Pregare con il cuore significa amare

Pregare con il cuore significa amare

 



Ci sono tante cose che si possono dire sulla Preghiera del cuore, ma una sola le riassume tutte: pregare (direi che vale per ogni tipo di preghiera, tanto più in questo) significa amare. Il senso etimologico originario, dal latino prece, prex, e con radici comuni nelle lingue slave e nel sanscrito, significa chiedere. Dunque è un rapporto a due. La Preghiera del Cuore ci fa entrare in un rapporto sotto il segno dell'amore. E' incontro d'amore. E' riposo nelle braccia dell'amato, ristoro, conforto. Ma poi, proprio perché di amore si parla, è entrare nel cuore dell'altro, desiderare ciò che Lui desidera, guardare insieme nella stessa direzione, essere un solo cuore e una sola volontà. Spesso preghiamo perché Lui si pieghi a fare la nostra volontà, ma amare è entrare nell'intimo dell'altro ed essere uno nell'amare e nel volere. E' farLo felice, diventare la Sua consolazione, la Sua gioia, essere il Suo compiacimento. Molte volte crediamo di pregare ma il nostro rapporto è tra noi e il nulla, non ci curiamo di vedere cosa o Chi incontriamo, si prega come se si avesse un muro davanti o uno specchio che riflette narcisisticamente se stessi. Si fa di Dio la proiezione della nostra idea su Dio. Si timbra il “cartellino” del dovere quotidiano di pregare, recitando formule e parole, mentre la mente ma soprattutto il cuore sono lontani.  

Le braccia di Dio restano desolatamente vuote. Stringono un corpo morto, privo di vita, assente. Il suo ardente bisogno di amore resta insoddisfatto, continua a chiederci “dammi da bere”, continua a gridare “ho sete”. La vera preghiera si sviluppa nell'amore. Ogni muro va abbattuto se vogliamo incontrare veramente Dio. Il centro dell'incontro è il cuore. Arrivare al momento contemplativo è fare l'amore con Dio, così come accade quando riceviamo il Sacramento Eucaristico. Questo forse sembra forte o provocatorio, ma vivendolo scopriamo che questa è la verità. Naturalmente non posso spiegarlo, ma ne farete esperienza. Pregherete con il batticuore, forse a quel punto i nostri tempi vi sembreranno troppo brevi.


Quando iniziamo questa preghiera con un segno lento di Croce, rappresentando la dimensione verticale e quella orizzontale, dovremmo considerare che nella Croce c'è un punto centrale dove queste due direttrici si incontrano: il punto del Cuore. Al centro della Croce troviamo il Cuore di Gesù da cui nascono la Chiesa e tutti i Sacramenti. Se ogni mattina facciamo il segno di Croce e così ogni sera, sappiamo che questo segno è impresso su di noi, abbraccia la nostra giornata, la nostra esistenza, da questa Croce siamo rinati a vita nuova e verso questa Croce siamo in cammino per la rifusione finale in essa, e attraverso essa in Dio. Questo amore orizzontale verso i nostri prossimi e quello verticale che ci riporta a Dio devono camminare insieme. Se vogliamo essere innestati in Cristo, che ci ripete ancora oggi “rimanete nel mio amore”, non possiamo mai dividere le due dimensioni dell'amore. Tutto l'amore che possiamo vivere sulla terra, per il coniuge, i genitori, i figli, i fratelli e gli amici, deve trarre origine da questo cuore. Questa è l'unica origine dell'amore, la sola Sorgente, quell'amore che si identifica con l'identità di Dio stesso.


Se Dio è Amore, in ogni legame di amore Dio è strettamente incastonato, fuso insieme indissolubilmente. Allora oggi se viviamo nella disperazione per la morte di una persona cara, se viviamo nell'odio verso il marito o la moglie che ci ha lasciato soli, se in ogni abbandono, e l'esistenza ne è piena, lo sappiamo tutti, restiamo abbattuti nella depressione o inariditi per anni dall'odio, vuol dire che tutta la nostra coniugalità è stata costruita soltanto sull'affettività umana, sul sentimento. Se in ogni rapporto d'amore, di ogni tipo, avessimo costruito intrecciando e fondendo le nostre storie con l'amore divino, a dispetto di ogni abbandono la nostra coniugalità resterebbe ogni volta in piedi, in tutta la sua pienezza, pur nella caducità del suo lato umano. Ogni rapporto umano basato sull'amore di ogni genere, deve fondarsi in Dio, deve avere la radice non nel nostro cuore ma in quello di Dio. E allora la luce dell'amore che ci riempie in ogni rapporto affettivo non smetterà mai di illuminare noi e gli altri, i semi di amore che lo Spirito semina nel nostro spirito potranno comunque portare freschi germogli per confortare il mondo.


Se conserviamo in ogni condizione l'amore seminato in noi saremo, come leggiamo nel Vangelo, e come chiede Maria, stelle e luci per illuminare il mondo. Mai come oggi il mondo ha bisogno di noi, di luce! Una grande notte sta scendendo sul mondo, un buio gelido sta avvolgendo perfino il Santo Padre, segno di Dio sulla terra, isolandolo sempre più. C'è bisogno di amarlo nella preghiera costante! C'è bisogno urgente di essere luce. Non c'è bisogno di parlare di questo, ma di portare amore al mondo, fiducia, sorriso ed abbraccio, gioia, serenità di sguardo, consolazione senza giudizio, accoglienza anche nell'errore evidente, accompagnamento, maternità e paternità spirituale, intercessione e offerta , ascolto…


Non preoccupiamoci di come avverrà questo, conoscendo i nostri limiti. Non sarà contemplando le nostre ragnatele, spaccandole in quattro e restandoci ben bene appiccicati che faremo questo…ma piegando le ginocchia, aprendo le braccia e pregando col sorriso davanti al Tabernacolo potremo chiedere a Dio di far cadere ogni nostra resistenza, potremo finalmente lasciarlo libero di entrare come in casa sua, di riparare, buttare, ricostruire, lavorare la creta come il vasaio, ridisegnare i nostri profili, lasciarlo libero di mangiarci completamente per poterci trovare nel suo cuore e poter essere, come pregava S. Elisabetta della Trinità, una aggiunta d'amore alla sua incarnazione, una ulteriore esistenza per il Verbo di Dio libero di agire in noi, per poter guardare con il suo sguardo (“guardatolo lo amò”), toccare con le sue mani che guariscono, amare con il suo cuore di misericordia.

Daniela