Cos'è la Preghiera del cuore

La Preghiera del cuore

 

 

Puoi approfondire questo tema con questi due video che ho preparato per il nostro Canale: il primo è sulla preghiera del cuore, il secondo descrive come pratichiamo nel gruppo questa preghiera

https://youtu.be/jkqcYMRP6TM

https://youtu.be/BsOKFpEQYcM

 

Si parla molto di preghiera del cuore, facendo riferimento a tradizioni diverse se pur intimamente collegate. Protagonista di questo linguaggio della preghiera non sono le parole (che usiamo nella preghiera vocale o orale) né la mente (che interviene nella preghiera intesa come meditazione, riflessione intellettuale).

Tutto parte dal cuore, inteso come centro dell’anima, punto più intimo di noi stessi, Tempio interiore dove dimora Dio. Nel Vangelo di Giovanni(14, 23) leggiamo la grande promessa di Gesù:

“Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”.

Dunque se come battezzati siamo figli di Dio e dimora dello Spirito Santo, osservando la Parola di Dio l’intera Trinità viene ad abitare stabilmente in noi. Il termine originario indica il “mettere le tende”, espressione tipica del popolo nomade nel momento in cui trova la sua dimora stabile. Pregando con il cuore andiamo a incontrare Dio non in un luogo esterno, in una chiesa o in mezzo alla natura, ma direttamente nella Sua dimora in noi. Lo stesso S. Agostino, dopo aver cercato a lungo Dio, finalmente lo trovava dentro di sé, rammaricandosi di aver perso tanto tempo in ricerche estenuanti. Si prega con il cuore e nel cuore.


Nei laboratori di preghiera di “Marta e Maria” abbiamo riunito in modo originale e adattato per i nostri giorni, tre filoni di preghiera profonda: l’orazione teresiana (cui dedichiamo una Pagina a parte su questo Sito), che è alla base del nostro metodo, gli insegnamenti della Regina della Pace, che da oltre trenta anni ci guida su questa strada, e l’antica tradizione dell’Esicasmo (dalla parola greca hesychìa che significa tranquillità, quiete). Sono stati infine di grande utilità le ispirazioni tratte dagli scritti dei nostri tempi di padre Gasparino e di don Oreste Benzi, di J. Khoury e di C. Rocchetta, e tutti gli altri testi che potrete trovare in questa sezione nella Bibliografia sulla preghiera del cuore.

L’orazione di S. Teresa D’Avila ci fa sperimentare un approccio affettivo alla preghiera, un colloquio pieno di attenzione amorosa alla presenza del Signore in noi. Si inizia a colloquiare con Dio spinti dall’intelletto che comprende l’immensità dell’amore che il Signore nutre per noi, subentra la volontà di ricambiare con tutte le nostre capacità questo amore, si approfondisce sempre di più l’amicizia e la confidenza con l’Ospite divino. Tale orazione può con il tempo, la fedeltà e l’aiuto di Dio, trasformarsi in orazione di quiete, di raccoglimento, quando è più facile isolarsi con Dio e mettere a tacere le “potenze”, intelletto e volontà. Solo per dono divino, e non per capacità dell’orante, si può salire ai gradini successivi, la preghiera contemplativa.

La Madonna di Medjugorje in tantissimi messaggi ha parlato della preghiera del cuore come modo più profondo per incontrare il Signore. A volte indicando con questo termine il Rosario, recitato in modo profondo e contemplativo, a volte riferendosi alla preghiera di apertura del cuore a Dio. Attraverso i messaggi si può ricostruire una vera scuola che gradualmente ci accompagna alle vette più altre dell’intimità con Dio. Nella Pagina “Vivere i messaggi” ne presentiamo diversi tra quelli con i quali Maria porta avanti la Sua scuola del cuore. Per i laboratori di preghiera di “Marta e Maria” ci siamo basati su tanti di questi messaggi, cercando di seguire lo spirito indicato dalla Madre.

La tradizione esicasta, che ha origini antichissime e si ritrova in tanti Padri d’oriente e d’occidente, attraverso diversi metodi, l’uso del respiro, la posizione del corpo, la ripetizione del Nome di Gesù o di altre formule, cerca di giungere al silenzio esterno ed interno per entrare in piena tranquillità al centro di noi stessi, conoscere le profondità del nostro io e lì, nella nuda verità del nostro essere, incontrare Dio dimorante nella parte più intima del nostro spirito. Ci siamo ispirati a questo filone per alcune tecniche che usiamo nei nostri gruppi e per la tensione al raggiungimento della preghiera continua intesa come stile di vita, atteggiamento del cuore. Il “Racconto del Pellegrino russo” risente grandemente della tradizione esicasta e cerca di raggiungere le vette della preghiera incessante, raccomandata da S. Paolo (I Tess. 5,16-18): “Siate sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie; questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.”

Consapevoli che tutto ciò che la Parola di Dio raccomanda è fattibile per l’uomo, sia pure con il soccorso della Grazia, cerchiamo di prolungare il tempo della preghiera quotidiana cercando di vivere ogni azione alla presenza di Dio dimorante nel nostro intimo. Dalla acquisizione della consapevolezza del nostro Ospite deriva una esistenza che si dispiega in ogni azione quotidiana, anche minima, alla presenza di Dio. L’abitudine alla preghiera del cuore tiene costantemente aperte le finestre tra la terra e il Cielo, tra la esistenza e l’eternità. Come l’Eucarestia è “vero cibo e vera bevanda” per l’anima, così la preghiera ne rappresenta il riposo. Come per il corpo nutrimento e riposo sono entrambi indispensabili alla vita, così per la vita dell’anima il Sacramento e la preghiera sono due poli essenziali e indivisibili. Più volte nella Bibbia si parla del riposo di Dio, in senso negativo (“non entreranno nel mio riposo” Sal. 95,11)o più spesso positivo: “Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto. Hai messo più gioia nel mio cuore di quando abbondano vino e frumento. In pace mi corico e subito mi addormento: tu solo, Signore, al sicuro mi fai riposare” (Sal. 4, 7-9); “su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce” (Sal. 23, 2); “venite a me voi tutti che siete affaticati ed oppressi ed io vi ristorerò” (Mt 11, 28). Nella preghiera, nello stare con Lui, si attua quel riposo dell’anima che restituisce nuovo vigore, rafforza le virtù ed i doni dello Spirito Santo.

Come affrontiamo in pratica nella scuola di Marta e Maria la preghiera del cuore?

Gesù dice agli Apostoli stanchi dopo aver viaggiato per evangelizzare:

“venite qui in disparte a riposarvi un po’ “;

non li porta a dormire, ma li raccoglie vicino a sé. Così dice anche a noi, oggi, ci invita ad entrare nel Suo Riposo. A riposare in Lui, ad abbandonarci a Lui rimettendo in Lui ogni preoccupazione, ma anche ogni senso di colpa, di peccato. Egli desidera che nel momento in cui faremo la preghiera del cuore, circa un’ora, pensiamo solo a Lui, ci preoccupiamo solo di guardare Lui che nello stesso tempo ci sta guardando e ci guarisce profondamente. Quando è possibile cerchiamo di fare la preghiera del cuore davanti al Santissimo esposto. Invitiamo i nostri oranti a partecipare subito prima del gruppo alla Santa Messa, per avere il cuore più pronto all’incontro con Dio. Iniziamo quindi la preghiera con il Rosario meditato (v. Pagina “Il Rosario” nella Scuola di preghiera) per calmare gli animi e prepararci a liberare la mente dai pensieri e dalle preoccupazioni. La preghiera del cuore, come cerchiamo di proporla a Marta e Maria, di ispirazione teresiana, è una preghiera di “amorevole presenza”. Non è frutto di sforzo o di particolare santità di chi prega, è dono di Dio, attraverso lo Spirito Santo. Possiamo quindi solo predisporci al meglio per poter accogliere questo Dono. Invitiamo dunque i partecipanti ad assumere una posizione comoda, in modo da poter stare fermi e rilassati per un tempo abbastanza lungo.

E’ tutta la persona che prega, la posizione del corpo, il respiro, il battito cardiaco, il simbolismo delle icone, tutto può servire all’inizio per elevare lo spirito a Dio. Poi potremo farne a meno. Sono solo mezzi e non devono diventare idoli. Già con la respirazione e il rilassamento si potranno sperimentare sensazioni di pace, non bisogna automaticamente attribuirle a consolazioni dello Spirito, punti di arrivo, semmai è da questo punto che inizia la preghiera del cuore, quando il cuore è libero, indiviso, altrimenti staremmo facendo una seduta di yoga o di training autogeno. La PdC come incontro con Dio non porta la pace in senso umano, ma genera la guerra, una lotta costante e mai conclusa dentro e fuori di noi, contro il male. Dice la Scrittura: se vuoi seguire Dio preparati a combattere. La Pace che ci viene donata è quella di un cuore indiviso, in unità tra spirito e corpo, volontà-pensiero-azione, unione tra la volontà di Dio e la nostra.

La PdC, come insegnano da tanti secoli i monaci cristiani d’oriente, porta alla unificazione, all’integrazione, delle tre parti che compongono la nostra interiorità: l’anima (parte vitale animale, istinti, passioni), l’animus (parte razionale, intelletto e volontà, attività della mente) e lo spirito (scintilla divina presente nella parte più profonda di noi stessi, dove può avvenire l’incontro con Dio nella preghiera contemplativa, senza l’ausilio della meditazione razionale).

La PdC è la Preghiera di Gesù: quando i discepoli gli chiesero di insegnare loro a pregare Gesù pregò il Padre Nostro, dimostrando un nuovissimo modo di rapportarsi al Padre, nella fiducia e nella semplicità. Gesù lo chiama Abbà, papino, con sentimento filiale di fiducia e umiltà, figliolanza e sottomissione.

Il culmine della PdC è quel “Padre sia fatta non la mia ma la tua volontà.. nelle tue mani abbandono il mio spirito”. Nella preghiera profonda ci uniamo a Dio, gli apriamo il cuore. Ci affidiamo a Lui e lo sentiamo Padre, scoprendo in questo una grande gioia. Mentre preghiamo la nostra parte spirituale si apre all’azione dello Spirito, i Suoi doni, già presenti, si accrescono.

Anche se non percepiamo forse nulla, la preghiera ci modifica, fa spazio alla presenza di Dio. Santa Teresa D'Avila, massima maestra di preghiera del cuore, ci invita a considerare con i nostri sentimenti umani la corporeità, l'umanità di Gesù, ci invita a meditare gli episodi della vita di Gesù e ad innamorarci di Lui, immaginandolo con gli occhi della Fede realmente, come è, vivo e presente accanto a noi. Non si tratta di fantasia, per chi crede, ma con l’aiuto iniziale della fantasia viviamo ciò che realmente è. Teresa non aveva fantasia per seguire il metodo di meditazione ignaziano, quindi insegnò non a pensare molto ma ad amare molto.

La PdC non dipende dall’intelletto, dai pensieri, è una preghiera di tipo contemplativo. Si inizia a pregare facendo uso dell’intelletto (rifletti sulla grandezza dell’Amore di Dio) e della volontà (di riamarLo), ma poi, appena Dio (solo Lui può farlo) sospende le nostre “potenze” , lasciamo fare tutto a Lui ed entriamo nella preghiera contemplativa, dove Lui parlerà direttamente al cuore, senza passare per la nostra mente o per i sensi. Entreremo in una conoscenza che è Rivelazione, Dono mistico.


Per imparare a fare questo tipo di preghiera, almeno per i primi tempi abituiamo i partecipanti a dividere l’incontro con Dio in tre fasi: 1) Parlo con Dio, ed a questo sicuramente siamo abituati, ma più avremo cercato di mettere a tacere pensieri e preoccupazioni, più riusciremo veramente a parlare con Lui; 2) Ascolto: dovremo imparare ad entrare nel nostro deserto per affinare l’udito; 3) Contemplo: Contemplare significa letteralmente abitare uno spazio divino, starci dentro e conoscerlo intimamente.

Proveremo quindi semplicemente a STARE, senza parlare né ascoltare, in una adorazione piena di stupore del Mistero di Dio che si rivela. Quindi iniziamo a pregare facendo con calma un segno di Croce, rappresentando la nostra dimensione verticale, trascendente, il desiderio innato di Dio in noi, e quella orizzontale, l'Amore di Dio e per Dio che ci apre agli altri, ci fa esseri relazionali. Poi chiediamo perdono a Dio delle mancanze di Amore, perdoniamo nel cuore le persone che ci hanno ferito e imploriamo la Misericordia di Dio su noi e loro(“prima di deporre la tua offerta riconciliati”). Se non riusciamo ancora a perdonare le presentiamo a questo altare e chiediamo al Signore di benedirle. Quindi invochiamo lo Spirito Santo, e poi iniziamo ad entrare in uno stato graduale di rilassamento del fisico, della mente, dei desideri e dei pensieri. Ci aiutiamo con il respiro e con qualche immagine che viene proposta su cui indirizzare l’attenzione. Chiediamo infine l’aiuto a Maria, che accompagna il nostro cuore all’incontro con il Figlio. Iniziamo quindi la fase del parlare con Dio, su un tema di base di volta in volta proposto, normalmente legato al tempo liturgico. Dopo una pausa di silenzio parzialmente accompagnata dal sottofondo di un musica adatta, si passa alla fase dell’ascolto di Dio nel deserto. A volte in questa fase si fa uso di formule da ripetere diverse volte, la preghiera del Nome o altre locuzioni. Segue ancora silenzio e/o musica. Si passa infine alla fase della contemplazione, che è puro dono; si tratta in realtà di mettersi nelle condizioni di poter accogliere un dono, che, se il desiderio è sincero, spesso viene concesso. Dio si dona in modo quasi sensibile e fa fare esperienza di sé, del Suo amore. E’ un rimanere in silenzio accanto a Colui che ti ama e che tu ami, godendo della reciproca vicinanza. E’ il Signore che ci conduce, e ci fa vivere quanto recita il Salmo:

“Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena nella tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra”. (Sal. 16, 11).


Approfondiremo poi meglio il concetto di “Contemplazione” nella Pagina dedicata a questo tema nella Scuola di preghiera del Sito. Dopo l’ultima pausa di silenzio si dà qualche indicazione su come diffondere gli effetti di questo Incontro durante tutta la nostra giornata. Si invitano quindi i partecipanti, in segno di ringraziamento a Dio, a recitare una delle preghiere di abbandono alla Sua volontà (v. Pagina dedicata) e ad esprimere spontanee preghiere di lode. Ogni mese viene proposto un impegno, che tiene unito il gruppo in una comune intenzione di preghiera o impegno pratico. Si conclude quindi con uno dei Salmi della Lode (v. Pagina dei Salmi). Normalmente, terminata la preghiera del cuore si passa alla parte dedicata alla Meditazione. In questo periodo il tema svolto è quello delle Litanie Lauretane (v. Pagina).

E’ difficile, al di là di quanto descritto, definire cosa sia la preghiera del cuore; nel Gruppo facciamo molta più pratica che teoria. Come tutte le esperienze di Dio il linguaggio non può esprimere l’ineffabile…è quindi necessario, per un vero approccio, iniziare a praticare questa preghiera, lasciando fare la maggior parte dell’opera a Colui che per primo ci ha attirato a pregare…all’Autore dell’incontro, allo Sposo dell’anima…


Daniela