"Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto"

11 / 04 / 2014

"Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto"

Cari Amici, vi propongo una meditazione di Carlo per vivere in pienezza questo ultimo tratto del cammino quaresimale.
 
 
MEDITAZIONE PER IL TRIDUO PASQUALE IN OCCASIONE DELLA QUINTA DOMENICA DI QUARESIMA
 
“Poi gli Israeliti partirono dal monte Cor, dirigendosi verso il Mar Rosso, per aggirare il paese di Edom. Ma il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosé: . Allora il Signore mandò in mezzo al popolo serpenti velenosi i quali mordevano la gente e un gran numero di Israeliti morì. Allora il popolo venne a Mosé e disse: . Mosé pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosé: . Mosé allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita”. (Numeri, 21, 4-9)  
Gli Israeliti sono in marcia, sotto la guida di Mosé, come noi siamo in marcia, sotto la guida del papa. Gli Israeliti non sopportavano il viaggio nel deserto, e dunque non riconoscevano più l’autorità di colui che li guidava in esso. Noi non sopportiamo il nostro viaggio, e dunque non riconosciamo più l’autorità di colui che ci guida in esso. Nel far questo il popolo, e noi, rigettiamo l’Autorità di Dio: “Come possiamo vivere in questo deserto, non si stava meglio in Egitto?” Dicevano gli Israeliti. “Come possiamo seguire le tue leggi? Non si stava meglio quando eravamo peccatori?” Diciamo noi. “Possiamo vivere di manna?” Protestavano gli Israeliti. “Possiamo vivere di sacramenti?” Protestiamo noi. I serpenti li morsero, i peccati ci uccidono. Gli Israeliti si spaventarono, come anche noi ci spaventiamo. Mosé pregò per il popolo, come il papa prega per noi. Dio dunque, per mezzo di Mosé, prese il Suo flagello, e lo trasformò in rimedio per il Suo popolo. Tra una settimana Egli, per mezzo del papa, prenderà la Sua Croce, e la trasformerà in rimedio per noi.
Come il serpente sedusse Adamo, che peccò, così punisce il peccato degli Israeliti. Ma quello stesso serpente, eretto nel deserto a monito perenne di coloro che ne avevano meritato il morso, diventa per loro la salvezza dalla giusta ira di Dio, che per suo mezzo li colpiva. Il secondo Adamo, che in figura ci ha fatto uscire dall’Egitto sotto la guida di Mosé, e in realtà dal peccato, sotto la guida del papa, si innalza per noi, affinché se qualcuno sarà stato morso dal peccato, guardandolo, si salvi. Lo stesso legno che in paradiso provocò la nostra condanna, qui, in questa specie di inferno, ci merita il perdono. Ma: “Non possiamo saziarci di manna!” protestavano gli Ebrei, e: “non possiamo accontentarci dei sacramenti!” gridiamo noi. I serpenti allora si scagliarono su di loro, così come i peccati si avventano su di noi. Mosè pregò per loro, come il papa prega per noi. Il serpente di bronzo salvò gli Ebrei morsi dai serpenti di carne come la croce di Gesù ci salva dal giusto castigo che i nostri peccati ci meriterebbero. La storia sacra non si è mai interrotta e non si interromperà mai, dal fiat lux originario al pereat mundus finale. Noi siamo inseriti in questa storia alla stessa stregua di Adamo, degli Ebrei, e di qualunque altro uomo o donna passato, presente o futuro. Non potrà mai venirci a mancare l’aiuto di Colui che di questa storia è autore, ma che, per amor nostro, ha preferito esserne la vittima. Non potremo commettere una colpa che Egli, in questa veste, non abbia già espiato. In nessun modo potremo meritare alcunché, se non essendo consapevoli di questo. Tutta la pena ha espiato tutta la colpa, e per quanto grave sia la nostra colpa, la sofferenza di Gesù l’ha già espiata. Come il serpente di bronzo guarì dai serpenti di carne, così la croce di Gesù ci guarisce dai nostri peccati. Ma come il morso di quelli era stato provocato dal rifiuto della manna, che sola poteva consentire il cammino nel deserto, così l’infuriare di questi è dovuto al nostro rifiuto dei sacramenti, che soli ci possono assistere nella vita. E come quel rifiuto implicava il rifiuto di Mosé e di Dio, così questo rifiuto implica il rifiuto del papa e di Dio. Come Mosè guidava infatti gli Ebrei nella marcia nel deserto dall’Egitto alla Terra promessa, così il papa guida l’umanità nel cammino nella storia dalla schiavitù del peccato alla libertà della grazia. Riconoscere l’autorità di colui che ci guida nel deserto è sempre difficile, che sia questo un deserto di pietre o un deserto di attimi, che sia Mosé o che sia il papa. Mosé ci dà la manna, il papa ci dà i sacramenti: dal paradiso che i nostri antenati hanno perso a quello che speriamo ci attenda in cielo non vi può essere altro cammino che nel deserto e altro cibo che la manna, altra esperienza che nella storia ed altro ausilio che la grazia, altra guida che Mosé, per gli Ebrei o il papa, per noi. Con il battesimo, Cristo ci lava. Con la riconciliazione, ci abbraccia. Con l’eucaristia, ci nutre. Con la confermazione, ci ispira. Con l’ordine, o il matrimonio, ci èleva. Con l’estrema unzione, ci assiste. Nel venire al mondo, nel subirlo, nel conoscerlo, nel combatterlo, nel santificarlo, nel lasciarlo la Chiesa ci precede, ci istruisce, ci accompagna, ci fortifica, ci consacra e ci salva, per i meriti di Cristo, che non per altro Si è incarnato, che per potere incorporarsi tutto ciò che, come Dio, ancora non Gli apparteneva: la sofferenza di esserNe privato.   Guardiamo bene quella croce, e osserviamo anche le braccia che la porteranno, perché dall’unione di quella croce e di queste braccia promana la benedizione per tutta l’umanità: come nessuno potrebbe vivere senza il suo corpo, così il Cristo trionfante non può vivere senza la Sua Chiesa. Noi siamo la Sua Chiesa, quella che Egli ha tanto amato da non risparmiarsi alcun sacrificio, pur di farla nascere, quella che sta a noi rendere un po’ meno indegna del Suo sacrificio, col prenderne atto fino in fondo, un po’ più docile al Suo capo celeste e al Suo rappresentante sulla terra, un po’ più generosa, un po’ più umile, un po’ più resistente alla lunga marcia nella quale esiste e nella quale dovrà esistere tutta l’umanità. Ascoltiamo anche le parole che il nostro papa ci dirà in quell’occasione, quando gli occhi di tutti il mondo saranno rivolti su di lui, perché dia un senso, non soltanto alla Croce benedetta che stringerà tra le braccia, ma anche a quella, meno nobile, meno santa, ma pur sempre umana, di ciascuno dei suoi ascoltatori. Rimbocchiamoci le maniche perché il suo insegnamento sia diffuso, conosciuto, apprezzato almeno quanto quello del Suo e nostro Maestro fu bloccato, ignorato e deriso. Che le nostra grida di giubilo sovrastino quelle di odio che Ne decretarono la condanna, che il Suo corpo martoriato nutra di lacrime la nostra vista, come un tempo provocarono lo scherno. Che la Verità sia da noi amata in colui che la professa, la Bontà onorata in colui che la annuncia, il Perdono vissuto in colui che ce lo accorda, amen.   
 
Carlo Suriani