissimo, che mi ha colpito per vari motivi e mi ha fatto riflettere.
Prima di tutti vi ho visto una rassicurazione di Dio: nella Sua Sapienza accade a volte che quando chiediamo un segno questo non arriva, mentre ci viene donato quando non lo abbiamo chiesto. Viene concesso quando ci è utile per incoraggiarci o per farci capire meglio la volontà di Dio.
Ma allarghiamo un po’ il nostro discorso. Poi torneremo a questo segno.

Nella liturgia della parola di giovedì scorso ed in quella di oggi, troviamo due passi tratti dal capitolo 24 del Vangelo di Luca. Ecco una parte di quello di oggi:

13 Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, 14 e conversavano di tutto quello che era accaduto. 15 Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. 16 Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. 17 Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; 18 uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». 19 Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20 come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. 21 Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute.


Ecco una parte del passo letto giovedì:


36 Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 37 Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. 38 Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39 Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho». 40 Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41 Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?».


Nello stesso capitolo di Vangelo vediamo quanto i più diversi sentimenti ci portino lontano dalla Verità. Gli Apostoli erano così stupiti e spaventati da confondere una persona con un fantasma, poi così accecati dalla grande gioia che erano incapaci di vedere e credere alla resurrezione.
Pochi versetti sopra erano invece i discepoli di Emmaus che per la tristezza e la delusione erano incapaci di riconoscere Gesù, la mestizia li accecava.


Tutti questi sentimenti in poche righe, tutti causa dell’incapacità di vedere la Verità, mi hanno fatto riflettere. Tutti i grandi mistici, anche la nostra Teresa, ed i maestri di preghiera, mettono in guardia dal dare troppa importanza al nostro “sentire”. Sicuramente nella nostra preghiera, specie quella del cuore, può essere importante la parte svolta dal sentimento, dall’affetto, dalla “devozione” (in senso teresiano). Ma guai a noi se tutta la nostra vita spirituale dipendesse dal nostro sentire. San Giovanni della Croce scrive a lungo del senso delle aridità dell’anima, e sicuramente un’anima arida in tal senso non è meno vicina a Dio di un’altra che sente grandi trasporti amorosi! Anzi!
Come mi suggeriva Carlo, condividendo tutto questo con lui, è bene sentire con la mente e ragionare col cuore.


Tornando al Dono che ho avuto nella Messa di venerdì pensavo proprio a questo: il Signore voleva in qualche modo darmi conferma e rassicurazione che il mio non aver molta devozione durante quella celebrazione non aveva impedito all’anima, attraverso la sola fede e la volontà, di essere ugualmente vicina a Dio. Quella contemplazione muta e passiva, priva di affettività e di dialogo, non era affatto di ostacolo all’agire di Dio, tanto che me ne dava conferma, dimostrandomi che realmente in quel silenzio Lui stava incontrando il mio sguardo, operando a suo piacere su di me, senza che ne avessi alcun riscontro sensibile, e me ne dava prova con il segno del guardarmi effettivamente dall’ostensorio.


CHI CI SEPARERA’


Può accadere, nel cammino spirituale, di sentirsi tirati di qua e di là come S. Paolo: faccio quello che non voglio, la mia volontà e il mio agire vanno in senso opposto. Mi sento un estraneo a me stesso. Sento che in me abitano due persone, una che tende sinceramente alla santità, un’altra piena di passioni, che mette continuamente in dubbio la buona fede della parte devota. Questo stato interiore può causare molto dolore e a volte può portare alla depressione spirituale. Non è il caso di combatterlo a viso aperto. Come rispondeva Gesù nel deserto al tentatore? Solo con la forza della Parola di Dio. Anche se il male fosse tanto presente, senza la nostra piena adesione non potrà fare molto. Nessuna tentazione può strapparci dalle mani di Dio senza la nostra piena volontà. Sto imparando quanto è potente la Parola, ed ho trovato una Parola da ripetere come una litania quando sentiamo il male con più forza in noi:


CHI CI SEPARERA'...


(Romani 8,35 - Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?)
Potrebbe essere la nostra croce temporanea, la spina nel fianco. Cerchiamo allora di ignorare la presenza di questo male e ripetiamo a lungo ogni volta che la tentazione si affaccia:
Chi ci separerà, chi ci separerà…
E ritroveremo subito la Pace.

L’OBBEDIENZA APRE LA PORTA AL MISTERO


Concludo tornando ad una riflessione del periodo di Quaresima. Non avrei mai pensato di poter imparare così tanto da Naaman il Siro (II Re, 5) e dalla sua storia. Ho letto che usiamo le capacità del nostro cervello solo per il 10%. Credo che per le capacità spirituali la percentuale sia ancora più bassa…
Riscontriamo nella nostra vita spirituale ogni genere di difficoltà e di infermità. A volte le tentazioni sono particolarmente sottili e così insinuate in profondità che ci sentiamo in pericolo. A quel punto mettiamo in atto infinite strategie per risolvere con le nostre forze le battaglie con il male, in una serie di tentativi “fai da te” che non fanno che peggiorare la situazione, se non altro perché, con i loro fallimenti, ci fanno disperare di riuscire. Basterebbe una certa dose di umiltà (per Teresa è alla base di tutto) e di obbedienza.
Parlo di umiltà perché sicuramente ci sentiamo troppo avanti nel Cammino (come si sentiva importante Naaman) per credere di poter essere guariti da rimedi così semplici come sono quelli che da sempre il Magistero e i Padri ci indicano. Il Siro derideva il profeta Eliseo che gli assicurava la guarigione dalla terribile lebbra con un semplice bagno nel Giordano. Magari vorremmo un famoso direttore spirituale o addirittura un esorcista, o come minimo corriamo qua e là in cerca di benedizioni dal santo prete di turno. Ma se con l’umiltà riusciamo ad entrare nella porta bassa dell’obbedienza, e se capiamo che obbedienza e fede/fiducia, sono la stessa cosa, allora posso credere fermamente alle parole del Vangelo “questa razza di demoni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno” (Mt 17,21) e a quelle di Maria, che in diverse apparizioni ha raccomandato il Rosario come arma potentissima contro il demonio, le calamità naturali, le guerre. Sto cominciando lentamente e a fatica ad entrare in questa obbedienza alle cose semplici. Obbedisco senza capire (e spesso senza “sentire” come dicevo sopra), come un bambino che, poiché si fida, obbedisce a chi gli vuol bene anche in ciò che non comprende perfettamente. Ma si fida. Seguo i “cinque sassi”, recito il Rosario ogni giorno, anche se non comprendo con la mente come ciò possa sconfiggere i miei demoni o allontanare le guerre. Ma come Naaman, voglio correre il rischio dell’obbedienza. Lui fu guarito, quasi a dispetto di se stesso. Io vedo che ogni tanto alcuni tratti del cammino trovano le colline spianate, e la gioia del cuore è quasi sempre con me, sento una forza che mi accompagna, una speranza di vittoria. Un senso di riposo perché rimetto tutto in Lui. E allora penso che se iniziassimo ad obbedire, a prendere alla lettera quanto è scritto nel Vangelo, useremmo ben più del 10% dei nostri carismi spirituali! Come dice Gesù, faremmo cose grandi, più grandi di quelle che fece Lui! Se agiremo così, faremo cadere i demoni nostri e degli altri, scioglieremo catene, faremo risorgere i morti, avremo parole di vita. Forse veramente l’obbedienza apre le porte al Mistero, così come, parallelamente, ogni atto di amore consapevole aumenta la presenza di Dio in noi, perché Dio è Amore. L’obbedienza può aprire quelle porte invisibili che ci fanno entrare già ora nel Regno, quei pertugi sottili che ci fanno essere già in e di Dio.
Dio ci aiuti ad aprire gli occhi, ad affinare l’udito, a svegliarci dal sonno!

MAGGIO MESE DI MARIA E DEL ROSARIO


Se possiamo, in questo mese specialmente dedicato a Maria cerchiamo di pregare il Rosario, ma facciamone veramente una preghiera del cuore. Come? Anche io fino a poco fa mi sentivo in difficoltà pregando il Rosario: devo mettere l'attenzione su Maria, recitando le Ave, o devo dimenticare la preghiera e contemplare il Mistero? Ora sto capendo che non c'è contraddizione, mentre contemplo il Mistero, pregando Maria, lei lo rivive accanto a me e me ne svela il senso profondo. Basta entrare nel racconto del Vangelo, avere nel cuore lo stato d'animo di Maria in quell'episodio, e poi farsi portare da lei nel Mistero. Inizieremo a scoprire nuove meraviglie dell'amore di Dio!
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Nella pagina dedicata del sito troverete il Messaggio del 2 e il relativo piccolo commento.
Infine, a quanti volessero cimentarsi in una lettura leggermente più impegnativa, ma molto utile per approfondire i nostri temi, consiglio questo libro validissimo, appena terminato “S. Teresa D’Avila e S. Ignazio di Loyola due spiritualità a confronto” (di A. Queralt e M. R. Jurado, ed. CIS).
Vi ricordo che il prossimo appuntamento sarà mercoledì 14 maggio.
Ci piacerebbe discutere con voi su questi temi, scriveteci! Cresciamo insieme, donateci le vostre esperienze, non lasciateci essere una bacheca monologante! E’ bello il dialogo e soprattutto lo scambio!
Buona domenica a tutti!

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