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Contemplazione

   LA CONTEMPLAZIONE      
 Un’esperienza mistica possibile per tutti  
 
    
            Immagine contemplazione.jpg
 
 
E’ bene prima di tutto intenderci sulla terminologia.             
Lo stesso concetto che cercheremo in questa Pagina di  approfondire,  in ambiti diversi  si potrà trovare indicato con il termine “contemplazione” ovvero con il termine “meditazione”.
Noi nella scuola di preghiera usiamo la parola contemplazione,  come si usa generalmente nella tradizione europea  e come deriva dal termine latino contemplatio,  così come ci viene tramandato dai Padri della Chiesa per esempio definendo la quarta parte della lectio divina.  In ambito orientale, ma spesso anche nell’occidente della globalizzazione (creando qualche confusione nel comprendere immediatamente di quale tipologia di preghiera si stia parlando) si usa la parola meditazione, che esprime la stessa idea ma si collega più strettamente alle tradizioni orientali e risente, in talune impostazioni, di suggestioni legate ad altre spiritualità, dal buddismo alle pratiche tibetane e yogiche. Diversamente noi useremo anche  il termine meditazione secondo la tradizione latina per indicare la preghiera che si avvale del contributo della riflessione intellettuale (v. Pagina dedicata).  
 
La Contemplazione è una intuizione della verità non per via di intelletto ma di Amore.  Significa letteralmente abitare uno spazio divino, starci dentro e conoscerlo intimamente. E’ quindi una preghiera dove si proverà semplicemente a STARE, senza parlare né ascoltare, in una adorazione piena di stupore del Mistero di Dio che si rivela. Non usiamo più la mente ma il cuore. E’, secondo la terminologia mistica,  un riposo sull’oggetto della propria conoscenza. E’ lo stupore, la meraviglia di fronte al Mistero di Dio, silenzio abbagliato dopo la Rivelazione di Dio. E’ un fissare in modo continuo il pensiero su Dio e mantenere nella giornata uno sguardo amoroso su di lui.
 
 La fase contemplativa che conclude la nostra  preghiera del cuore e ne è il vero fulcro, non dipende dall’intelletto, dai pensieri, è una preghiera che è semplicemente dono di Dio e non dipende assolutamente dai nostri sforzi né dalle capacità o tantomeno dalla santità di chi prega. Si tratta in realtà di mettersi nelle condizioni di poter accogliere un dono, che, se il desiderio è sincero, spesso viene concesso. Dio si dona in modo quasi sensibile e fa fare esperienza di sé, del Suo amore. E’ un rimanere in silenzio accanto a Colui che ti ama e che tu ami, godendo della reciproca vicinanza. E’ il Signore che ci conduce, noi dobbiamo restare il più possibile passivi e farci condurre da Lui nel Suo Riposo. Come abbiamo spiegato nella Pagina sulla PdC  si inizia a pregare facendo uso dell’intelletto (rifletti sulla grandezza dell’Amore di Dio) e della volontà (di riamarLo), ma poi, appena Dio (solo Lui può farlo) sospende le nostre “potenze” , lasciamo fare tutto a Lui ed entriamo nella preghiera contemplativa, dove Lui parlerà direttamente al cuore, senza passare per la nostra mente o per i sensi. Entreremo in una conoscenza che è Rivelazione, Dono mistico.                                                                        
 
Per santa Teresina di Lisieux la preghiera è “lo slancio del cuore, uno sguardo gettato verso il cielo, un grido di gratitudine e di amore nella prova come nella gioia”. Così nei suoi scritti S. Teresa D’Avila insegnava alle sue figlie come predisporsi alla preghiera contemplativa: “non vi chiedo di concentrare il vostro pensiero su di Lui né di fare molti ragionamenti, vi chiedo solo di guardarlo.” E così definisce questa preghiera fatta tutta di cuore:  “la preghiera è un rapporto di amore da solo a solo, tra l’orante e Colui dal quale sappiamo di essere amati”. 
 
Due innamorati parlano, si ascoltano, poi dopo un po’ non hanno più bisogno di tante parole, ma godono semplicemente del loro stare insieme. Questo è il vero punto di arrivo della preghiera del Cuore,  imparare pian piano a godere del solo stare in silenzio alla Sua presenza, un silenzio che non è povertà di parole ma pienezza della Parola e dell’ Amore, un altro linguaggio per pregare il Signore. Non c’è più bisogno di parole. Non parliamo né cerchiamo di ascoltare (le due fasi che nei gruppi precedono e preparano la contemplazione) ma in un silenzio pieno di stupore, come Mosè davanti al roveto ardente,  godiamo della presenza di Dio che ci circonda, fuori e dentro di noi. Stiamo sperimentando una adorazione al contrario…non siamo noi che veniamo a portare il nostro amore a Dio ma siamo qui per entrare nel Suo Riposo, a riprendere energia e vita attingendo l’Amore alla sua fonte. Solo dopo questa esperienza dell’Amore infinito che Lui ha per noi potremo essere capaci di amare Dio e gli altri.
 
Tra Marta e Maria cerchiamo di non essere Marta, che si dà tanto da fare perché ha ancora una idea mercenaria di amore, lavora per farsi amare, teme di non far contento Gesù. Siamo invece come Maria, che pensa solo ad amarLo, che sa di non doversi preoccupare di fare, apparire, sa che è amata infinitamente comunque, non per quello che fa ma per ciò che è, prodigio di Dio, gioia di Dio. 
 
 Ci possiamo sentire allora come immersi nell’amore e nella luce di Dio…e il cuore guidato dallo Spirito pregherà così:  Signore, tu ci hai ascoltato, ci hai attirato a te, ci hai condotti nel deserto, hai parlato al nostro cuore, ci hai sedotto con il tuo amore sponsale. Aiutaci a comprendere che sei lo Sposo della nostra anima. Non saremo mai più soli, hai innestato fiumi d'acqua viva nel nostro seno.  Sentiremo allora il calore del Suo abbraccio e potremo assaporare un attimo di Paradiso.
 
Come fare di questa esperienza una preghiera continua, così da attuare l’indicazione di S. Paolo sulla preghiera incessante? 
 
 
Conserviamo nel  cuore questa unione con Dio e, pregando così una volta al giorno, con lo schema (almeno per i primi tempi) del “parlo, ascolto, contemplo”, facciamola diventare una unione abituale, così da pregare incessantemente, come ci invita S. Paolo. Ripetiamo durante la giornata la preghiera del Nome di Gesù o un versetto della parola del giorno,  e prolunghiamo al lavoro e in ogni nostra attività la preghiera contemplativa di base che faremo a casa ogni giorno. Più ripetiamo questa preghiera, entrando maggiormente in relazione con Gesù, più la nostra vita si unificherà con la Sua, e potremo cooperare al Disegno che ha su di noi. Apriremo tante finestre per dialogare durante il giorno con il Cielo. Noi viviamo una specie di duplice vita, quella nel mondo (ma non siamo del mondo) e quella del Cielo, perché siamo sulla terra ma Dio abita in noi. Spesso siamo come degli extraterrestri inviati in missione da un altro pianeta che poi si abituano agli usi del nuovo mondo e dimenticano da dove sono venuti e per quale missione. Nella preghiera del cuore apriamo la radio che ci collega al punto di partenza…a Colui che ci ha inviato…apriamo porte e finestre che ci mettono in contatto con la nostra vera vita, con la nostra vera Famiglia. Quando ci sentiamo schiacciati, annullati dai nostri problemi quotidiani, stiamo dimenticando tutto questo. Immaginiamo l’esistenza come una bilancia a due piatti: spesso tutto il peso poggia sul piatto che rappresenta la vita terrena e le sue preoccupazioni contingenti. Se vogliamo stare nella Pace di Dio dobbiamo mettere sull’altro piatto della bilancia la vita dello Spirito. Almeno portare le due parti in pareggio.
 
La santità è cercare di aumentare il peso della vita spirituale fino a superare l’altro. E’ quello che i santi definiscono “santa indifferenza”. In ogni difficoltà vivo in unione con Dio e trovo la gioia nel compimento della sua volontà. Non minimizzo le croci che ho ma le vivo in unione con Dio e cooperando ai suoi disegni vi trovo la Sua  Pace. 
 
 La MISTICA non è cosa misteriosa per i santi, ma può e direi deve  far parte della vita di fede di ciascun battezzato. E’ un cibo dell’Anima. Definiamo mistico ogni incontro personale con Dio, ogni volta che riusciamo a “vedere Dio” nel cuore, nella natura, nel volto del fratello.
Preghiamo al mattino per offrire la giornata a Dio e alla sera per ringraziarLo,   all’inizio e alla fine del nostro lavoro, facciamo almeno un segno di Croce ai pasti, accompagniamo la nostra giornata con brevissime giaculatorie, ponti tra noi e Dio, preghiamo in famiglia vivendo insieme la paternità di Dio, viviamo in una amorosa attenzione alla Sua presenza  tutta la giornata. Impariamo a vivere sotto il Suo sguardo e offriamoci a Lui. Gesù pregava nel Tempio ma anche in mezzo alla folla. Il nostro tempio è dentro di noi. 
 
 Quali sono i frutti della preghiera contemplativa e come accorgersi se la nostra  è stata vera preghiera, vero Incontro?
 
 
Sentire che questa dolcezza sperimentata ci rende uniti nell'unico Amore. Avvertire la spinta forte di ridonare questo Amore agli altri. Come in Gesù azione e contemplazione erano fuse insieme, così per noi la preghiera sia fonte di servizio, di carità. Questa sarà la prova di una buona preghiera, la prova dell’incontro con Dio.  Perché l’Amore che viene da Dio è uno, indivisibile, per il Signore e per i fratelli che Lui ama.  Se è vero Amore è amore indiviso, verso Dio e verso gli altri. Contemplare così ti porterà col tempo ad essere meno centrato su te stesso e più amorevole verso gli altri. Se senti di amare grandemente Dio e ti rifugi spesso in questo tipo di preghiera,  ma provi indifferenza per i fratelli ed i loro bisogni, fai attenzione, perché stai usando la preghiera di Unione  solo per evadere in una dimensione dorata e consolante che non è Incontro reale ma bisogno psicologico delle tue carenze affettive. Stai praticando una sorta di yoga spirituale. Se invece questa preghiera con il tempo ti rende più attento agli altri, più indulgente verso i loro errori, meno irascibile, se il tuo volto sarà molto più spesso disposto al sorriso piuttosto che alla depressione o alla critica, allora avrai un segnale chiaro che nella preghiera stai incontrando il Signore che lentamente ti trasforma a Sua Immagine. Dalla preghiera scaturisce il bisogno della carità, ma la vera carità trova la sua ragione nella preghiera. 
 Come spesso ci ha  ricordato Papa Francesco, l’orazione senza servizio è sterile chiusura romantica, mentre la carità senza preghiera  può  essere vacuo attivismo in risposta ad un personale orgoglio, ad una ricerca di vanagloria.
 
Per aiutarvi in questo necessario interscambio tra la vita della preghiera ed il servizio, nella Pagina del Sito “A casa di Marta” troverete delle proposte di volontariato, sia nel campo dei bisogni materiali che in quello della evangelizzazione.                 
 
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 “La gioia si alimenta della contemplazione di Gesù Cristo. Il sacerdote, l’uomo e la donna di fede devono dunque risolvere il problema fondamentale dell’amicizia con Gesù Cristo, e inquadrare la propria esistenza all’interno di questo rapporto con lui. L’amicizia nasce, cresce e si fortifica nella convivenza: da qui la necessità ultima della contemplazione di Dio.   Vi propongo di dedicare il tempo della preghiera a contemplare il Signore. Scegliete i passaggi della sua vita apostolica che preferite e rimanete a guardare, ad ascoltare, a camminare con Lui.”    
 (J.M. Bergoglio, Aprite la mente al vostro cuore)
 
 
 
PICCOLI PENSIERI SULLA CONTEMPLAZIONE 
 
 
ARTE DELLA PREGHIERA 
 
 
Ogni forma d'arte in fondo, secondo il mondo, è un applicarsi per perdere tempo. L'arte più grande è la Preghiera, entrare nel silenzio per parlare con Dio. La lettura più entusiasmante è quella che puoi fare attraverso la bellezza della natura, nel suo Libro scopri la grandezza del Creatore; la musica più strepitosa è quella dei suoni del creato, il fragore delle acque, le melodie degli uccelli, i sussurri dei grilli notturni, i silenzi delle contemplazioni di Dio; pittura, scultura, guarda i colori dei tramonti e le morbide verdi pieghe di velluto distese sulle nudità delle rocce... Impariamo la nobile Arte del perderci alla Presenza di Dio, fuori del tempo e dello spazio, per poi poterLo di nuovo ritrovare negli occhi di ogni nostro prossimo! 
 
 COSA E’ LA PREGHIERA CONTEMPLATIVA               
 
Oggi molti cristiani, seriamente impegnati, sembrano mettere in discussione o perlomeno guardare con sospetto, ogni forma di atteggiamento mistico o contemplativo. Ritengono, interpretando la lettera di S. Giacomo, che non sia possibile amare il Dio che non si vede se non si ama il fratello che è sotto i nostri occhi. Giustissimo. Ma qui si parla di amare. Certamente l'amore per il prossimo può dare la misura del nostro amore per Dio. Ma la preghiera mistica o contemplativa non si occupa tanto dell'amare Dio, quanto piuttosto di ciò che viene ancora prima e che è alla base di tutto: conoscere (in senso biblico, fisico e viscerale), sperimentare, sprofondare, nell'Amore che Dio ha per noi. Solo DOPO questa intima  Conoscenza si può cominciare a parlare di Amare, Dio e il prossimo, dopo aver attinto alla Fonte di ogni Amore. 
 
 
RUOLI SCAMBIEVOLI SPONSALI    
                
 
La storia della Mistica ci dice che il Signore è lo Sposo dell'Anima. Come nell'unione coniugale, accogliamo come spose  Colui che ci feconda nella nuova Vita. Qualche volta sembra però accadere il contrario: nella Sua generosità e nel suo donarsi completamente, il Cristo appare come una Sposa pronta alle Nozze, così come infatti è l'Ostia Divina, Corpo nudo crocifisso offerto nell'Amore, Cibo che si fa consumare, Seme che il Fedele accoglie in un ruolo scambievole: come terra che accoglie il Seme fecondo, ma anche come sposo che fa sua la Sposa che gli si offre. 
 
 
Daniela