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Introduzione alla Preghiera del cuore

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La preghiera del cuore rappresenta il fulcro della scuola di preghiera dei nostri gruppi.
E' il momento in cui si fa esperienza dell'Amore di Dio. Solo dopo questa esperienza potremo iniziare ad amare veramente Dio e i nostri fratelli.
In questo particolare approccio al mistero dell'Amore di Dio scopriremo profondamente la paternità divina.
 
Nei sottomenu di questa Pagina vedremo cosa è la "preghiera del cuore", ci accosteremo ai numerosi Messaggi nei quali la Regina della Pace ci invita a praticare questo tipo di preghiera, e infine proporremo alcuni esercizi di contemplazione.
 
Una piccola bibliografia segnalerà i principali testi che hanno ispirato il nostro metodo.
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  SHEMA ISRAEL….SIAMO CAPACI  NOI, OGGI, DI ASCOLTARE?
 
 
 
 In ogni luogo   ormai, siamo costretti a sentire suoni, musiche ovunque, grida, rumori.  In ogni situazione vediamo automi con le   cuffie persi nei loro suoni personali. In auto stereo a tutto volume. In ogni   negozio sottofondi che  coprono ogni   altra velleità di parola… Penso che non ci possa essere sequela nè   obbedienza alla Parola di Dio  senza   vera esperienza dell'ascolto. Si può udire senza ascoltare. Lo   sappiamo…MA COSA CI CHIEDE DIO? SHEMA ISRAEL:
 
“Ascolta Israele:   il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo   Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le tue forze……..quando   ti avrà condotto alle città grandi e belle che tu non hai edificate…quando avrai   mangiato e ti sarai saziato, guardati dal dimenticare il Signore, che ti ha   fatto uscire …dalla condizione servile” (Deut. 6,4 sgg).
 
  SHEMA  Israel.......l'obbedienza   chiesta al popolo di Dio viene DOPO che Dio ha fatto sperimentare al Suo   popolo la grandezza del Suo Amore per la Sua gente. La salvezza   dall'Egitto......dal peccato.......solo l'esperienza diretta e personale,   nell'intimo del cuore di ciascuno, dell'amore materno di Dio, può farci   capire il senso di una obbedienza che poi è solo l'unica via per la nostra   piena realizzazione, per la vera felicità incorruttibile. Prima di consegnare a Mosè  le    Tavole della Legge Dio si è rivelato. Ha scelto il suo popolo tra   tanti, lo ha eletto a figlio prediletto, lo ha salvato dall’Egitto con mano   potente e con prodigi, lo ha sollevato “su ali d’aquila” (Es. 19, 3-6),   ha per lui un amore materno, a volte   sponsale, si definisce Lui stesso un “Dio geloso”(Es. 34,14). Solo dopo   questa Epifania non solo del suo essere Dio, ma del suo essere un Dio di   Amore,  invita il popolo che si è   scelto all’obbedienza alla Sua Legge, gli chiede di ascoltare la Sua Parola e   così custodire l’Alleanza con Lui.Chiede in quanto ha amato per   primo, dimostrando il suo amore, e proprio perché ama chiede di osservare la   sua legge, unica via per vivere l’Amore. 
Mosè sul monte entrò “ in mezzo   alla nube vi rimase quaranta giorni e quaranta notti” (Es. 24, 18). “La   Gloria del Signore appariva come un fuoco divorante” (Es. 24,17).Poi Dio ordinerà la costruzione   di un tempio mobile, dove potrà incontrare Mosè e per suo tramite, il suo   popolo: “Essi mi faranno un santuario ed io abiterò in mezzo a loro” (Es.   25,8).Di nuovo quindi  Mosè incontrò Dio nella “tenda del   convegno” durante il viaggio nel deserto: “Quando Mosè entrava nella tenda   scendeva la colonna di nube e restava all’ingresso della tenda…..così il   Signore parlava con Mosè FACCIA A FACCIA come un uomo parla con un   altro”(Es.33, 9 e 11).Dunque la Bibbia ci presenta   diversi incontri di Mosè con Dio; cosa significa il simbolismo del fuoco,   della nube? Come si trasforma Mosè dopo aver VISTO  Dio? “Mentre egli scendeva dal monte non   sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva   conversato con lui” (Es. 34,29).
L’incontro con il divino divinizza ciò che è   umano, così come oggi nell’Adorazione Eucaristica, in modo invisibile ma non   per questo meno reale, il Santissimo ci irradia di santità, sanando con una   sacra radioterapia, i cancri della nostra anima.Mosè entra nella nube, si   avvicina al fuoco, ne scende irradiato….cosa è accaduto? Ha fatto   l’esperienza dell’abbraccio del Padre, di colui che si è manifestato amando   per primo, eleggendo, liberando, salvando, nutrendo, dissetando. 
 
Cosa significa tutto questo per   noi, oggi? Gesù ha perfezionato la Legge, trasformandola semplicemente nel   Comandamento dell’Amore. Ciò però è visibilmente opposto a quello che   comanderebbe  la nostra natura umana,   di per sé trascinata verso il basso, tesa naturalmente al male, principe di   questo mondo.  Quindi il nostro è un udire   la Sua voce, senza vero ascolto. Come si può capovolgere la nostra natura   umana? Come RINASCERE dall’alto…nascere da acqua e Spirito (Giov. 3, 3-5)?  Come si può sentire veramente, capire, e   infine mettere in pratica, la Sua Parola?
 
Solo FACENDO    ESPERIENZA di Dio.
 
Come è possibile in pratica?   Attraverso un tipo di “preghiera di presenza”: immaginare, stando in un luogo   silenzioso e in tranquillità interiore ed esteriore, di  trovarsi    per esempio in un verdissimo prato con il Signore, sperimentare la   dolcezza del Pastore, o la Misericordia del Padre del figliol prodigo, o   l'essere oggetto del Suo sguardo che è fatto solo di Amore, vivere il riposo   sulle ginocchia del Pastore e sentire la Sua carezza. Sentirsi in Sua   presenza, restando in silenzio, percependolo, vivendo nella Fede l’assoluta   certezza che Lui è lì, accanto a noi. Secondo la nostra esperienza di vita e   la nostra personalità,  o secondo   il  particolare momento che stiamo   vivendo potremo abbandonarci, sentendoci    piccoli, nella mano del Padre, o sentendolo Pastore potremo vederci   agnellini immaturi che Lui tiene sulle spalle, o feconde ma stanche pecore   madri che lui conduce pian piano al riposo.
Potremo sperimentare l’abbraccio   gioioso  del Padre se ci sentiamo figli   peccatori che tornano a Lui, potremo vivere la chiamata a risorgere dalle   nostre ceneri di peccato come Lazzaro, o magari vivere l’esaltante gioia di   accostarci alla Presenza Trasfigurata di Gesù, nel dono di una rivelazione   più intensa.
Solo dopo aver fatto questa   esperienza, dopo aver avuto la certezza della Sua presenza accanto a noi e   delle infinite Grazie di cui ha disseminato la nostra vita avendoci più volte   salvato dalla schiavitù dell’Egitto-peccato, saremo in grado di vivere   gradualmente, e con tutti i nostri limiti, l’OBBEDIENZA.
 
 A questo punto,   fermo restando che tutto in noi sembra andare in senso opposto,  agirà la Grazia invocata nella preghiera   unitamente al nostro rafforzato impegno : “Dal profondo a te grido Signore…se   consideri le colpe Signore, Signore, chi potrà sussistere? (Sal. 130).“…nella colpa sono stato   generato, nel peccato mi ha concepito mia madre. Ma tu vuoi la sincerità del   cuore e nell’intimo mi insegni la sapienza…..Crea in me o Dio un cuore puro”   (è una NUOVA CREAZIONE e spetta solo a Dio, solo Lui, invocato, può ricreare   il nostro cuore) (Sal. 51). Per questo poi in Giovanni   leggiamo che Gesù dice ai Giudei: “Chi è da Dio ascolta le parole di Dio: per   questo voi non le ascoltate, perché non siete da Dio” (Giov. 8,47),   evidenziando che solo chi è IN Dio, chi è consapevole della propria   figliolanza divina, ascolta/obbedisce alle Sue Parole. Ma può esserne   consapevole solo chi ne ha fatto l’esperienza nel cuore di cui abbiamo   parlato. Nel Vangelo l’ascolto del   discepolo è sinonimo di messa in pratica. Tante volte Gesù ha detto “chi   ha orecchi per intendere intenda….”  “Il Signore si è legato a voi e   vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli -siete   infatti il più piccolo di tutti i popoli-, ma perché il Signore VI  AMA…..vi ha fatti uscire con mano potente e   vi ha riscattati liberandovi dalla condizione servile…..riconoscete dunque   che io  il Signore vostro Dio è Dio, il   Dio fedele che mantiene la sua alleanza e benevolenza per mille generazioni,   con coloro che l’amano e osservano i suoi comandamenti” (Deut.7, 7-9).
 
Dio   comanda perché ama. Obbedire significa in fondo riconoscere di avere un   PADRE, fare esperienza di paternità. Anche nella vita ordinaria,   nell’infanzia avere un padre che ci ama e ci protegge implica l’obbedienza,   il seguire le vie che ci indica, per il nostro bene, chi ha più esperienza di   noi ed ha a cuore la nostra incolumità fisica e spirituale. Nell’Antico   Testamento Dio ha  dimostrato di amare   e quindi il suo popolo, pieno di fiducia in Colui che può tutto,  sa che qualunque cosa  Dio possa chiedergli è solo per continuare   a riversare amore su di lui. Solo Colui che CREA un essere  possiede il segreto per farlo vivere nella   sua pienezza, per farlo realizzare pienamente. Le Leggi divine sono le norme   più consone alla natura stessa dell’uomo come era prima della contaminazione   originaria. Sono le sante barriere contro lo straripare dei flutti delle   passioni incontrollate, dei bassi istinti, dei peccati di orgoglio, invidia,   di violenza, in una parola, dell’ egoismo. Questo viene mirabilmente   riassunto nel Comandamento dell’Amore.    Vivere nella Legge è il solo modo per l’uomo di vivere nella Gioia:
 
 “Se osserverete i miei comandamenti rimarrete nel mio amore, come io ho   osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho   detto perché la mia GIOIA sia in voi e la vostra GIOIA sia piena” (Giov. 15,   10-11).
 
Da questo deriva  poi la   “grande promessa” di Gesù: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva,   questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e MI   MANIFESTERO’ A LUI….se uno mi ama osserverà la mia Parola e il Padre mio lo   amerà e NOI verremo a lui e PRENDEREMO DIMORA PRESSO DI LUI.
Chi non mi ama   non osserva la mia parola; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del  Padre che mi ha mandato” (Giov. 14, 21-24).
Dovremo quindi mettere insieme   tre elementi: l’esperienza diretta di Dio, l’ascolto alla luce di questa   esperienza e infine la  Fede.La FEDE, come si legge in S.   Tommaso (che commenta il capitolo 10 della Lettera ai Romani sul non ascolto   dei Giudei),  viene dall’ascolto, ma i   Giudei ci dimostrano che non tutti quelli che ascoltano credono; l’ascolto da   solo non basta, ma è necessario. La Fede unisce due fattori, l’inclinazione   del cuore a credere, che è un dono gratuito della Grazia, e che dobbiamo   sempre implorare da Dio,  e  la conoscenza di ciò in cui si deve   credere, che viene dall’ascolto.
 
Dopo la necessaria messa in   pratica nell’obbedienza, il FRUTTO maggiore e più maturo del vero ascolto,   possibile ad ognuno di noi in virtù dei doni battesimali, è la PROFEZIA. Dalla fedeltà alla Parola, una   volta affinata la capacità di ascolto nel suo senso più pieno, il Signore,   attraverso la Voce dello Spirito, può affidarci una parola profetica per noi,   per il nostro prossimo,  o per il   Popolo di Dio.Talento gratuitamente donato   dalla bontà di Dio, purchè lo si spenda nell’umiltà e nella cornice della   maggiore credibilità di vita possibile.  
Cerchiamo dunque, se l’obbedienza alla   volontà di Dio ci viene ancora troppo difficile,  la via più iniziale, quella al gradino di   partenza: vivere più profondamente l'esperienza del ricevere, percepire,   ascoltare, accogliere, la tenerezza di Dio, in tutte le sue infinite forme,   fino a sentire la Sua carezza nel profumo d'erba che vola nell'aria  di primavera. Cercando di cogliere ogni   bene che ci sfiora come frutto della Sua attenzione per noi. E da qui poter   ripartire. Riponendo la nostra fiducia totale in Lui e non più in noi stessi. 




Daniela