S. Teresa e l'Orazione teresiana

 

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S. Teresa d’Avila, (Teresa di Gesù), monaca carmelitana, Dottore della Chiesa, è tra le più grandi mistiche della storia. Con la collaborazione di S. Giovanni della Croce per il ramo maschile, fondò l’Ordine dei Carmelitani Scalzi, arrivando ad istituire ben 17 Monasteri. In lei si attuò pienamente quella fusione tra azione e contemplazione modellata sulla vita di Cristo. A lei ci ispiriamo noi, cristiani laici di oggi, sempre in tensione tra il bisogno di intimità con Dio e la chiamata ai doveri molteplici del nostro stato. S. Teresa ha sperimentato e diffuso un modo di preghiera che può essere perfettamente praticato ai nostri tempi, e che rende possibile perfino quell’invito alla preghiera incessante di S. Paolo nella I lettera ai Tessalonicesi (I Tess. 5, 16-18).
I principi dell’orazione teresiana sono tre, uno la conseguenza evidente dell’altro: essere amici di Dio, dimostrarglielo e dedicargli del tempo.


L’Orazione per Teresa è semplicemente un intimo rapporto di amicizia con Dio, un esercizio progressivo di amore. Un rimanere alla Sua presenza. L’iniziativa è sempre di Dio, perché è Lui che ci ha amati per primo (mentre noi eravamo ancora peccatori, dice S. Paolo, Cristo morì per noi). Dunque è una preghiera di risposta ad un Amore ricevuto. Nella preghiera riconosciamo, accogliamo e ricambiamo questo Amore. Il più delle volte non si va a dare amore, ma a riceverlo. Ricevutolo, diventiamo capaci di amare a nostra volta, perché abbiamo finalmente trovato la sorgente per la nostra sete di amore, per questo riusciremo ad amare l’altro in modo libero e gratuito.


L’orazione mentale non è altro, per me, che un intimo rapporto di amicizia, un frequente trattenimento, da solo a solo, con Colui da cui sappiamo d’essere amati. (Vita 8,5)


Questo è il nucleo di questa preghiera che inizia come Orazione Mentale, un intimo rapporto di amicizia: si parte da un movimento di intelligenza e di volontà. Intelligenza: perché comprendiamo quanto è grande l’Amore di Dio per noi e quanto Lui desideri essere ricambiato. Segue un movimento di volontà: Rispondiamo a questa domanda e Lo amiamo. Questo esige necessariamente dei momenti esclusivi di silenzio e solitudine, momenti programmati con amore e fedeltà, se pur non necessariamente molto lunghi, dovremo concederci all’inizio almeno 15 minuti, se non possiamo di più. Poi vedrai che non ti basteranno. A poco a poco potrai perdere la cognizione del tempo e dello spazio… Ma è importante la perseveranza, la puntualità all’appuntamento quotidiano. Il TUO momento per la Preghiera del Cuore. Puoi farlo come e dove vuoi, non necessariamente con una candela accesa e la Bibbia aperta. Io spesso riesco a ritagliarmi questo spazio solo la notte, quando vado a letto e resto un poco con il Signore. Amore e abitudine come dice Teresa. Non c’è preghiera se non c’è amore. Questa è una regola assoluta. Devi fare il tuo passo fondamentale: deciderti per Dio, metterlo al primo posto.


…nel cominciare il cammino dell’orazione si deve prendere una risoluzione ferma e decisa di non fermarsi mai, né mai abbandonarla. Avvenga quel che vuole avvenire, succeda quel che vuole succedere, mormori chi vuole mormorare, si fatichi quanto bisogna faticare, ma piuttosto di morire a mezza strada, scoraggiati per i molti ostacoli che si presentano, si tenda sempre alla mèta, ne vada il mondo intero. (Cammino di perfezione 21,4)


Se le difficoltà inevitabili ti scoraggiano significa che non hai ancora fatto la scelta, l’opzione fondamentale, per dirla con S. Ignazio. Se hai deciso per Dio, ti deciderai per la preghiera. Se lo ami, vorrai intrattenerti con lui, e la giornata prenderà allora una piega diversa se poggerà su questo appuntamento quotidiano con Dio.
Come ripete Teresa, Dio si dà del tutto a coloro che si danno del tutto a Lui. Più ti svuoti, più Lui ti riempie. Come un vaso… la sua capacità di riempirsi dipende da quanto è vuoto. Pian piano questo stare insieme si fa più profondo, come in ogni rapporto umano, e pervade tutta la giornata, tutta la vita. Se ami qualcuno, sicuramente lo pensi spesso durante il giorno, anche se non è tutto il giorno con te. Porti questa presenza dentro di te. Così anche mentre lavori o sei in cucina o nel traffico hai davanti a te la Sua presenza. Diventa parte di te come un figlio o un marito, una moglie. Questa familiarità, come avviene tra amici o coniugi, rende i due simili tra loro (a me dicono che somiglio a Carlo…). Il contatto frequente con Dio ti trasforma pian piano a Sua Immagine. Siamo fatti per arrivare all’Unione con Dio e la strada è la preghiera. Ma, per poter pervadere tutta la tua giornata, tale preghiera deve trovare un punto fermo nel momento forte quotidiano, dove stai con Lui in modo esclusivo.


Dobbiamo ritirarci in noi stessi, anche in mezzo al nostro lavoro, e ricordarci di tanto in tanto, sia pure di sfuggita, dell’Ospite che abbiamo in noi, persuadendoci che per parlare con Lui non occorre alzare la voce. (Cammino di perfezione 29,5)


Tale orazione può con il tempo, la fedeltà e l’aiuto di Dio, trasformarsi in Orazione di Raccoglimento: diventerai capace di raccoglierti in te stesso alla presenza di Dio. Appena Dio (solo Lui può farlo) sospende le nostre “potenze”, intelletto e volontà, lasciamo fare tutto a Lui ed entriamo nella preghiera contemplativa, dove Lui parlerà direttamente al cuore, senza passare per la nostra mente o per i sensi. Entreremo in una conoscenza che è Rivelazione, Dono mistico.
Possiamo usare inizialmente delle tecniche per raccoglierci, ne parleremo tra poco, ma vedrai che in breve tempo non ne avrai più bisogno, saprai entrare velocemente in te stesso e restarvi con Lui (ma ricorda che solo per grazia si diventa passivi, possiamo solo predisporci ad accogliere meglio l’azione divina).


Dalla fedeltà a questo appuntamento la familiarità con Dio, divenuta profonda ed abituale, si fa presenza costante, si moltiplica e si diffonde in tutta la giornata. Allora avverrà il contrario, sarà Dio stesso che ti cercherà… e sensibilmente lo sentirai arrivare all’improvviso, mentre sei preso nelle tue occupazioni: ti giungerà la percezione forte della Sua presenza, sentirai il calore del suo amore o una forte inspiegabile gioia… se Dio si sente ben accolto avverrà quello che dice Teresa:


… fate il possibile di stargli sempre accanto. Se vi abituerete a tenervelo vicino ed Egli vedrà che lo fate con amore e che cercate ogni mezzo per contentarlo, non solo non vi mancherà mai, ma, come suol dirsi, non ve lo potrete togliere d’attorno. (Cammino di perfezione 26,1)


Una volta sperimentata, nel tuo momento di preghiera quotidiana, questa preghiera di amorevole presenza, ti accorgerai infatti che inizierai a farla in ogni luogo e momento, sarà un restare alla Sua presenza, nella consapevolezza di questo stare insieme e in reciproco amore. Non devi pensare o meditare, ma solo amare. Per questo potrai fare questa preghiera ovunque. Teresa lo dice spesso:

non vi chiedo di concentrarvi tutte su di Lui; formare alti e magnifici concetti ed applicare la mente ad alte e sublimi considerazioni. Vi chiedo solo che Lo guardiate (Cammino di perfezione 26,3).

È uno scambio di sguardi.
Teresa aveva molte difficoltà con la preghiera meditativa, intellettuale e immaginativa ignaziana, che si praticava nei monasteri al suo tempo. Per questo ha scoperto e ci ha indicato la via più semplice, la preghiera di amorevole presenza. Un prestare attenzione a Dio che mi guarda. Incontrare, ricambiare quello sguardo. Lui mi guarda sempre, ma solo pregando con il cuore aperto me ne accorgo veramente.


«Desidero avvertirvi che per inoltrarsi in questo cammino e salire alle mansioni a cui tendiamo, l'essenziale non è già nel molto pensare, ma nel molto amare, per cui le vostre preferenze devono essere soltanto in quelle cose che più eccitano all'amore» (Mans. IV 1,7).


Impariamo quindi che pregare non è pensare a Dio, meditare o ripetere formule, ma restare con Lui nell’amore.
Stando con Lui puoi, di volta in volta, parlargli, o ascoltarlo (vedremo più avanti come sia importante l’Ascolto), o restare in silenzio alla Sua presenza, come due innamorati che spesso non hanno bisogno di parole, parla il loro amore, lo scambio di sguardi. Farai allora non più un monologo ma un vero dialogo. Se parli, devi farlo con libertà e franchezza, con grande confidenza e fiducia, nella Verità, ben sapendo che non puoi ingannare Dio su quello che sei, ma essendo sicuro di essere comunque amato così come sei. Teresa ci invita a considerare con i nostri sentimenti umani la corporeità, l'umanità di Gesù, ci invita a meditare gli episodi della vita di Gesù e ad innamorarci di Lui, immaginandolo con gli occhi della Fede realmente, come è, vivo e presente accanto a noi. O immaginare noi accanto a Gesù in una scena del Vangelo. Non si tratta di fantasia, per chi crede, ma con l’aiuto iniziale della fantasia viviamo ciò che realmente è. Accade come quando siamo con un amico e all’improvviso va via la luce. Non vedo più quella persona ma naturalmente so con totale certezza che lui è lì accanto a me.


Pensate di trovarvi innanzi a Gesù Cristo, conversate con Lui e cercate di innamorarvi di Lui, tenendolo sempre presente. (Vita 12,2)


Puoi decidere di vederlo come Padre, o Fratello, come Spirito d’Amore o come presenza Trinitaria, oppure come lo Sposo dell’Anima. È bello per me vedere la famosa icona di Rublëv della Trinità, con i Tre a tavola, e immaginare accanto a loro il posto vuoto pronto per me. Potrai considerare la presenza divina di volta in volta in modo diverso, secondo il tuo stato d’animo. Importante è vivere un rapporto di amore.
Solo per grazia di Dio può accadere che ci sia concesso di sperimentare qualche volta
i due gradini più alti, l’Orazione di Quiete e l’Orazione di Unione.


Nell’Orazione di Quiete il Signore sospende tutte le attività dei sensi e della memoria, e l’anima è immersa nella presenza di Dio. Pregare diventa facile e il cuore è inondato di gioia. Allora l’orazione si trasforma, diventa una necessità dell’anima, non se ne può più fare a meno e gradualmente viviamo un certo distacco dalle cose mondane, anche buone. Dio è al centro dei pensieri e degli affetti. La gioia più grande della giornata è restare con Lui per quanto si può.
Tecnicamente possiamo definire questa preghiera un raccoglimento attivo con interruzione dell’attività dei sensi: ti immergi nella presenza di Dio interrompendo l’attività dei sensi e della mente, perdendo la concezione del tempo e dello spazio, ma restando attivo nel sentimento di amore e nella volontà di amare. L’intelletto rimane sveglio ma sospeso in contemplazione. Solo il cuore resta “acceso”. Teresa definisce questa preghiera teologia mistica (oggi contemplazione infusa). Naturalmente tutto questo è esclusivamente opera di Dio. Noi cerchiamo di raccoglierci alla Sua presenza con la volontà di amarlo, poi quando Dio vorrà potremo sperimentare la fase successiva.


L’Orazione di Unione è ancora più rara e difficile da descrivere. L’anima è tutta presa da Dio e perde la consapevolezza del tempo e del luogo. Non ci sono parole, né immagini interiori, è un restare sospesi in un luogo che non è più terra ma non è ancora Cielo. Si può restare anche a lungo in questo stato senza accorgersi del tempo che scorre. Dopo queste ultime due forme di orazione l’anima resta piena di pace e custodisce a lungo lo stupore per il Dono che ha ricevuto.
Complessivamente, sia nei primi che negli ultimi gradini, questa via mistica di orazione ci dona una conoscenza di Dio per via non di intelletto ma di amore. Alla volontà di amare e all’ intelligenza che comprende l’Amore di Dio e decide di riamarlo, si unisce la Grazia: non dipende dai tuoi sforzi il fatto che Dio si faccia presente e tu possa farne esperienza. Dio spesso non ci concede questo dono, perché per la salute della nostra anima in quel momento è più opportuno esercitare la perseveranza o vivere una aridità. In questo caso non faremo questa esperienza forte, ma sapremo per fede che abbiamo incontrato Dio. Cresceranno comunque in noi le Virtù ed i Frutti dello Spirito Santo. Anche se non succede nulla che possa soddisfare il nostro “gusto spirituale”, le consolazioni, il sentimento. A volte anzi ricevere troppe consolazioni ci può danneggiare, potremmo iniziare a cercare Dio solo per gusto spirituale e per sentimentalismo. Pregare cercando i suoi doni e non Lui.
Invece lo scopo della preghiera è avere un cuore aperto a Dio per comprendere la Sua volontà su di noi e per compierla al meglio. Pregare così ci porterà col tempo ad essere meno centrati su noi stessi e più amorevoli verso gli altri.


Fare esperienza di Dio non dipende dal tuo cammino e dalla tua purezza, spesso i principianti fanno esperienza di Dio, e chi pratica da tanti anni magari resta in aridità o fa tanta fatica. Noi ci prepariamo con qualche piccola tecnica, ci predisponiamo a riceverLo. Ma poi è Lui che guida la preghiera, che ti prende per mano. Se le acque della grazia arriveranno a piccole gocce o come fiume abbondante dipende solo da Dio. Solo Lui potrà, se lo vuole, sospendere le nostre potenze e sollevarci alla contemplazione, all’estasi dell’orazione di unione.
Ricorda che non ci sono tappe da raggiungere né pagelle, perché si tratta di un rapporto di amicizia. La preghiera che persevera anche nelle aridità è quella più gradita a Dio. È preghiera gratuita, un dono che facciamo noi a Dio.

 

Le difficoltà iniziali: incoerenza e distrazioni

 

Certamente ci saranno delle difficoltà, specialmente all’inizio, che renderanno difficile la nostra perseveranza. Ne parla la stessa Teresa. La più sottile e pericolosa è il senso di incoerenza. Se inizi a stare in stretto contatto con Lui, ti accorgi ben presto che devi cambiare alcune cose della tua vita, devi lasciare degli attaccamenti incompatibili con questa amicizia.
L’amicizia diventa obbedienza d’amore.
Questo è il frutto più importante dell’orazione, e il segno che hai veramente pregato e fatto esperienza di Dio. Come dice Teresa, più stai vicino alla luce, meglio vedi la polvere e il pulviscolo dell’anima. Amare è fare ciò che fa felice l’Altro, è dimostrare con i fatti l’Amore. Allora inizi a sentirti ipocrita, vedendo come sei, e ti sembra di tradire il tuo Amico. Ti ricordi quando, all’inizio di queste pagine, dicevo che l’ascesi, la purificazione del cuore, non può precedere l’esperienza di Dio, ma ne è la conseguenza? Ora lo comprendi meglio. Adesso potrai metter mano alla zizzania che convive con il grano buono, lo farai solo per amore di Dio e riuscirai a strapparne le radici solo se farai questa opera insieme a Lui, restando docile alle potature che vorrà fare in te. Da questi sentimenti di incoerenza può nascere la tentazione, con la buona scusa del sentirsi ipocriti, di lasciare questo tipo di preghiera. È l’errore più grande che si rimprovererà Teresa per tutta la vita (che per un periodo lasciò questa preghiera): se abbandoni la preghiera aspettando di essere più degno di questa orazione di amicizia, invece di migliorare, lontano da Lui non potrai che peggiorare, non avendo alcuna difesa dagli attacchi del maligno. È una tentazione subdola. Se invece, nonostante la tua sicura indegnità, persevererai, sarà questa amicizia stessa che ti trasformerà a Sua Immagine. La preghiera è la porta con cui Dio ti dona la Grazia. Lui ti ama come sei ora. Poi, se glielo permetti, è Lui che ti trasforma e ti dona le virtù che dovrai coltivare. Se cadi spesso in un peccato, pentiti e rialzati, anche 100 volte, ma non lasciare mai la preghiera con il cuore.
La seconda difficoltà è rappresentata dalle distrazioni e dalle aridità. Tutti i santi le hanno dovute combattere, anche Teresa, ma seguiremo le sue strategie per vincere anche noi. Sappiamo che il lavoro della mente è saltare qua e là, gli orientali la paragonano alla scimmia, Teresa ad una mosca fastidiosa. Ecco uno schema, ognuno troverà quello più adatto, per contrastare i voli della mente:

- Vedi il pensiero che arriva, ne prendi mentalmente nota per ritornarci dopo la preghiera, lo allontani dolcemente restando nella pace, senza ansia. È importante non innervosirsi con sé stessi, ma guardare i voli della mente con indulgenza, senza mai entrare in contrasto con i pensieri. Faremmo il loro gioco. Dobbiamo accoglierli e poi allontanarli. Pensa di alzare una mano per cacciarli via, come mosche. Fai un movimento con la volontà con cui ti dissoci da quel pensiero che ti disturba.

 

- Accogli quel pensiero e portalo nella tua orazione. Se è una persona o una preoccupazione o una tentazione, qualunque pensiero sia trasformalo in preghiera.

 

- Parola di Dio: Se ti senti molto distratto o arido inizia la preghiera leggendo un passo di Vangelo o un Salmo e inizia a riflettere sul brano e a discorrere con Dio partendo da lì. Ti aiuterà a tener ferma la mente. Appena torni a sentire la presenza di Dio e il desiderio di incontrarlo, torna all’Orazione di Raccoglimento e lascia che sia lui stesso a guidare la tua preghiera.


- Icona o immagine: nelle distrazioni concentra il tuo sguardo e il pensiero su una immagine che ti ispira a pregare. Ti aiuterà a sentire Dio e a rappresentarlo fisicamente presente davanti a te, e ti verrà più facile iniziare a parlargli.

 

- Orazione vocale: per non distrarti prega giaculatorie o preghiere brevi, ripetendole a bassa voce molto lentamente, rivolgendoti direttamente con la mente e il cuore a Dio, presente accanto a te, con il desiderio di incontrarlo ed amarlo. Puoi ripetere Abbà, Maranathà, Gloria al Padre… Non perché vogliamo pregare oralmente, ma perché fermandoci con il pensiero su una parola vogliamo non pensare a tutte le altre parole possibili. Appena torni ad incontrarLo lascia questi strumenti e rientra nell’Orazione di Raccoglimento.

 

A poco a poco, procedendo nel rapporto di amicizia con Dio, le distrazioni diminuiranno notevolmente, perché crescerà l’amore. Come è difficile che due innamorati pensino ad altro mentre si abbracciano o si guardano negli occhi, così crescendo nell’amore ti sarà più facile restare immerso con tutto te stesso nella presenza di Dio.

 

 

Daniela